Agire, Reagire e Decidere in Europa

Tozzi-Valentini

Agire, Reagire e Decidere in Europa

L’Europa incontra i cittadini e misura la qualità della vita, in vista delle elezioni europee.

Lo slogan AgiRe, Reagire, DecideRe, sintetizza l’intento di ReACT, iniziativa del Parlamento europeo sulla “Qualità della vita in Europa: passato, presente e futuro”, promossa per focalizzare l’attenzione su argomenti di fondamentale importanza per il vecchio continente e per il mondo in generale: ambiente, alimentazione, salute, sostenibilità. Dopo Parigi, Francoforte e Varsavia, il 23 gennaio 2014 è stata la volta di Roma, che ha accolto la quarta conferenza-dibattito interattiva.

 

Scenografico lo spazio – lo studio 10 di Cinecittà, a un passo dal set che riproduce fedelmente l’antica Roma – capiente la sala e qualificato il moderatore, Mario Tozzi, geologo e primo ricercatore presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche. Per il pubblico, Tozzi è una figura da tempo nota e apprezzata, il divulgatore scientifico che conduce programmi televisivi ed è autore di servizi sull’ambiente. 

Roberta-AngelilliLe persone in sala hanno avuto la possibilità di esprimere la loro opinione su diverse tematiche, sia attraverso il voto, sia mediante l’interazione con i relatori e l’utilizzo dei social network, con ritmo dinamico e pieno di riflessioni. Pensieri che scuotono nel profondo: le risorse della terra stanno per finire e noi esseri umani dobbiamo prenderne atto e agire. Questa è l’argomentazione con la quale Tozzi ha terminato il dibattito e che costituisce la chiusura di un cerchio dal quale dobbiamo ripartire, il punto da cui sarebbe bene prendere le mosse: agire è essenziale alla vita, farlo immediatamente è un atto dovuto, non è un’opzione. Sono altri gli ambiti nei quali possiamo operare una scelta: ad esempio nel segreto delle urne, alle quali saremo chiamati a breve. “Reagire è incidere sul processo decisionale” ha sottolineato la vice presidente del Parlamento europeo, Roberta Angelilli. “I cittadini potranno scegliere i loro rappresentanti e indicare anche il presidente dell’Unione europea. Dobbiamo rivoluzionare il concetto di cittadinanza e ciascuno deve sapere che il suo punto di vista conta.”

 

L’uomo nell’ecosistema

Tozzi-ValentiniUna specie animale ha occupato tutti gli spazi e domina la terra: si tratta dell’essere umano, che negli ultimi cinquanta anni ha operato le più grandi trasformazioni e che si sta scavando la fossa. L’immagine proiettata è eloquente. L’evoluzione vede questo essere trasformarsi da scimmia a essere umano, fino a raggiungere lo stadio – potremmo dire mostruoso – nel quale scava e distrugge la terra, di conseguenza anche la sua specie, con una gigantesca escavatrice. Anthropocene, è questo il termine per definire l’era in cui viviamo e quell’insieme di azioni che hanno un impatto sull’ecosistema. A spiegare questa raffigurazione è stato Riccardo Valentini, direttore del Dipartimento di Scienze dell’ambiente forestale e delle sue risorse presso l’Università della Tuscia, membro del gruppo di esperti del Ministero dell’Ambiente per la negoziazione del Protocollo di Kyoto. Il professore – che nel 2000 è stato anche nominato esperto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change, gruppo insignito del Premio Nobel – ha fornito alcuni numeri che fanno riflettere. Si muore di malnutrizione e di troppo cibo: novecento milioni di persone soffrono la fame, mentre gli obesi sono 1,3 miliardi. È una delle contraddizioni dei tempi in cui viviamo, dove il 35% dei cibi finisce nel cassonetto. Un tempo le specie animali che sulla terra si estinguevano erano una o due ogni mille anni, ora sono tra le 10 e le 100 nell’arco dello stesso periodo. Una tigre ha guardato il pubblico dallo schermo: una fotografia nota, un’immagine familiare; sembra impossibile che ‘quella’ tigre non ci sia più, eppure è così. Su twitter, qualcuno ha incolpato Sandokan, eppure il mea culpa dobbiamo farlo tutti, che in questo stile di vita viviamo e prosperiamo. La popolazione umana è aumentata moltissimo e, quel che è peggio, si sta incrementando in modo esponenziale quella che va a vivere nelle città. Chi ci fornirà il cibo? Vogliamo gli alimenti belli e colorati, peccato che per ottenerli si debba inquinare il pianeta. Il consumo della carne crea i problemi a tutti noti, a cominciare da quello dei costi, per finire al metano prodotto dalle mucche e dagli altri animali, tematica che è fonte di ilarità generale e di meditazioni meno allegre. Non siamo nati carnivori, ha sottolineato Mario Tozzi, come denunciano i denti e l’intestino che abbiamo.

 

Valorizzare le eccellenze e tornare all’agricoltura 

Bisogna valorizzare le eccellenze, soprattutto quelle che abbiamo in Italia, ha sottolineato Valentini, e il ritorno all’agricoltura e ad un modello di vita più sano è fondamentale, la terra può dare molto. Il professore spera nei giovani, che in buon numero si stanno orientando verso quell’ambito imprenditoriale. L’Europa ha un ruolo importante ed ha perseguito con forza l’obiettivo della riduzione delle emissioni nocive; molto è stato fatto e ancora di più si farà nel futuro, l’importante è convincere il resto del mondo, ha poi asserito con tono di ottimismo.

Mirabella-Tozzi

Ritorno ai valori semplici, quindi, ed eliminazione del superfluo, queste le ‘ricette’ che sembrano emergere dall’incontro. “Proviamo a cucinare con il “senza”: senza grassi, senza sale, per assaporare e capire il valore dei cibi” ha detto Carlo Cracco, cuoco di fama internazionale e presidente dell’Associazione Maestro Martino no-profit, che promuove la cucina d’autore e le eccellenze italiane. “Dobbiamo mangiare secondo la nostra necessità, imparare a ingerire solo quello che ci serve”. Il modo migliore per riconoscere un prodotto non contraffatto è leggere l’etichettatura. La ricetta di un piatto europeo? L’insalata russa, che viene cucinata allo stesso modo in tutto il vecchio continente.

Michele Mirabella, che alla simpatia e alle doti di intrattenitore unisce la propria competenza e l’esperienza di docente, saggista e giornalista Rai, ha posto l’accento sulla necessità di effettuare una comunicazione capillare, capace di trasmettere in ogni momento e in modo corretto i propri messaggi ai cittadini, anche ad elezioni finite, con concetti che possano essere compresi da tutti. Lì comincia la democrazia.

Daniela Delli Noci