Protesta delle donne europee

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Protesta delle donne europee

Sabato 1 febbraio, le donne di tutte le città europee si mobiliteranno per protestare contro il Progetto di Legge spagnolo che riguarda l’interruzione volontaria di gravidanza

La marcia, chiamata “Il treno della libertà”, partirà con un treno (reale) dalle Asturie per arrivare a Madrid dove si incontrerà (nella stazione) con le organizzazioni femminili provenienti da altre zone di Spagna e da tutta Europa per arrivare in corteo fino alla sede del Congresso e consegnare lì un documento dal titolo “Porque Yo decido”. A tale marcia si uniranno simbolicamente le altre donne d’Europa che scenderanno in piazza lo stesso giorno per protestare e portare all’attenzione della politica europea questa situazione che può minare la libertà di tutte. A organizzare le manifestazioni sono decine e decine di organizzazioni femminili, sindacali, politiche, sociali, ecc. che rispondono al grido di aiuto proveniente dalle donne di Spagna.

 

Le donne di ogni città, ad un orario leggermente diverso come in una gigantesca “ola” internazionale, si raduneranno per protestare contro la proposta che mira a rendere illegale l’interruzione volontaria di gravidanza. La proposta è stata presentata dal Ministro Gallardon, del Partito Popolare Spagnolo, il 20 dicembre 2013 dopo essere stata approvata dal Consiglio dei Ministri spagnolo. Se approvata anche dal Congresso dei Deputati (Parlamento), questa legge intitolata “Protección de los Derechos del Concebido y de la Mujer Embarazada” (protezione dei diritti del feto e della donna incinta), che alcuni definiscono una dichiarazione provocatoria, farà sì che l’aborto in Spagna (Stato membro dell’Unione Europea come l’Italia) torni ad essere illegale ed entri a far parte dei reati penali, puniti con la reclusione!  

La possibilità dell’interruzione volontaria di gravidanza resterebbe in vigore solo nel caso di rischio di vita per la madre o di subita violenza sessuale, ma esclusivamente se lo decideranno due medici diversi, a prescindere dunque dal parere e dalla decisione della donna. La diagnosi di gravi malformazioni del feto non sarà più una ragione sufficiente per procedere all’aborto. 

La Proposta di Legge è stata presentata dal Governo conservatore guidato da Mariano Rajov e dunque da chi rappresenta la maggioranza, per cui potrebbe ottenere l’approvazione del Parlamento spagnolo nonostante il parere contrario dell’opposizione, soprattutto da parte dello PSOE (il partito socialista dell’ex primo ministro Zapatero), della Izquierda Unida (Sinistra Unita) e dell’UpyD (il partito nazionalista basco). Secondo le parole dello stesso Ministro Alberto Ruiz Gallardon, la futura legge proibirà l’aborto anche nei casi in cui ci sarà pericolo per la vita della donna perché “il pericolo per la salute fisica o psichica della donna dovrà essere dimostrato” da due medici esterni, componenti una commissione esaminatrice, dubitando quindi dell’affidabilità delle diagnosi effettuate dagli operatori sanitari interessati.

 

La contrapposizione, dal Parlamento, è arrivata nelle piazze spagnole coinvolgendo migliaia e migliaia di donne che da giorni stanno dimostrando per le strade delle maggiori città spagnole. 

il-treno-della-libertàL’ondata di proteste spagnola si è ora espansa fino a coinvolgere i movimenti femminili del resto d’Europa: centinaia di associazioni della società civile spagnola si sono infatti riunite in una piattaforma comune che, grazie ad internet, ha portato le idee e le iniziative di protesta in tutto il mondo. È stata proprio questa piattaforma a dar voce all’iniziativa “El tren de la Libertad” (il treno della libertà) che convoglierà migliaia di donne con lo scopo di presentare ai parlamentari un documento in cui si chiede il rispetto dell’autonomia morale e della libertà di coscienza delle singole donne. 

Il documento, in cinque semplici punti, è stato firmato da ben 334 organizzazioni ed associazioni civili che lo hanno tradotto anche nelle lingue francese, inglese ed italiano. Riportiamo di seguito la traduzione divulgata:

 

  • Poiché io decido in base alla mia autonomia morale, che è la base della dignità di una persona, non accetto nessuna imposizione o proibizione riguardo i miei diritti sessuali e riproduttivi che riguardano la mia piena realizzazione come persona. Come essere umano autonomo mi rifiuto ad essere sottomesso a trattamenti denigranti, che influenzino la mia decisione di essere o non essere madre.

