I due sensi dell internazionalizzazione

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I due sensi della internazionalizzazione

Le imprese italiane e quelle extraeuropee devono costruire ponti economici, basati sugli scambi commerciali, se vogliono aprirsi alle possibilità offerte dai mercati non tradizionali. Un esempio è l’incontro avvenuto a Firenze da parte di una delegazione diplomatica e di imprenditori giapponesi

Il valore di una simile apertura viene confermato dalle cifre, in questo caso riguardanti gli scambi commerciali con il Giappone: 270 milioni di euro per l’export e 108 milioni di euro per l’import solo per quanto riguarda la città di Firenze; si parla invece di miliardi di euro se si conteggia anche il resto d’Italia.

 

È stata la città di Firenze il luogo prescelto per la convention annuale della CCIGI (Camera di Commercio e Industria Giapponese in Italia) tenutasi il 14 e il 15 novembre. Una delegazione composta da 25 diplomatici, manager e imprenditori giapponesi ha incontrato i rappresentati delle istituzioni e dell’imprenditoria locali in vista di un rafforzamento degli scambi commerciali. Fra di loro, il presidente della CCIGI, Takeshi Yamanaka, il ministro dell’Ambasciata del Giappone, Hideo Fukushima, e il console generale del Giappone a Milano, Kyoko Koga.
La delegazione, seguita da Metropoli (l’azienda speciale della Camera di Commercio di Firenze) insieme a Invitalia (l’agenzia governativa per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa) comprendeva i rappresentanti delle principali società giapponesi, come Banca di Tokyo, Banca Mizuho, Mitsubishi, Suzuki, Mitsui, IHI, Alcantara, Marubeni, Sitrade, Nippom Express, Senju, Studio Ito, Hankyu Hanshin e Yanmar. Tutte aziende intenzionate ad avviare joint venture con imprese toscane o ad implementare gli scambi commerciali con esse. 

Ma non solo Firenze e la Toscana sono interessate ai rapporti commerciali col Giappone. Tutte le aziende italiane possono essere potenzialmente coinvolte, soprattutto in vista di Expo 2015, l’esposizione universale che si terrà in Italia, a Milano. A dirlo è lo stesso presidente della Camera di Commercio di Firenze, Vasco Galgani: “la CCIGI rappresenta un punto di riferimento importante per quegli imprenditori interessati all’interscambio economico tra l’Italia e il Giappone. I fiorentini hanno aperto la propria città al Giappone da decenni, prima per turismo, poi anche per business. Il gemellaggio di Firenze con Kyoto ne è un fulgido esempio, fatto di relazioni culturali e commerciali. Ha alle spalle una lunga tradizione, tanto che nel 2015 compirà 50 anni. Una data che, insieme al Comune di Firenze, e con la collaborazione delle istituzioni e delle imprese giapponesi, abbiamo tutta l’intenzione di onorare. L’obiettivo è quello di consolidare questo ponte ideale anche approfittando di un’occasione unica: EXPO 2015, a cui il Giappone ha generosamente aderito”.

I rapporti tra Italia e Giappone sono sempre più stretti, a dimostrarlo le migliaia di giovani che seguono la cultura giapponese e acquistano i loro prodotti, sognando di andare a lavorare o a vivere nell’Impero del Sol Levante. Tante in effetti le opportunità di lavoro, a partire da quelle che i giapponesi offrono agli italiani proprio qui, nella loro terra natia. Basti pensare che in Italia sono 328 le imprese italiane partecipate da società giapponesi, che generano 33mila occupati e un fatturato di 19 miliardi di euro.

Toscana chiama Giappone

L’export complessivo che parte dalla provincia di Firenze e arriva in Giappone ha raggiunto un fatturato di 270 milioni, settimo mercato a livello mondiale. Ma anche l’import è particolarmente attivo, essendo a quota 108 milioni di euro.
Ad interessare i giapponesi sono alcuni settori particolari: moda, abbigliamento e pelle, tanto che Firenze esporta in Giappone il 5% della pelletteria di tutto il mondo.

Per quanto riguarda gli investimenti verso il Giappone, la Toscana ha accolto negli ultimi anni diversi progetti che portano la cifra complessiva delle imprese giapponesi presenti nella regione a 18, con circa 550 dipendenti, per un fatturato totale di circa 215 milioni di Euro (2012).
Questi progetti sono stati realizzati anche grazie al supporto dell’ufficio di Inward Investment di Invitalia e della Regione Toscana – Ufficio attrazione investimenti.
Giuseppe Arcucci, direttore dell’area Inward Investment di Invitalia, ha dichiarato: “questa è la dimostrazione che le attività sinergiche portate avanti congiuntamente a livello nazionale dal nostro ufficio e, a livello locale, dalle regioni, possono essere decisive nella concretizzazione di casi di successo come quelli registrati qui in Toscana da cui è possibile trarre ulteriori e importanti opportunità di sviluppo e di occupazione per le aziende del territorio”.