Allarme credito per artigiani

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Allarme credito per artigiani

Banche e Confidi: la collaborazione vacilla. I dati destano l’allarme. A Roma un confronto tra Federascomfidi, Asscooperfidi, Federconfidi, Intesa San Paolo, Unicredit, Monte dei Paschi di Siena, Federcasse

La filiera della garanzia in Italia è a rischio. Secondo Fabio Petri, Presidente di Fedart Fidi che ha organizzato la Convention del 29 novembre, “bisogna ritrovare le premesse per rifondare la collaborazione tra banche e Confidi”.

Le Piccole e Medie Imprese, soprattutto se artigianali, continuano ad avere difficoltà di accesso al credito. Nonostante le indicazioni governative, le banche tengono ben stretti i cordoni della borsa non permettendo alle imprese di sopravvivere a questo difficile momento storico. A farne le spese sono soprattutto le micro imprese, quelle che non hanno sufficienti garanzie. Si tratta di imprese che avrebbero possibilità concrete di sviluppo ma sono sprovviste di denaro contante per gli investimenti. A queste si rivolge l’istituto dei Confidi, che garantisce per loro. Ma la situazione oggigiorno ha raggiunto un punto critico dovuto a diversi fattori: si concedono crediti a breve termine mentre prima era l’opposto, si sono ridotti i finanziamenti erogati dalle banche, si è ridotta la possibilità per Confidi di affrontare nuove garanzie, è salito il tasso di sofferenza (il rapporto tra i finanziamenti totali e quelli a rischio): nel 2011 era del 6,3% mentre tra il 31 dicembre del 2012 e il 30 giugno del 2013 era già schizzato al 9% (il tasso di sofferenza ufficiale è comunque ancora più alto, pari al 12,9%). E i Confidi non ce la fanno più.

I numeri, per niente positivi, sullo stato di accesso al credito di artigiani e PMI sono stati divulgati durante la XVII Convention annuale di Fedart Fidi (Federazione Nazionale Unitaria dei Confidi dell’Artigianato), che associa oltre 700.000 imprese.
La crisi economico-finanziaria è arrivata dunque a toccare anche i Confidi che, per supportare le imprese associate, hanno incamerato volumi non più fisiologici di sofferenze e stanno assistendo a una chiara contrazione dei volumi operativi.
Occorre quindi intervenire il più presto possibile con azioni strutturate che tutelino la sopravvivenza del sistema nell’immediato e si rivolgano al futuro; parallelamente, bisogna riordinare il contesto normativo tenendo conto dell’evoluzione del sistema nell’ultimo decennio.

grafico-finanziamenti-garantitiQuesto campanello d’allarme è stato lanciato in quanto, per la prima volta dall’avvio della crisi, l’incidenza dei finanziamenti concessi alle imprese artigiane con la garanzia dei Confidi ha registrato una contrazione, in parte dovuta anche alla riduzione del credito bancario erogato a questa tipologia di imprese. Si è ridotto il volume dei finanziamenti garantiti nel corso dell’anno, che si attesta al di sotto dei 6 miliardi di euro, pur a fronte di un aumento delle imprese associate, segno che la garanzia dei Confidi è ancora uno strumento utile per l’accesso al credito delle PMI. Ma le difficoltà che segnano il credito sono ulteriormente confermate dalla ormai marcata prevalenza di quello con scadenza a breve termine rispetto al credito con scadenza a medio e lungo termine, utilizzato per finanziare gli investimenti.

grafico-tasso-sofferenzaIl sistema ha in essere 6,6 miliardi di euro di garanzie complessive, sostanzialmente stabili rispetto al periodo precedente. Le mancate erogazioni dei finanziamenti corrispondenti da parte del sistema bancario restano elevate: solo i due terzi delle garanzie deliberate dai Confidi sono state effettivamente erogate. Questo rilevante gap conferma la difficoltà di accesso al credito delle piccole imprese, pur in presenza di una quota di garanzia offerta dal Confidi su ogni finanziamento che ha segnato un incremento di oltre 1,5 punti percentuali rispetto all’anno precedente (46,7%).
La dotazione patrimoniale, che ammonta complessivamente a circa 866 milioni di euro, ha segnato una lieve flessione rispetto all’anno scorso. Anche per effetto della contrazione dei volumi, nonostante questa tendenza, il coefficiente di solvibilità, espresso dal rapporto tra il patrimonio netto e lo stock di garanzie, ha registrato un leggero segno positivo, passando al 13,4% dal 13,0%.
Ma a fronte di questa sostanziale stabilità il tasso lordo di sofferenza è letteralmente schizzato oltre il 9%, dal 6,3% del 2011, pur rimanendo comunque notevolmente al di sotto di quello bancario (12,9%), e che dalle prime evidenze al 30 giugno 2013 è destinato a salire ulteriormente.