 

  • Poiché sono libera invoco la libertà di coscienza come il bene supremo sul quale possa basare le mie scelte. Considero cinici quelli che si appellano alla libertà per restringerla e malevoli quelli che, non importandogli affatto la sofferenza causata, vogliono imporre a tutti i loro principi di vita basati su ispirazioni divine. Come essere umano libero rifiuto di accettare una maternità forzata e un regime di tutela che condanna le donne alla considerazione di minorenni nei confronti delle loro decisioni in materia sessuale e riproduttiva. 

  • Poiché vivo in una democrazia e sono democratica non accetto le regole del gioco che delineano diritti di peccato e leggi di religione. Nessuna maggioranza politica nata dalle urne, neanche se con maggioranza assoluta, è legittimata a convertire diritti in reati e obbligarci a seguire principi religiosi mediante sanzioni penali. Come cittadina esigo da quelli che ci governano che non trasformino il potere democratico, salvaguardia della pluralità, in dispotismo.

  • Poiché io decido, sono libera e vivo in una democrazia, esigo da qualsiasi governo che promulghi leggi che favoriscano l’autonomia morale, preservi la libertà di coscienza e garantisca la pluralità e diversità di interessi.

  • Poiché io decido, sono libera e vivo in una democrazia, esigo che si mantenga l’attuale “Legge per la salute sessuale e riproduttiva e per l’interruzione volontaria della gravidanza”, per favorire l’autonomia morale, preservare la libertà di coscienza e garantire la pluralità degli interessi di tutte le donne.

 

Anche in Italia sono state molte le associazioni che hanno aderito ai principi ispiratori del documento nella convinzione, rivendicata dalla CGIL, che questa proposta di legge rappresenta “un attacco frontale alla libertà, alla dignità e all’integrità delle donne”. Secondo la Confederazione sindacale, se questa legge sarà approvata “si tornerebbe indietro di 30 anni per i diritti delle donne e ciò costituirebbe un fallimento del Governo spagnolo nell’assolvimento del suo ruolo fondamentale di garante dei diritti umani e del principio di uguaglianza”.

In Italia c’è un’attivazione di proteste anche tramite flash mob davanti alle sedi dell’ambasciata e dei consolati spagnoli. Nel resto d’Europa, sempre sabato 1 febbraio, sono previste manifestazioni in varie città, da Budapest a Londra a Marsiglia, ecc. 

 

Nelle città italiane sono le associazioni, i comitati femminili, quelli femministi, i sindacati, i movimenti per le Pari Opportunità ad organizzare le manifestazioni. A Bologna, per esempio ci sarà quella che si terrà alle ore 15,00 in Piazza del Nettuno. 

Si intende protestare con forza contro il ritorno al concetto di aborto come reato poiché comporterebbe un passo indietro normativo (dopo la Spagna, anche l’Italia potrebbe seguire queste orme, vista la spinta mai sedata da parte di alcuni partiti e della Chiesa) ed eliminerebbe un diritto fondamentale delle donne.

 

Per quanto riguarda la Capitale d’Italia, l’appuntamento è vicino Piazza di Spagna: in Piazza Mignanelli alle ore 15,30. A Roma le organizzazioni che si sono attivate sono: Casa Internazionale delle Donne, UDI Unione Donne in Italia, Snoq Factory, Snoq Roma, Wilpf-Italia, Coordinamento Donne Cgil Roma e Lazio, Sciopero delle donne,  Associazione Punto D, Assolei onlus, Associazione Differenza Donna, GiULiA, Giornaliste Unite Libere Autonome, Luisa Betti – piattaforma web “Donne x Diritti”, Uil di Roma e Lazio – Coordinamento pari opportunità, Noi Donne, Zeroviolenzadonne Onlus, Laiga, One Billion Rising.

 

Il Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso, ha inviato una lettera alle organizzatrici spagnole (indirizzata ai segretari generali della CC.OO. e della UGT in particolare) in cui esprime loro la sua solidarietà a nome di tutti gli appartenenti alla confederazione sindacale: “desidero esprimervi tutta la mia solidarietà, e quella della CGIL, per la battaglia che le vostre organizzazioni stanno portando avanti, insieme alle ONG del vostro Paese, alle donne e agli uomini spagnoli, contro la Proposta di legge Gallardòn sull’aborto, che riporta indietro la Spagna in tema di diritti delle donne e della loro autodeterminazione. Purtroppo, rileviamo un regresso anche in altri Paesi europei e siamo preoccupati che l’adozione di questa legge possa accelerare le tendenze a colpire i diritti alla salute sessuale e riproduttiva in Europa, sui quali ogni donna deve avere il controllo. Vi auguro quindi successo per le vostre iniziative e che la grande mobilitazione europea, possa portare al ritiro della Proposta di legge da parte del Governo spagnolo”.

Le donne organizzatrici della protesta nelle città italiane sperano che questo 1 febbraio possa diventare una giornata storica di mobilitazione in difesa dei diritti umani e civili, non solo per la Spagna.