Progetto Agri Village

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Progetto Agri Village

Un progetto per l’Italia centrale a servizio delle produzioni tipiche di più regioni. La proposta parte dal Lazio e prevede 25milioni iniziali di investimento privato e la creazione di oltre 500 nuovi posti di lavoro

Un incontro tra pubblico e privato, produttori e consumatori, imprese e lavoratori; in breve tra territorio ed economia, basato su cultura e qualità. Parliamo di “AgriVillage – il villaggio dei Sapori e dei Saperi”, un’iniziativa che prende le radici da una vecchia idea di realizzare un polo fieristico destinato ai prodotti tipici al confine fra le province di Roma, Rieti e Viterbo. 

 

Sarebbe stato un polo produttivo innovativo che puntava al partenariato tra pubblico e privato ma, pur continuando a nominarlo in vari documenti pubblici di programmazione, finora non si è realizzato. Si era pensato di costruirlo nella località di Sant’Oreste e di affiancarlo a successivi ulteriori poli che si dovevano realizzare, come quello motoristico di Campagnano, quello audiovisivo di Formello, o quello dell’Area Produttiva di Castelnuovo di Porto o di Monterotondo e Fiano Romano. Si era partiti dunque da questo progetto laziale solo su carta ma visto che il solo costo del diritto di superficie sull’area sarebbe stato di 4,5 milioni di euro lo si era abbandonato. E per due volte il bando per la concessione dell’area è andato deserto.

Il Comune di Sant’Oreste fa ora però parte del Consorzio Tiberina ed è da quest’ultimo che ha trovato il supporto decisivo per iniziare a realizzare questo primo Polo. Le imprese private consorziate – in particolare Europrogetti & Finanza S.r.l. e Sistema Alfa Chi S.r.l., entrambe impegnate nello sviluppo di progetti innovativi – e i membri del C.d.A. (come il presidente Giuseppe Maria Amendola e il consigliere Sergio Papa) hanno deciso di promuovere la nascita di un AgriVillage della regione Tiberina, che come sappiamo unisce più regioni del centro Italia, realizzando l’incontro fra domanda e offerta.

italia-mappaDi cosa si tratterà? Di un “hub” (centro, fulcro) del prodotto locale che valorizzi le caratteristiche dei territori dal punto di vista agro-alimentare e artigianale, legato alle produzioni e ai mestieri tradizionali. In questo centro si creerà una sorta di mercato di prossimità che coniughi tradizione, innovazione tecnologica e qualità, grazie al contatto diretto fra produttori e consumatori locali, visitatori in transito, acquirenti organizzati, sia italiani che stranieri. Più di una mostra-mercato permanente, con una filiera più razionale di quella “a chilometro zero”: quella “al chilometro minimizzato”. 

 

I prodotti tipici da far conoscere e far utilizzare, che costituiscono un paniere alimentare genuino, completo ed integrato, sono quelli provenienti dall’Agro Romano, dalla Tuscia, dalla Sabina, dall’Umbria e da altri territori anche limitrofi alla regione Tiberina, come per esempio la Val d’Orcia o la Maremma (si pensi al legame fra Sant’Oreste, la vicinissima Orte e l’Interporto Centro Italia ivi programmato, Civitavecchia e la costa della Maremma Laziale e Toscana). 

Per questa ragione si è individuato come sito ideale quello di Sant’Oreste, che è in questo senso baricentrico e ottimale per l’organizzazione dell’afflusso delle merci e per far sì che si riescano a reperire unitariamente le tante eccellenze identitarie della regione Tiberina.

Ma la vendita dei prodotti non può avvenire solo localmente (rischiando i due estremi dell’invasività o dell’assenza totale di contatto), e occorre un’adeguata valorizzazione organica, anche attraverso “vetrine” sul territorio, comprensive anche di spazi non commerciali (allestimenti museali, laboratori, fattoria didattica, etc); un discorso valido non solo per l’agro-alimentare, ma per tutto ciò che sarà ospitato nell’“AgriVillage”. 

 

Ma chi sobbarcherà del rischio economico di creare la coalizione ottimale di produttori per la promozione in Italia e all’Estero (“marchio geografico collettivo” e “gruppi di vendita”), nonché trovare il mix fra vendita in loco, consegna organizzata a Roma e altre città (a “gruppi d’acquisto”) e vendita on-line? Saranno direttamente i privati, con la costituzione di un vero e proprio Polo di portata regionale e interregionale, che – come spiegano i consorziati – sarebbe imperdonabile non inserire nelle Programmazioni 2014-2020 in via di stesura.

