Un master per lavorare con il mercato cinese

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Un master per lavorare con il mercato cinese

Italiani e cinesi insieme dietro i banchi di università. Accade a Prato, dove gli imprenditori imparano le regole dell’internazionalizzazione. Le storie di chi ha dato una svolta alla vita professionale

C’è un treno che corre a ritmi vertiginosi sul quale è meglio salire solo se si ha chiara la meta. Prato chiama Cina, quella però lontano da casa: lo sterminato mercato del Dragone fa gola a tanti imprenditori della città che ha visto crescere non solo una delle comunità dagli occhi a mandorla più popolose d’Europa (ufficialmente all’anagrafe comunale gli immigrati cinesi risultano oltre 15mila, cui si aggiungono gli irregolari) ma anche un distretto industriale che ha fatto la storia dei suoi tessuti. E dove, se non a Prato, può venire in mente di organizzare un master post-universitario per instillare l’abc del pianeta Cina, intrecciando cultura, economia e diritto nei processi d’internazionalizzazione verso l’Oriente, in una parola Cedic? 

 

masterNegli ultimi anni il corso di alta formazione organizzato dal Polo universitario della città di Prato (Pin) ha fatto sedere dietro i banchi di università aspiranti imprenditori e professionisti sia italiani e cinesi (la scadenza del bando della quinta edizione è il 17 gennaio: www.cedic.info), un piccolo laboratorio d’integrazione con la bussola sempre orientata verso i rapporti economici con la Cina. Un modo per dare la svolta alla propria carriera, grazie alla possibilità poi di effettuare uno stage laggiù. Una fortuna che è toccata a Elisa Melani, 26 anni, in tasca una laurea in lingue e letterature straniere prima di approdare sui banchi del Cedic. Da un anno lavora a Prato per il gruppo Mengdi Italia, dove gestisce la produzione e campionario, trattando con fornitori cinesi e clienti italiani. «Abitando a Prato scelsi di studiare il cinese. Del corso ricordo con piacere l’esperienza di tre mesi di stage in Cina, in un’azienda che produce capi finiti. Sono rimasta a lavorare nella stessa realtà ma nell’ufficio di rappresentanza italiana che si trova a Prato: almeno così ho la possibilità di esercitare la lingua». 

ragazza-cinese(video dell’Università di Firenze)
Dai banchi del Pin sono passati anche diversi studenti cinesi che hanno arricchito il proprio curriculum prima di abbracciare professioni di tutto rispetto. Da Junyi Bai che si è specializzato in “diritto societario cinese” e oggi lavora in un prestigioso studio legale pratese, alla giovane Luna Chen, avvocato, la prima cinese residente a Prato a intraprendere la professione forense. C’è anche Ping Dai, la prima commercialista cinese, sposata con un italiano anche lei come Luna Chen, in tasca una doppia laurea in economia in Italia e a Pechino. Il Cedic ha allevato anche il talento di Fangli Xu, ricercatrice dei flussi migratori dalla Cina. «Il corso» racconta proprio Fangli «è stata perfino un’esperienza emozionante. L’essere circondata da persone che nutrono un interesse così forte per la Cina, ha creato un’atmosfera unica».  

Oltre 70 studenti negli ultimi anni hanno frequentato il Cedic, di cui dieci cinesi. Oggi hanno in mano una chiave per penetrare la Grande Muraglia. «La Cina è protagonista dell’economia mondiale, una realtà che va conosciuta e approfondita nelle sue specificità» spiega la direttrice del Cedic Daniela Toccafondi. «Al corso abbiamo avuto studenti dalle comunità cinese di tutta Italia perché anche per loro è importante il paese d’origine. Si parla di marketing, economia, legislazione normativa. Con questo corso si può andare a fare un’esperienza in Cina fino a sei mesi e rendersi conto come si lavora in quel paese. È una proposta che piace per l’alto livello della docenza». 

Il master della durata di cento ore (febbraio-maggio), che vede il sostegno di diverse istituzioni (tra cui la Regione e la Fondazione Cassa di risparmio di Prato) e partner privati (associazione d’Amicizia dei cinesi di Prato), prevede la possibilità di alcune borse di studio.

Maria Lardara