Per il terzo anno consecutivo il sistema nel suo complesso ha conseguito una perdita di esercizio e per la prima volta le commissioni nette non sono in grado di assorbire le rettifiche di valore per sofferenze. La relazione con il sistema bancario è senza dubbio il tema più delicato tra quelli che sono stati affrontati nelle tre giornate di convention nazionale di Fedart Fidi. Come ha spiegato il presidente Petri, “dopo aver beneficiato dei Confidi per un lungo periodo, dapprima come veicolo commerciale verso le imprese retail, poi come strumento di copertura dei rischi durante l’avvio della crisi, negli ultimi due anni le banche sembrano percepire i Confidi solo come un ostacolo alla libera fissazione del prezzo per l’impresa. Serve superare questa fase critica trovando uno spazio di reciproca convenienza. È oggi fondamentale individuare utili premesse per rifondare la collaborazione tra banche e Confidi. Una collaborazione che va incentrata su nuovi obbiettivi e su reciproche utilità. Non possiamo permetterci di assistere al paradosso di richieste di garanzie da parte di alcune banche più elevate del finanziamento stesso, o all’applicazione di tassi di interesse a due cifre”.

grafico-garanzie-deliberate-erogateOccorre insomma massimizzare le risorse e razionalizzare l’architettura del sistema di garanzie. A partire dal Fondo Centrale di Garanzia, che va messo in discussione per come si configura in questo momento. Fedart Fidi, la Federazione Nazionale Unitaria dei Confidi dell’artigianato, promossa da Confartigianato, CNA e Casartigiani, è la Federazione di rappresentanza del maggiore sistema di garanzia in Italia e in Europa e l’unico al mondo tra quelli fondati sul sostegno reciproco tra gli imprenditori. La Federazione associa 128 Confidi che al 31 dicembre 2012 garantivano un volume complessivo di finanziamenti per 14,4 miliardi di euro, rilasciando garanzie su finanziamenti per quasi 6 miliardi di euro a favore di oltre 716.000 piccole e micro imprese.
Ed è da questa Federazione che parte l’auspicio di “una riflessione non legata all’urgenza, portata avanti solo a colpi di emendamenti, ma una riforma strutturale e condivisa tra tutti i soggetti interessati”.

Da parte loro, le banche dichiarano di volersi impegnare nella valorizzazione dei Confidi e riconoscono l’importanza di un accesso congiunto al Fondo Centrale di Garanzia. In sostanza, la controgaranzia attraverso i Confidi si conferma ancora una volta la modalità più adeguata a razionalizzare l’utilizzo delle risorse pubbliche, aumentandone l’efficienza e di conseguenza aumentando il numero di imprese beneficiarie di finanziamenti.

Durante la Convention sono intervenuti, oltre al presidente Fabio Petri: Giovanni Da Pozzo, Presidente Federascomfidi; Mauro Gori, Presidente Asscooperfidi); Pietro Mulatero, Presidente Federconfidi; Roberto Remondi, in rappresentanza di Unicredit; Nello Fioroni, in rappresentanza di Intesa San Paolo; Gabriele Gori, in rappresentanza del Monte dei Paschi di Siena; Augusto Dell’erba, in rappresentanza di Federcasse.

grafico-trend-finanziamenti-garantitiLa ricerca realizzata sul mondo dell’artigianato rispetto ai finanziamenti presentata in occasione della Convention, è stata curata da Leonardo Narissi, direttore Fedart Fidi, il quale ha spiegato: “nei  cinque anni di questa grave crisi economica, in cui la relazione tra il sistema bancario e quello imprenditoriale, specialmente quello costituito dalle realtà economiche di minori dimensioni, si è irrigidita, i Confidi sono stati riconosciuti come ‘ammortizzatori sociali’ che hanno contribuito a mitigarne gli effetti negativi, favorendo l’accesso al credito delle imprese e spesso assicurando, in tal modo, la sopravvivenza stessa di molte di queste. Tuttavia l’ulteriore peggioramento nel contesto generale che si è manifestato nell’ultimo anno e il sempre più intenso impegno del sistema nel sostenere le imprese sta mettendo in evidenza alcuni chiari segnali di difficoltà per i Confidi stessi e rischia di generare effetti dirompenti su tutto il tessuto produttivo del Paese”.