Infatti il progetto è immediatamente avviabile e cantierabile in stretti tempi tecnici. Il Consorzio Tiberina ha già presentato il progetto alla Regione Lazio chiedendo di inserirlo all’interno della prossima programmazione economica regionale europea. Anzi, assumerà il ruolo di “mediatore disinteressato”, incarnato dall’Agenzia di Sviluppo, in questo caso su più fronti, fra pubblico e privato, produttori e consumatori (che nell’“AgriVillage” non saranno soggetti a intermediazioni), imprese e lavoratori, territorio ed economia. 

La scelta del consorziato Comune di Sant’Oreste non è dovuta solo ai legami stradali o commerciali ma anche culturali: la “Flaminia antica costantiniana” è un progetto promosso dal Comune su percorsi storico-culturali proprio dal Monte Soratte a Ponte Milvio. E in direzione opposta, dalla Via Flaminia, ci si potrebbe rivolgere per esempio verso la Porta Umbra del consorziato Comune di Collevecchio (RI), proseguendo fino in Umbria al consorziato Comune di Otricoli (TR), che sul progetto “antica via Flaminia” si ricollega al corso del Nera e a Narni (TR).

La realizzazione del progetto “AgriVillage” può – come spiegano i consorziati – “far espandere dalla polarità di Sant’Oreste un diverso modo di fare coesione e sviluppo, raccogliendo esperienze e ridistribuendo effetti positivi su un territorio assai vasto, interagendo con la Capitale, con l’Area Metropolitana e con la regione Tiberina nel suo complesso”. 

Da segnalare infine, fra gli aspetti più rilevanti, l’investimento privato di circa 25 milioni di euro iniziali e l’indotto di almeno 500 nuovi posti di lavoro. 

 

Il Consorzio Tiberina, Agenzia di sviluppo per la valorizzazione integrale e coordinata del Bacino del Tevere, ha presentato una descrizione analitica del progetto “AgriVillage –  il villaggio dei Sapori e dei Saperi” al Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, e ad alcuni Assessori Regionali per far loro rilevare anche gli effetti sul turismo sostenibile in tutta la regione. La riportiamo di seguito:

 

ADDENDUM SU “AGRIVILLAGE”

Il Villaggio dei Sapori e dei Saperi 

AgriVillage nasce con l’intento di creare una piattaforma dove sviluppare l’incontro e la conoscenza reciproca tra domanda e offerta di prodotti agroalimentari; un luogo dove recuperare un equilibrato rapporto fra produttori, distributori e consumatori fondato su salubrità, rispetto dell’ambiente, educazione al gusto e alla cultura dell’alimentare italiano.

Un villaggio con una precisa funzione culturale e didattica, e una relazione virtuosa (commerciale e non solo) rivolta al produttore e al consumatore. In AgriVillage troverà spazio tutto quello che si muove attorno al cibo: le piccole produzioni di qualità, i Consorzi di Tutela e dei Produttori, le Associazioni di Consumatori, ma anche cultura ed educazione alimentare, eventi legati alle enogastronomie e al gusto e dibattiti anche tecnici e sanitari.

oliveIl progetto prevede la nascita di un vero e proprio villaggio, architettonicamente concepito con uno stile che si integri perfettamente con l’architettura rurale del territorio, dedicato al cibo, alla cultura enogastronomica, alla cultura della tavola, al tessile/arredo casa/casalinghi, con varie ed importanti ristorazioni tipiche locali e con luoghi di lavoro e di formazione.

Questa piccola cittadina darà la possibilità di coniugare il nuovo commercio su grandi superfici con la tradizionale cultura delle botteghe e dei centri storici, dando la possibilità alle aziende produttrici presenti di dialogare con il consumatore finale attraverso la loro immagine e il controllo diretto della filiera produzione-vendita.

Le botteghe si presteranno, inoltre, alla funzione di esposizione permanente per le aziende che potranno non solo promuovere i loro prodotti a distributori locali o esteri, ma anche la loro immagine di spazio e di storia del prodotto: dei veri e propri esempi di cosa è l’azienda, delle sue tradizioni, della sua cultura.

 

AgriVillage è anche un polo turistico che coinvolgerà più destinazioni interne e in un intorno vasto, organizzando eventi di promozione delle tradizioni e spazi dedicati alle scuole, ai ragazzi e ai bimbi, per metterli a contatto con le tradizioni agricole e anche per insegnare loro come nascono i prodotti della tavola, per educarli ad un’alimentazione salubre e tradizionale, in spazi adatti, nell’AgriVillage e fuori.

