Le imprese femminili avanzano ancora

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Le imprese femminili avanzano ancora

Presentato il 13 gennaio il rapporto dell’Osservatorio sull’imprenditoria femminile in Toscana che mostra come la crisi non abbia fermato le neo-imprenditrici, che continuano ad aumentare

Sono i settori delle attività turistiche e di quelle manifatturiere a rappresentare gli ambiti in cui le donne registrano, in maggior numero, le proprie attività imprenditoriali. Al primo posto in Italia Lazio e Lombardia seguiti dalla Toscana per quanto concerne il numero di imprenditrici.

 

 

Le imprese femminili nel Lazio sono aumentate dell’1,1%, in Lombardia dell’1% e in Toscana dello 0,9%. In Toscana, a fine settembre 2013, erano 101.115 ovvero il 24,4% di tutte le imprese registrate alle Camere toscane. Questa regione rappresenta dunque una delle più dinamiche in Italia, dove la crescita media corrisponde solo allo 0,3%.

Da segnalare però che in Toscana il grande ruolo in questo aumento di imprese femminili lo hanno non le italiane, il cui numero resta praticamente statico, ma le donne straniere, le cui imprese sono aumentate del 7,4%.

Il Presidente di Unioncamere Toscana, Vasco Galgani, così commenta i dati appena diffusi dall’Osservatorio, relativi al III trimestre 2013 e frutto della collaborazione tra l’Ufficio studi di Unioncamere Toscana e il Settore Imprenditoria femminile e politiche di genere della Regione Toscana: “in Toscana la crescita del numero delle aziende femminili è guidata da imprenditrici straniere ma anche fra le imprenditrici italiane ci sono segnali incoraggianti: diminuiscono le ditte individuali e crescono le società di capitali, segno evidente che i percorsi delle imprenditrici sono oggi più strutturati e qualificati rispetto al passato. Il Sistema camerale toscano, insieme alle altre istituzioni pubbliche, ha spinto molto per questo salto di qualità e oggi arrivano le prime conferme. Naturalmente, c’è ancora tanto da fare per assicurare la promozione del talento femminile e la propensione imprenditoriale delle donne, a iniziare dal favorire l’acquisizione di competenze e capacità adeguate ad affrontare le nuove sfide che il mercato ci pone davanti”.

Le variazioni percentuali riguardano i dati relativi al periodo di un anno, a partire da fine settembre 2012 a fine settembre 2013. Vediamoli.

Rispetto alle forme giuridiche, le toscane che prediligono le società di capitali aumentano del 4,5% pari a 673 unità. Una forma scelta soprattutto dalle donne di nazionalità italiana, mentre le straniere ancora preferiscono forme organizzative più elementari, come le ditte individuali, che per le straniere aumentano di 709 unità mentre per le italiane scendono di 584 unità.

Ricordiamo che la differenza tra società di capitali e ditta individuale sta soprattutto nel rischio del capitale, che per le società (che si possono costituire anche a socio unico) consiste esclusivamente in quello versato mentre per le ditte rappresenta quello personale e privato totale di una persona. Di contro, c’è da dire che le spese per la gestione di una ditta individuale sono inferiori e che ci sono meno procedure burocratiche sia per l’apertura che per la gestione dell’impresa. 

Gli alti livelli di burocratizzazione che in Italia continuano ad esistere, rappresentano un grosso ostacolo per qualsiasi impresa ma ancora di più per le società. Per assolvere tutti gli eccessivi passi burocratici necessari a gestire una società, un commercialista chiede in media 1.000 euro al mese, mentre chiede la stessa cifra su base annua un commercialista che deve gestire una ditta individuale. Da questo semplice esempio si capisce forse il motivo per cui ancora si preferisce rischiare i propri beni personali e la questione la dice lunga sul livello di “semplificazione” raggiunto in Italia, nonostante quanto si dice ufficialmente al riguardo.  

 

Le donne preferiscono poi aprire un’azienda nel settore dei servizi, lo fanno infatti quasi i due terzi delle imprenditrici toscane. In tutto operano in questo settore 66.029 aziende femminili, di cui 27.670 nel commercio e 10.145 nel turismo (ricettività e ristorazione).

Il turismo è il settore più gettonato nel periodo esaminato: alloggio e ristorazione sono stati i comparti scelti da 279 nuove imprenditrici. Per quanto riguarda le attività meno tradizionali dal punto di vista femminile, come l’industria in senso stretto e l’edilizia, anche qui ci sono state delle new entry in questo periodo: di 245 unità nel primo caso e di 57 nel secondo.

Come già detto, anche il settore manifatturiero è stato interessato dall’aumento di imprese femminili: le 200 imprese in più lo portano a contare adesso 12.800 aziende.

L’osservatorio ha poi fatto due focus particolari, uno sulle imprese femminili guidate da straniere e uno su quelle guidate da donne giovani. Nel primo caso le imprese sono aumentate di 858 unità nell’arco di un anno (l’incremento è del 7,4%, superiore alla media nazionale del 6,2%). Le imprenditrici provenienti da Stati extracomunitari mostrano una crescita costante ed arrivano ora a 9.330; le imprenditrici provenienti da Stati membri dell’UE crescono anch’esse ma in tutto sono di meno, appena 3.000. 

Le straniere hanno scelto di aprire le proprie attività imprenditoriali nei rami dell’industria e del commercio (rispettivamente +300 e +240 unità).

I curatori dell’osservatorio fanno rilevare che l’imprenditoria straniera maschile cresce meno di quella femminile: in Toscana ha segnato un +3,5% contro la media nazionale del +4,4%. 

Le imprese femminili giovanili in Toscana sono poche, appena l’11,2% di quelle condotte da donne. Si tratta di 11.293 aziende, in calo leggero, dello 0,5% (calo comunque inferiore rispetto alla media italiana dell’1,1%). Sono le imprese condotte da donne con età inferiore ai 35 anni ad essere diminuite, dunque, ma il dato non deve assolutamente impressionare dal momento che, facendo un paragone con quelle guidate da giovani uomini (con meno di 35 anni di età), si mostra come queste ultime abbiano chiuso i battenti nella misura del 5,7%. Quest’ultimo, semmai, è un dato negativo da far notare, dal momento che la media delle chiusure di attività imprenditoriali condotte da giovani uomini in Italia è del 3,6% (-3,6% da settembre 2012 a settembre 2013).