Stalking, femminicidio e violenza di genere

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Stalking, femminicidio e violenza di genere

All’indomani della conversione in Legge del Decreto Legge sul femminicidio, il 19 novembre, a Roma, si è discusso questo tema, nella Sala delle Colonne della Camera dei Deputati, con un folto numero di esponenti sociali e parlamentari.

Si è trattato del primo convegno internazionale sullo stalking, il femminicidio e la violenza di genere, il cui titolo ha voluto richiamare l’antica dea romana del Mattino, “Mater Matuta”, protettrice della nascita degli uomini e delle cose, rappresentata simbolicamente da una donna-madre che tiene tra le braccia un neonato.

 

L’associazione Onlus “Honouring The Women”, presieduta dalla dott.ssa Alma Laias, ha proposto e promosso l’evento per sensibilizzare ulteriormente l’opinione pubblica e diffondere la cultura del rispetto delle donne in ogni contesto sociale, in Italia e nel mondo.

“Bisogna guardare alla Mater Matuta, simbolo forte, di pace, di patto intergenerazionale che si stabilisce fra una donna e un figlio” ha commentato l’on. Paola Binetti, parlamentare e neuropsichiatra. “La donna, tra i 50 e i 60 anni, si prende cura contestualmente dei figli e dei genitori: da questo punto di vista è lo snodo fondamentale del patto intergenerazionale”.
Purtroppo esiste ancora forte disparità tra il sesso maschile e quello femminile e il ruolo della donna è tuttora vittima di un background culturale che la vede succube all’uomo. Un articolo della Convenzione di Istanbul dice infatti che gli stereotipi di genere (ovvero l’essere bloccati in una figura classica del maschile e del femminile) sono all’origine di una disparità intesa come discriminazione.

Uno dei problemi portati alla luce è stato quello della considerazione che le donne hanno di se stesse. “Dovremmo riscoprire nuove istanze di solidarietà al femminile, che si declina in tanti modi. Le donne non votano le donne; non si fidano delle donne; se devono scegliere un medico preferiscono un uomo; se devono scegliere un avvocato preferiscono un uomo…” ha spiegato l’on. Binetti. “È necessario instaurare una relazione di fiducia tra le donne. Non siamo ancora riuscite a fare il salto nel positivo: rilanciare una collaborazione per renderci onore, riconoscendoci le competenze specifiche. Dobbiamo avere un atteggiamento pubblico, esplicito, di stima nei confronti del femminile, che gli conferisca forza strutturale, unità. La nostra battaglia è riconoscere al nostro lavoro, compreso quello domestico, la dignità, lo spessore”.
Se la donna, per prima, non riconosce il suo valore, anche questo, indirettamente, porta alla violenza su di lei. “Le donne devono cambiare l’habitat in cui vivono” ha spiegato Bianca Pomeranzi (ONU – Comitato per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne – CEDAW); “non dimentichiamoci che la vita politica e il collettivo hanno una struttura patriarcale. E la disistima delle donne nasce proprio da qui. Il Comitato CEDAW impegna nel dialogo gli Stati per migliorare la vita del genere umano e creare uguaglianza, che va intesa non come omologazione ma come equivalenza ovvero uguaglianza nella differenza. Argomento, questo, su cui si fonda la Convenzione. La CEDAW -ha continuato la Pomeranzi- ha fatto raccomandazioni molto severe all’Italia, sul piano dell’informazione, nei casi di violenza sessuale e sul piano dell’integrazione culturale, ma anche su modelli stereotipati”.
E al di là della legge, le istituzioni, da sole, non possono farcela: “La responsabilità” ha aggiunto Bianca Pomeranzi “è anche delle scuole, della pubblica sicurezza, delle famiglie, degli organi di comunicazione di massa, di tutta la società civile”.

irene-pivettiAnche Irene Pivetti, presente al convegno, ha ribadito la responsabilità delle madri nell’educazione dei propri figli, soprattutto delle bambine, nel costruire l’autostima, “la cui manifestazione sociale” ha detto “è la leadership, tema, questo, che riguarda ogni donna e che si manifesta, in primis, in casa, nella famiglia, anche semplicemente in un rapporto a due, tutte le volte che si ha una relazione interpersonale. Il problema delle donne è che quando si trovano con gli uomini rinunciano alla leadership: diventano inutilmente servili, a causa della distrazione, ovvero dell’amore per l’uomo”.

Testimonianza forte di violenza sulle donne è stata quella di Filomena di Gennaro, costretta su una sedia a rotelle per tutta la vita dal suo ex fidanzato. Mamma, ora moglie felice, ha perso l’uso delle gambe dal 13 gennaio 2006, quando l’ex fidanzato ha tentato di ucciderla sparandole addosso con una pistola. Uno dei proiettili le bucò i polmoni e lesionò il midollo. Filomena ha denunciato apertamente lo scarso interesse delle istituzioni nei confronti delle vittime come lei: “al mio ex fidanzato sono stati dati 11 anni e 4 mesi di carcere e, una volta uscito, dovrò vivere nella paura che quest’uomo si ripresenterà alla mia porta e, soprattutto, non ho più l’uso delle gambe. Come può essere educato un adulto e cosa fa lo Stato per proteggere persone come me?” ha domandato.
L’on. Paola Balducci (Vice Presidente Corte dei Conti) ha parlato a tal proposito di “lacune formative da coprire, come quella del giudizio abbreviato nel tentativo di omicidio. Bisognerebbe evitare con mini riforme che per una tipologia di reato – tipo stalking e violenza – non si acceda a riti premiali; inoltre lo Stato dovrebbe farsi carico delle spese legali per le vittime, così come dovrebbe occuparsi del loro lavoro”.

La giornata, che si è articolata in due momenti fondanti di analisi e dibattito, ha visto la partecipazione di molti relatori, tra cui anche uomini come: Gerardo Greco (imprenditore sociale e presidente Yopo), Nicola Piepoli (Presidente Istituto Piepoli), Pierpaolo Vargiu (Presidente Commissione Affari Sociali Camera), come dimostrazione del fatto che il tema del femminicidio, dello stalking e della violenza non può essere affrontato solo da e tra donne. In particolare, si devono promuovere e sostenere misure interdisciplinari di prevenzione e solidarietà, per far sì che si arrivi ad una visione paritaria dei rapporti tra genere.

Daniela Auciello