In esso saranno aree per l’acquisto, per le esposizioni permanenti, zone dedicate all’oggettistica e utensileria di pregio, all’artigianato per la cucina e per la casa; una libreria specializzata su cultura e tradizioni alimentari; ristoranti distinti per tipologia di offerta della cucina regionale e mediterranea; non mancheranno enoteche, birrerie, gelaterie e cioccolaterie e uno spazio ludico educativo in forma di fattoria didattica per i bambini e le scolaresche.

 

Le aziende partecipanti al progetto potranno avvalersi di una grande logistica del freddo, che permetterà di poter anche trasformare il centro in un vero portale (fisico e on-line) da cui il visitatore potrà continuare ad acquistare i prodotti direttamente da casa sua, sia questa a Milano, Parigi o Tokyo; discorso a parte sarà la consegna di prodotti a Roma, veicolabile ad hoc.

Non per ultimo, il progetto rivestirà per l’area prescelta sicuramente un interesse economico importante, potendo garantire tra personale diretto e indotto sicuramente più di 500 nuovi posti di lavoro, oltre a luoghi polivalenti da adibirsi anche a incontri, seminari e convegni, creando ulteriori opportunità per i servizi locali.

 

I NOVE PUNTI CARDINE DEL PROGETTO

Il progetto dell’AgriVillage si basa su nove punti fondamentali. 

  1. Dare una casa, un luogo di comunicazione e di presentazione comune al prodotto alimentare e artigianale della Regione Lazio e delle Regioni confinanti (oggi inesistente), in controtendenza rispetto sia a destinazioni generaliste quanto a prodotti ospitati sia a destinazioni comprendenti prodotti – pur d’eccellenza – da ogni parte d’Italia o addirittura dall’Estero.
  2. Offrire ai produttori una serie di servizi sia logistici sia di marketing e comunicazione sia di promozione attraverso la possibilità di usufruire di uffici temporanei o permanenti, sale riunioni e luoghi congressuali per presentazioni e riunioni, strutture comuni per lo sviluppo di piani di comunicazione e marketing e di incontro con il mondo della ristorazione e dei grandi cuochi italiani ed internazionali.
  3. Offrire al sistema enogastronomico della Regione Lazio, e delle Regioni confinanti, un servizio di logistica del freddo organizzato e strutturato per permettere di gestire al meglio materie prime e prodotti trasformati riducendo i costi di strutturazione diretta della aziende e di logistica dei magazzini, ed offrendo così la possibilità di incrementare le produzioni e non essere schiavi delle stagionalità più o meno buone delle stesse.
  4. Offrire al sistema enogastronomico ed artigianale della Regione Lazio, e delle Regioni confinanti, un luogo comune per realizzare piani di formazione per i giovani per il mantenimento delle tante professioni a rischio legate alle produzioni locali.
  5. Dare la possibilità al sistema dei prodotti tipici di essere esitato direttamente attraverso un complesso di botteghe. Ai consumatori finali il vantaggio di economizzare, saltando il passaggio della distribuzione, ed ai produttori di internalizzare parte di detto passaggio rendendo i prodotti più appetibili e concorrenziali in relazione al prezzo finale. Grazie anche alla creazione di una piazza-mercato, dare questa possibilità ai produttori di materie prime ortofrutticole, lattiero-casearie e di carni durante i fine settimana.
  6. Dare la possibilità ai consumatori, siano essi italiani o giapponesi, americani o spagnoli, australiani, russi o cinesi, di continuare a ricevere i prodotti a casa grazie alla piattaforma di vendita on-line.
  7. Promuovere, attraverso i luoghi dedicati alle scuole ed ai bambini, una cultura sulla giusta e corretta alimentazione e sui giusti e corretti stili di vita. Abituare i bambini, i futuri consumatori, a prodotti genuini, rendendoli fieri e consci delle loro tradizioni storiche e della loro cultura alimentare, diversa da quella promulgata nelle pubblicità e nei messaggi delle grandi multinazionali del cibo.
  8. Creare non solo un’attrazione turistica, ma, come oggi viene internazionalmente definito, un “Destination Center”, un luogo di destinazione ben noto, una tappa riconoscibile nei movimenti del turismo nazionale e nelle rotte internazionali. Un luogo e un intorno allargato dove poter trascorrere anche un tempo prolungato rispetto alla visita standard nel Comune d’insediamento, grazie all’offerta di alta ristorazione, alla possibilità per i turisti di avere anche una piccola formazione hobbystica sulla trasformazione dei prodotti, all’organizzazione di visite in tutto il circondario.
  9. Creare un luogo architettonicamente strutturato a vecchia contrada di borgo, ma strutturalmente moderno per rispondere alle esigenze dei produttori con versatilità e con logistica al passo con i tempi. Pur avendo considerato l’ipotesi in linea di principio, non sarebbe possibile realizzare tutti i punti precedenti in una realtà di una vecchia frazione da ristrutturare, perché i vincoli architettonici preesistenti, le logistiche dei flussi (visitatori e merci), le differenziate necessità di accoglienza per tutte le fattispecie di visitatori, le botteghe e tutti i luoghi (in parte centralizzati) attinenti al progetto risentirebbero dell’assenza di logica complessiva e di strutturazione progettuale urbanistico-architettonico-ingegneristica necessaria al fine previsto.

