Partiti politici: i cambiamenti del Consiglio dei Ministri

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Partiti politici: i cambiamenti del Consiglio dei Ministri

Il decretone del Consiglio dei Ministri ridisegna le modalità di finanziare i partiti politici. Basta con le sovvenzioni pubbliche, sì alle donazioni dei cittadini. Nel contempo, si fa finalmente qualcosa per la parità di genere nell’accesso alle cariche direttive

Un piccolo passo verso la parità ma grande per la mentalità dei dirigenti politici italiani, quello che fa stabilire che se nelle liste alle elezioni di Camera, Senato o Parlamento Europeo uno dei due sessi (indovinate quale) è sottorappresentato (meno del 40%) si riducono dello 0,5% le risorse destinate al partito.

 

Per la parità di accesso alle cariche elettive, il testo del Decreto stabilisce che le risorse spettanti al partito siano ridotte dello 0,5% per ogni punto di differenza con il 40%. Dunque se, ad esempio, nella lista elettorale di un partito le donne rappresentano il 30% dei candidati, il partito avrà il 5% in meno di risorse economiche. Visto che a quanto pare in Italia si parla solo il linguaggio del denaro, questa è sembrata la “punizione” migliore. Non si è però voluto esagerare, visto che la percentuale da detrarre può arrivare solo a un massimo del 10% dei fondi spettanti.

Ma quali sono i fondi ad essi spettanti? Il finanziamento pubblico ai partiti è stato infatti – con lo stesso Decreto – abolito. Si sono cioè aboliti “i rimborsi delle spese per le consultazioni elettorali e i contributi pubblici erogati per l’attività politica e a titolo di cofinanziamento”. 

conferenza-stampaPoiché i partiti hanno – come tutte le associazioni private – bisogno di denaro per andare avanti, si è data loro la possibilità di avere una donazione da parte dei contribuenti. Accanto al 7 permille e al 5 permille ora la dichiarazione dei redditi riporterà anche la scelta di destinazione del 2 permille. Spiegano i Ministri: “a decorrere dall’anno finanziario 2014, con riferimento alle dichiarazioni dei redditi relative al 2013, ciascun contribuente può destinare il due per mille della propria imposta sul reddito delle persone fisiche a favore di un partito politico che si sia dotato di statuto”. 

Da queste somme spettanti ai partiti per volere dei singoli contribuenti, verranno dunque decurtate le percentuali di sanzione per chi non inserisce un numero sufficiente di donne nelle proprie liste elettorali. Inoltre, un’ulteriore sanzione verrà comminata a quei partiti che non destinano il 10% di tali somme ad iniziative volte ad accrescere la partecipazione attiva delle donne in politica.

 

Riguardo a tali provvedimenti sul finanziamento pubblico dei partiti, ricordiamo che il 31 maggio scorso il Consiglio dei Ministri aveva già predisposto un Disegno di Legge che ne prevedeva l’abolizione, ma il testo è ancora giacente, dopo essere stato approvato dalla Camera dei Deputati, al Senato.

Per questa ragione, i Ministri hanno deciso di velocizzare la riforma stilando un Decreto, che, come si sa, entra in vigore immediatamente e non deve aspettare la tempistica parlamentare. Ciononostante, il Parlamento deve tramutarlo in Legge entro 60 giorni pena la decadenza. La “formula rapida” del Decreto viene attuata quando un provvedimento è urgente e lo Stato ne ha bisogno immediato. In altri tempi, nella vecchia Repubblica, fu Bettino Craxi ad inaugurare però l’uso di questa formula per bypassare le regole parlamentari, facendo sì che ogni minima decisione fosse presa per Decreto, dunque senza la possibilità per il Parlamento di discuterla o opporvisi. Nel caso attuale però il Decreto è stato ben visto dall’opinione pubblica, che da tanto aspettava fosse messa la parola fine a un sistema in cui le casse statali erano sfruttate per rimborsi troppo spesso ai limiti della legalità e – come hanno evidenziato le cronache di questi ultimi anni – per fini personali.

 

Con le modifiche apportate al sistema dal Decreto, ora i partiti che intendono avvalersi dei benefici previsti devono “dotarsi di statuto che sarà trasmesso in copia al Presidente del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati che a loro volta li inoltreranno alla Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici. La Commissione avrà anche il compito di controllare regolarità e conformità della rendicontazione, trasparenza e pubblicità di partiti. Nel caso di mancata ottemperanza agli obblighi la Commissione applicherà una sanzione pecuniaria pari all’importo non dichiarato o difforme dal vero. I partiti, proprio nell’ottica di una maggiore trasparenza e per facilitare l’accesso alle informazioni relative al proprio assetto statutario, agli organi associativi, al funzionamento interno e ai bilanci, dovranno avere un sito internet che assicuri accessibilità anche alle persone disabili”. 

I partiti politici iscritti nell’apposito elenco depositato alla Commissione possono essere ammessi, a richiesta (riportiamo dal sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri): 

  • al finanziamento privato in regime fiscale agevolato se hanno almeno un eletto sotto il proprio simbolo alle elezioni per il Senato, la Camera, il Parlamento europeo o in uno dei consigli regionali o delle provincie autonome di Trento e Bolzano o abbiano presentato nella medesima consultazione elettorale candidati in almeno tre circoscrizioni per il rinnovo della Camera, tre regioni per il rinnovo del Senato o in un consiglio regionale o delle province autonome o in almeno una circoscrizione per l’elezione dei membri del Parlamento europeo spettante all’Italia; 
  • alla ripartizione annuale del 2 per mille se hanno conseguito nell’ultima elezione almeno un eletto sotto il proprio simbolo alle elezioni per il Senato, la Camera o per il Parlamento europeo.

Ciascuna persona fisica non può effettuare erogazioni liberali in denaro o comunque corrispondere contributi in beni o servizi in favore di un singolo partito politico per un valore complessivo superiore a 300mila euro né comunque oltre il limite del 5 percento dell’importo dei proventi iscritti nel conto economico del partito. Per i soggetti diversi dalle persone fisiche il limite annuo è di 200mila euro.

 

Un beneficio anche a chi fa la donazione del 2 permille. Infatti, trattandosi di erogazione liberale a un’associazione riconosciuta – allo stesso modo in cui viene data possibilità ai donatori del 5 permille alle associazioni culturali che hanno fini sociali di detrarsi l’importo dalla dichiarazione dei redditi – anche i donatori del 2 permille possono avere la detrazione dai redditi. Per l’esattezza, a decorrere dal 2014, “dall’imposta lorda sul reddito si potranno detrarre le erogazioni liberali in denaro effettuate dalle persone fisiche in favore dei partiti politici per una quota del 37% per importi compresi tra 30 e 20mila euro annui e del 26% per importi compresi tra 20.001 e 70mila euro annui”. 

Inoltre, dall’imposta sul reddito sarà possibile detrarre un importo pari al 75% delle spese sostenute dalle persone fisiche per la partecipazione a scuole o corsi di formazione politica promossi e organizzati dai partiti (tetto massimo di 750 euro annui). 

Se, infine, a fare la donazione sono delle società, esse potranno detrarre dal reddito un importo pari al 26% dell’onere per le erogazioni liberali in denaro per importi compresi tra 50mila e 100mila euro. 

Dalle cifre stabilite nel Decreto Legge sembra evidente che i politici si aspettino grandi somme di denaro in donazione, soprattutto da parte delle società private.