Il lavoro nero nel Lazio

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Il lavoro nero nel Lazio

Un’inchiesta della UIL Lazio pone in evidenza la città di Roma come detentrice del triste primato del lavoro più sommerso e delle minori ispezioni. Ma i lavoratori “clandestini” si definiscono “schiavi liberi”

Il lavoro nero coinvolge anche nuove categorie sociali, come i lavoratori in cassa integrazione o in mobilità, i giovani in cerca di occupazione e i padri di famiglia con problemi economici ma soprattutto gli ex lavoratori regolari che hanno perso il lavoro negli ultimi due anni.

 

L’inchiesta esclusiva è stata svolta dalla UIL di Roma e del Lazio, in collaborazione con l’Eures, che ha monitorato per giorni il fenomeno del caporalato e studiato i dati ufficiali relativi alle ispezioni realizzate, il tutto con l’aggiunta di un’indagine diretta sul campo.

I lavoratori che si sottopongono al caporalato si presentano alle 5 del mattino e si mettono in attesa sul marciapiedi di una strada di periferia nota per essere il punto di raccolta dei “caporali”, i committenti di turno (non solo privati, anche pubblici!) che li caricano per lavorare una giornata, naturalmente “in nero”.

Secondo i dati, sono cambiati anche i settori del lavoro in nero a giornata: ormai quello dell’edilizia e dell’agricoltura sono stati surclassati – a sorpresa – dal terziario: pubblici esercizi e turismo.

I dati ufficiali delle ispezioni Inps, Inail, dell’attività della Guardia di Finanza, dei Carabinieri e del Ministero del Lavoro, che la UIL Lazio ha incrociato e rielaborato, dimostrano che in questa regione sarebbero circa 50 mila i lavoratori irregolari (circa 7 mila soltanto nella Capitale), di cui 10.201 completamente in nero. Ovvero un decimo di quelli che, stando ai dati del Ministero, sarebbero presenti sul territorio nazionale (104.667). “Il condizionale è d’obbligo” spiega il segretario generale della Uil di Roma e del Lazio, Pierpaolo Bombardieri: “questi sono i dati ufficiali, emersi dalle ispezioni effettuate. Nella realtà i numeri sono di gran lunga più elevati. Si stima che in Italia siano oltre 3 milioni i lavoratori in nero, di cui circa 250 mila nel Lazio, quarta regione in classifica. Basti pensare che in sole due giornate di monitoraggio sul campo la UIL Lazio ha incontrato oltre 300 lavoratori in nero. Tutti in attesa di qualche privato o ditta per lavorare qualche giorno o anche soltanto qualche ora”.

 

Sono state 23.691 le aziende ispezionate nel 2012, il 16,4% in meno del 2011. In 14.463 di queste sono state riscontrate irregolarità che hanno coinvolto 48.508  lavoratori, anch’essi non in regola: il solo Ispettorato del Ministero del Lavoro ha individuato 8.165 nel terzo settore e 1.938 nell’edilizia, 1.351 nell’industria. 

Primi in classifica per mancato rispetto delle normative sulla sicurezza sul lavoro, i cantieri edili: nel 2012, il 58% è risultato irregolare (ovvero 2.318 su 3.966). Seguono, a pari merito, il terziario con il 43% di irregolarità, ovvero 2.490 su 5.854 ispezioni e l’industria, con 409 realtà irregolari su 950 posizioni verificate. Subito dopo l’agricoltura con 81 situazioni di irregolarità su 199 verificate (41%).

 

Oltre la metà delle irregolarità accertate si riferiscono al lavoro nero, con Roma in testa alla classifica (6.855 lavoratori in nero accertati), seguita a distanza da Latina (1.287) e Frosinone (1.089).

“Il lavoro nero è una piaga dura a morire” continua Bombardieri, “soprattutto in un periodo di crisi in cui i cassaintegrati hanno superato nella nostra regione le 50 mila unità e la soglia della disoccupazione giovanile supera il 40%. Basti pensare che molti dei lavoratori in nero incontrati durante la nostra inchiesta sul campo, quasi tutti stranieri, ci hanno raccontato di aver perso il lavoro nell’arco degli ultimi due anni e alcuni di loro, residenti regolarmente in Italia da anni, hanno rimandato nel Paese d’origine le proprie famiglie”.

 

L’esercito degli “schiavi liberi”

Nelle strade romane note per essere punto di incontro con i caporali (Viale Palmiro Togliatti, ad esempio, oppure in alcune di Torre Angela o della Borghesiana) i volontari della UIL e dell’Eures hanno avvicinato i candidati al lavoro nero e li hanno intervistati. Si tratta di gruppi di 40/50 persone in attesa, con uno zaino in spalla contenente gli attrezzi del mestiere (tutti diversi, perché può capitare qualunque lavoro), che sono disposti a lavorare per una paga da 20/30 euro per una giornata di lavoro presso una ditta di pulizia o di traslochi, che diventano 50 euro per una giornata in cantiere. Non hanno casco per lavorare in cantiere, né glielo forniscono e non devono seguire le norme di sicurezza, di conseguenza devono essere anche pronti – oltretutto – a nascondersi o scappare in caso di controlli o ispezioni.

Si ritengono “schiavi liberi” e, se vogliono lavorare in cantiere, spesso si radunano al mattina vicino a quelli della Metro C, per rendersi disponibili alla bisogna. Alle 5 del mattino l’aria in questo periodo è fredda, anche a Roma, e passeggiano per scaldarsi ma non vogliono essere ripresi dalle telecamere: “non voglio che i miei figli mi vedano elemosinare la giornata di lavoro sul ciglio di un marciapiede”. Eppure è proprio così che la maggior parte di loro mantiene la famiglia. Anche quelli più fortunati, che hanno una moglie o una compagna che lavora regolarmente.