IMPATTO AMBIENTALE

L’insediamento previsto non turberà l’immagine paesaggistica, al contrario valorizzerà l’area con un borgo agricolo, un insieme di piazze, vicoli e strade chiuse al traffico e piacevoli non solo per la fruizione, ma anche per il loro aspetto architettonico.

Gli spazi di vendita saranno botteghe e si alterneranno, come nei borghi medioevali, alle botteghe artigiane (con produttori e praticanti in loco) e ai ristoranti; gli spazi di lavoro troveranno una collocazione in ambienti più ampi, ricostruzioni di granai e fienili. Lo spazio-bimbi sarà una piccola fattoria con l’aia, l’orto ed un commisurato frutteto. 

Ovviamente si cercherà di individuare situazioni (urbanistiche, paesistiche, etc) autorizzativamente già conformi ai requisiti plano-volumetrici necessari, per abbreviare i tempi di realizzazione.

 

IMPATTO SOCIOECONOMICO

L’impatto socioeconomico sull’area prescelta si declinerà in vari settori, da quello turistico a quello commerciale a quello occupazionale.

Per l’indotto turistico si può fare una previsione di oltre 2.000.000 di visitatori, di cui oltre il 70% provenienti da altre Province o Regioni. AgriVillage conferirà all’area prescelta una notorietà paragonabile a quella che località come Serravalle Scrivia, Castelromano, Valmontone e Valdichiana hanno ricevuto dall’apertura degli outlet della moda. A queste presenze sono da aggiungere le oltre 12.000 presenze annue riferibili agli operatori del settore ed addetti ai lavori nazionali ed internazionali. 

Per i numeri sopra riportati si evince la necessità di rispondere a tipologie diverse di visitatori con offerte distinte: per gli operatori commerciali gravitanti sull’AgriVillage, sicuramente un hotel per brevi permanenze ed una RTA per soggiorni più prolungati. 

Si dovrà studiare poi l’integrazione turistica di tutto il territorio, coinvolgendo Tour Operator ed operatori locali (guide, etc); a seconda delle preferenze, l’AgriVillage potrà essere base di partenza per esplorare i luoghi ed i territori origine delle eccellenze ovvero attrazione da visitare in transito o comunque pernottando in un qualunque Comune del territorio. L’intento di AgriVillage è infatti quello di diventare un attrattore di flussi turistici da ridistribuire sul territorio grazie anche agli uffici di promozione che saranno in esso insediati. 

L’insieme del piccolo commercio e delle piccole produzioni andrà a contrastare – con un impareggiabile rapporto qualità/prezzo – la grande distribuzione alimentare, la quale, in ragione del concetto prezzo-quantità, è in procinto di uccidere definitivamente il commercio indipendente dei generi alimentari.

Non ultimo, e non meno importante, il progetto garantirà una reale stimata possibilità di 500-700 nuovi posti di lavoro, più un possibile sviluppo di ulteriori 200 posti di lavoro nell’indotto (fieristica, convegnistica, etc). Posti di lavoro in una zona che dovrà essere tradizionalmente e culturalmente agricola, e per ciò legata a filo doppio alla tipicità di un AgriVillage.

Posti di lavoro cui si aggiungeranno anche ampie prospettive per l’imprenditoria giovanile, sempre più vicina al ritorno alla natura, alla campagna ed alla tradizione dei prodotti tipici.

Posti di impegno sociale e di lavoro anche per i “nonni” pensionati, che potranno trasferire nello spazio dedicato ai bambini ed alle scolaresche quei principi di cultura alimentare e di tradizioni presenti nelle realtà di provincia, ma sempre più assenti nelle grandi realtà cittadine.