Un lavoro come assistente familiare

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Un lavoro nell’assistenza familiare

In Italia una famiglia su 10 si regge sull’aiuto di una badante. Per questa professione ci sarà sempre più richiesta anche negli anni a venire. Gli ultimi dati in un convegno che si è svolto di recente a Padova

Una famiglia su cinque attualmente senza badante dichiara di avere in casa una persona che necessiterebbe di assistenza e cura.

 

C’è una professione che ha tenuto anche in questi anni di crisi. Stiamo parlando della figura dell’assistente familiare, più comunemente detta “badante”. 

In effetti, secondo una indagine Censis-Fondazione Ismu 2013 effettuata su dati 2012, in Italia le famiglie che hanno avviato rapporti di collaborazione per prendersi cura di anziani, bambini o, più semplicemente, della casa sono 2,6 milioni. Una cifra che supera il 10% del totale e che dimostra da sola quanto il sociale e la cura stiano diventando comparti importanti, per quanto ancora non facili da sostenere a livello economico.

Dal punto di vista della forza lavoro, la cura e l’assistenza danno oggi lavoro ad oltre un milione e mezzo di lavoratori e lavoratrici: in dieci anni in Italia i professionisti della cura sono aumentati del 53%. 

A questo si aggiunge il fatto che una famiglia su cinque attualmente senza badante dichiara di avere in casa una persona che necessiterebbe di assistenza e cura: elemento che tra l’altro fa chiaramente intuire che per la professione della badante ci sarà sempre più richiesta anche negli anni a venire. In effetti si stima che da qui al 2030, ossia nell’arco di poco più di 15 anni, la domanda di figure di assistenza in Italia aumenterà di 500mila unità, passando dalle attuali 1,6 a 2,1 milioni.

Un comparto che sembra dunque non conoscere crisi e del quale si è parlato approfonditamente nel corso del convegno “Questa è la mia casa” organizzato a Padova dal gruppo Badaben – che si occupa di mediare la domanda e l’offerta di cura e assistenza domiciliare – in collaborazione con Confocooperative Padova e Centro Servizio Volontariato di Padova. 

Guarda l’intervista a Sabrina Dorio, vicecommissario Cisl Padova-Rovigo

 

Il convegno organizzato a Padova è un occasione per riflettere sull’eventualità di cercare un impiego nel mondo dell’assistenza – non a caso c’è una crescita delle badanti italiane, oltre a quelle straniere – e sull’importanza che chi lavora in un comparto così delicato non sia un improvvisato: per stare vicini a bambini o anziani, spesso malati, c’è bisogno di formazione e di pratica.

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Tra i nodi ancora da sciogliere in questa professione, in base allo studio Censis-Ismu, c’è proprio la “scarsa specializzazione”, perché in gran parte, anche quando si devono prestare cure ben definite magari ad una persona anziana o disabile, la badante è chiamata anche a tenere in ordine la casa, a fare la spesa e aiutare nelle faccende domestiche a tutto tondo. 

A questo si aggiunge il fatto che una precedente esperienza in questo impiego non è ancora valutata secondo la sua reale importanza: basti pensare che solo l’8,8% delle famiglie che cercano una badante ritiene elemento prioritario l’esistenza di una qualche qualifica professionale. 

Per contro, esiste un 17,3% di professionisti della cura che hanno un formazione “alta” in questo settore, un 23,7% che per lavorare in modo trasparente e regolare ha deciso di iscriversi ad un registro pubblico e un 14,3% che lavora attraverso agenzie o cooperative. 

Tutti elementi che denotano le potenzialità di rendere questo comparto interessante anche per chi debba ancora scegliere il proprio percorso formativo o per chi abbia intenzione di avviare una cooperativa o una impresa di cura e assistenza domiciliare.