Industria della moda in Piemonte

moda-in-piemonte

Industria della moda in Piemonte

Moda “made in Piemonte”: resiste chi fa export

Scende il fatturato ma aumentano le esportazioni, quasi la metà del valore del comparto. Tengono meglio le grandi aziende e il settore del lusso. Europa, Stati Uniti, Giappone e Cina i mercati più recettivi

Lo scorso mese di luglio, Bernard Arnault, l’uomo più ricco di Francia, testimone di nozze di Nicolas Sarkozy e proprietario del gruppo del lusso Luis Vuitton, è arrivato a Quarona Sesia, comune di 4mila abitanti in provincia di Vercelli, e ha acquisito la maggioranza di Loro Piana, prestigiosa aziende italiana per la lavorazione del cashmere e delle lane pregiate. Cifra sborsata dal Paperone francese: 2 miliardi di euro. Di recente anche Hermes ha fatto shopping in Piemonte comprando una piccola conceria di pelle di coccodrillo vicino a Cuneo. Sono solo due esempi, tra i più recenti, di eccellenze storiche della moda piemontese finite nelle mani di acquirenti stranieri più astuti e lungimiranti. In effetti il comparto della moda resiste alla crisi conservando un fortissimo potenziale e un enorme appeal all’estero

Lo dicono a chiare lettere i dati raccolti dalla società di ricerca Step e dal Centro Studi CSS-EBLA che disegnano un quadro piuttosto preciso del comparto della moda in Piemonte. Qui le aziende del settore sono 4.866, per un totale di 40mila addetti. All’interno della regione, emerge su tutti il distretto di Biella che per numero di occupati si colloca al terzo posto in Italia, dopo Prato e Busto Arsizio.  

rapporto-moda-piemonteMa qual è lo stato di salute del comparto? Nel 2012 complessivamente il fatturato è diminuito dell’1,4% . Una media, però, capace di fotografare la realtà solo in parte. Mentre infatti le aziende più piccole perdono profitti, quelle grandi crescono. A fare la differenza è l’export. “Aumentano il proprio fatturato le realtà capaci di puntare sui mercati esteri” spiega Filippo Chiesa, project manager di Step. “In questo sono facilitate le aziende di grandi dimensioni e quelle che producono merci di alta gamma o di lusso”. Vince, insomma, chi è abbastanza forte da portare il proprio prodotto fuori dai confini  nostrani e chi sa puntare sulla qualità e la suggestione che lo stile italiano esercita nel mondo. Non a caso il dato sulle esportazioni  del 2012 è preceduto da un bel segno positivo: più 2,4 per cento rispetto all’anno precedente. Non solo. Quasi la metà del valore complessivo del comparto – 6,8 miliardi di euro – è frutto di export.

La moda “made in Piemonte” finisce soprattutto sui mercati di Europa, Stati Uniti, Giappone e – udite udite – Cina, il più importante esportatore di abbigliamento al mondo. Secondo Chiesa, inoltre,  “il settore ha una forte elasticità di ripresa. Il che vuol dire che migliora i suoi risultati non appena migliorano i dati economici generali”.

E c’è un altro fenomeno piuttosto singolare nato dal fascino dell’italian style e dalla concentrazione, soprattutto nel distretto di Biella, di decine e decine di spacci aziendali di moda: il tour degli outlet. I turisti, soprattutto stranieri, che visitano il Piemonte spesso includono nel loro pacchetto vacanze una giornata dedicata allo shopping rigorosamente scontato e di marca. Nato qualche anno fa come trend marginale, l’andar per outlet è diventato ormai a una voce importante del turismo locale.

Egilde Verì