Agricoltura sociale in Toscana

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Agricoltura sociale in Toscana

“I soldi per continuare ci saranno” ha dichiarato l’assessore all’agricoltura Gianni Salvadori rispondendo alle attese della platea del convegno sui risultati del primo anno del progetto di agricoltura sociale finanziato dalla Regione finora con 2 milioni di euro

Arriveranno altri soldi dunque per far continuare il progetto pilota in Toscana (fra le prime in Europa) che sta dando lavoro a 362 persone con disabilità (soprattutto psichica). Il lavoro nei campi e a contatto con gli animali ha permesso a molte di queste persone di ridurre l’uso dei farmaci e in alcuni casi di smettere di prenderli.

 

Si recuperano terreni marginali o del tutto abbandonati, si lavora a contatto con la natura, si guadagna facendo un lavoro etico e gratificante e al contempo ci si cura. Il progetto pilota, a un anno dal suo avvio, sta dando risultati più che soddisfacenti. Questo è quanto emerso durante il convegno svoltosi all’Istituto degli Innocenti di Firenze il 9 dicembre, occasione per fare un bilancio di questa prima esperienza e condividere le testimonianze di imprese, enti e associazioni che vi hanno partecipato. Si tratta di imprese, enti e associazioni dislocate in tutta la Toscana, in rappresentanza dei quali sono intervenuti vari esponenti. Ad ascoltarli, i parlamentari Manuela Granaiola (Commissione Igiene e sanità del Senato) e Luca Sani (Commissione Agricoltura della Camera), Luigi Martignetti segreteraio generale rete europea REVES, Massimo Toschi, consigliere della Regione per i diritti dei disabili.

donna-agricolturaIl progetto è stato finanziato con i fondi regionali ma l’assessore Salvadori ha informato la platea che c’è la possibilità di un ulteriore intervento finanziario da effettuarsi grazie ai fondi comunitari FSE e FEASR (entrambi fondi strutturali europei destinati al settore agricolo). In particolare, l’assessore ha tenuto a sottolineare che i fondi ci saranno in ogni caso perché l’agricoltura sociale è un’attività economica al pari se non migliore di altre e non va confusa con l’assistenzialismo né etichettata di “buonismo”, poiché deve garantire reddito per le imprese e per chi ci lavora. Rispetto al passato cambia però l’ottica, che non sarà più di tipo verticale, ma sarà orizzontale: “l’essere umano non è fatto per la verticalità, e noi vogliamo dare risposte all’essere umano in tutta la sua dimensione umana. Per questo gli agricoltori si sono fatti carico di queste questioni, che attraverso l’agricoltura possono avere una risposta”.

Per quanto riguarda le prospettive future dell’agricoltura sociale, Salvadori ha parlato di interventi di “innovazione sociale”, ovvero “interventi che possono permettere il presidio umano in tanti piccoli borghi montani che rischiano di morire, dove non ci sono servizi nè per gli anziani nè per i bambini, dove è difficile vivere per una famiglia di giovani”.

L’assessore ha anche ribadito la valenza multifunzionale dell’agricoltura, anche come presidio per il paesaggio e contro il dissesto idrogeologico e ha concluso il suo intervento  ricordando il senso civico per cui è nota la Toscana e spiegando:  “noi non facciamo un’operazione di piccolo cabotaggio, ma di grande politica, facciamo vivere la Costituzione, che altrimenti rimane un pezzo di carta, ci presentiamo al mondo come esempio di economia civile, che fa reddito, ma che è capace anche di far ricadere sul territorio i benefici di questo reddito”.