Fenomeni come il downgrading dell’Italia, le criticità che hanno coinvolto le banche, i conseguenti episodi di disintermediazione dei Confidi, di applicazione di condizioni economiche ordinarie nonostante la presenza della garanzia, di blocco delle erogazioni stanno segnando un preoccupante cambio di rotta anche per i Confidi.
In questo quadro di riferimento, oggi è assolutamente urgente e non più rimandabile attivare con efficacia e tempestività azioni concrete per sostenere il sistema della garanzia. Il sistema dovrebbe poter beneficiare di una contribuzione pubblica, ad integrazione di quella privata tradizionalmente erogata dalle imprese associate, in ragione della sua natura mutualistica e del principio di sussidiarietà a cui dà attuazione.

Le proposte di Fedart

Fedart ha elaborato alcune proposte di intervento che sta portando all’attenzione di tutti i soggetti coinvolti e sui cui auspica che le Istituzioni vogliano far convergere la propria attenzione.
Si tratta di quattro proposte più una di intervento, d’intesa con Assoconfidi, volte a rafforzare il sistema sia nel breve termine con interventi straordinari sia in una prospettiva più ampia mediante azioni strutturali.
Gli interventi straordinari mirano ad accrescere la dotazione patrimoniale del sistema prevedendo l’erogazione di un contributo di importo proporzionale al volume di garanzie e a liberare una quota delle garanzie già in essere.
Le azioni strutturali sono tese a rafforzare la presenza dei Confidi sul Fondo Centrale, così da massimizzare gli effetti positivi che derivano dall’operatività in controgaranzia. Ciò si realizzerebbe dando attuazione all’operatività per portafogli prevista dal Decreto Monti, innalzando la riserva a favore della controgaranzia e ripristinando la percentuale più elevata, in vigore fino a pochi mesi fa, per l’intervento del Fondo sulla controgaranzia.

proposte-soluzione-problema-attuale-ConfidiA queste proposte se ne aggiunge una quinta, portata avanti con la partnership di Unioncamere, volta a introdurre un riordino di tutta la normativa, al fine di renderla coerente con il complesso processo evolutivo da cui il sistema dei Confidi è stato interessato nell’ultimo decennio.
Lo strumento sarebbe quello di una Legge Delega, che sancirebbe a livello normativo alcuni principi fondamentali: i principi di proporzionalità e di specificità, una più ampia tutela del carattere accessorio della garanzia e l’eliminazione delle duplicazioni.

Si tratta di proposte utili alla definizione degli interventi a sostegno del sistema in considerazione del fatto che oggi il sistema della garanzia è a una svolta: stanno venendo meno i presupposti per un suo corretto funzionamento e l’unica via percorribile è una vera sinergia pubblico privato che caratterizza ogni sistema di garanzia nel mondo.
Con le parole del presidente Petri: “occorre agire con un intervento straordinario di sostegno e per un progetto di riordino mirato e lungimirante del Sistema. Da Governo e Parlamento riceviamo un primo importante segnale dalla Legge di Stabilità. Ma la strada è ancora lunga è irta di difficoltà, sia per la natura dei provvedimenti proposti, sia per le modalità attuative ad oggi per nulla chiare, sia per i canali di provenienza delle risorse, in parte diversi da quelli da noi indicati. Attendiamo ora un intervento concreto che rimetta al centro delle politiche industriali il ruolo del sistema di garanzia quale indispensabile supporto per l’accesso al credito delle imprese e quindi per la tenuta del sistema produttivo del Paese. è in gioco la sopravvivenza del sistema dei Confidi, che vanta una storia di decenni al fianco delle PMI. È soprattutto in gioco la sopravvivenza di un milione e duecentomila imprese associate. La proposta di intervento che abbiamo elaborato si sostanzierebbe in tre finalità strategiche, tese a favorire l’accesso al credito delle PMI: la valorizzazione del ruolo dei Confidi, la semplificazione degli adempimenti e il contenimento dei costi. I principi a cui dare attuazione riguarderebbero principalmente il rafforzamento e una maggiore pervasività dei principi di proporzionalità e di specificità, una più ampia tutela del carattere accessorio della garanzia e l’eliminazione delle duplicazioni”.

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Daniela Molina
Direttore di Donna in Affari.it