Industria turistica, recuperare competitività

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Industria turistica, recuperare competitività

Turismo, grande risorsa. Le proposte per valorizzare e potenziare il nostro importante patrimonio culturale, nonché per incrementarne la fruizione, sono emerse nel corso del convegno “Cultura & Turismo – Una strategia di sistema per l’Italia”, organizzato da Formez PA e Federculture il 12 febbraio 2014 presso la Biblioteca nazionale centrale di Roma. Buone potenzialità dai paesi BRIC. Risorse dalla nuova programmazione del Fondo sociale europeo, soprattutto al Sud

L’Italia è sempre ai primi posti tra le destinazioni più ambite, sebbene sia incalzata da altre nazioni, come la Spagna, la Francia e la Germania,  che costituiscono le mete più ricercate dai turisti dei  “BRIC”, acronimo sta ad indicare quattro paesi emergenti nel quadro economico mondiale: Brasile, Russia, India e Cina. Si tratta di nazioni che rappresentano il 21% del Prodotto interno lordo globale.

 

“Se il nostro paese sarà in grado di recuperare la competitività persa e sfruttare le opportunità di indotto del turismo mondiale, che cresce del 10% l’anno, nel 2016 il turismo potrà raggiungere almeno l‘11,9% del Pil, creando 900 mila nuovi posti di lavoro.” A sottolinearlo è stato Carlo Flamment, presidente di Formez PA, il Centro servizi, assistenza, studi e formazione per l’ammodernamento della Pubblica Amministrazione. “Le prospettive di rilancio del turismo mondiale aprono grandi potenzialità per le regioni del nostro Mezzogiorno” ha proseguito Flamment “che potranno sfruttare al meglio le opportunità offerte dalla nuova programmazione dei fondi europei 2014-2020. Per questo si deve creare, prima di tutto, una cabina di regia unica tra Governo, ministeri e regioni, cercando di integrare un’estesa gamma di servizi e convenzioni per il turista attraverso le nuove tecnologie”.

Il Ministro dei Beni culturali e del turismo, Massimo Bray, ha posto l’accento sulla necessità di valorizzare il personale attraverso la formazione, nonché di puntare sull’innovazione tecnologica e sulla capacità di fare sistema. “Abbiamo qualcosa di concreto con cui guardare al futuro” ha sottolineato il ministro: “si tratta del Decreto Valore Turismo, quasi pronto, che punta su coinvolgimento delle Regioni, forte governance, trasformazione dell’Enit in una vera agenzia nazionale del turismo, creazione di un brand Italia, nuove risorse per innovazione tecnologica e per favorire la rete d’impresa, azioni di sostegno a tutela del consumatore per un nuovo turismo di qualità”.

relatori-convegnoPunti che convergono con quelli del ‘decalogo’ elaborato da Formez PA e da Federculture per valorizzare il patrimonio culturale dell’Italia e per recuperare la dimensione industriale del turismo. Oltre all’istituzione della cabina unica di regia, anche la creazione di un’agenzia nazionale per valorizzare le competenze di Enit, Italia Trade Agency, PromuovItalia e Invitalia; la creazione di un fondo progettualità culturale, di una tourist card nazionale, di una struttura per accompagnare la start up under 35 nei servizi culturali; l’avvio di un piano straordinario di manutenzione dei siti Unesco e il rilancio di servizi di assistenza ai turisti. E ancora: l’inserimento di giovani tutor sul mercato e la promozione del marchio ‘Italia’; infine, l’adozione di standard di classificazione Ue e di un marchio di qualità nazionale.

 

Fondamentale è il ruolo dei territori, in questo rilancio del turismo. I comuni italiani lamentano però la mancanza di fondi. Piero Fassino, presidente dell’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani) nonché sindaco di Torino, è convinto che si debba cambiare l’approccio al valore della cultura nel nostro paese. “Non possiamo continuare a dire che il turismo rappresenta un asse strategico per l’Italia e poi tagliare i fondi ogni volta che c’è un periodo di vacche magre. Non si può prescindere da una sinergia tra pubblico e privato”. La ‘ricetta’ del sindaco di Torino è quella di aumentare le politiche di sostegno alle imprese che vogliono investire in cultura e investire in una logica sistemica. I territori devono avere la capacità di inserirsi in tale logica, applicando responsabilmente il principio di sussidiarietà e creando una rete virtuosa.

 

“Il turismo culturale rappresenta il 39% del mercato turistico italiano e potrebbe arrivare al 50% nei prossimi tre anni gestendo in modo efficiente un patrimonio spesso abbandonato e attuando politiche integrate nei territori” ha detto Roberto Grossi, presidente di Federculture, la Federazione dei Servizi pubblici Cultura, Turismo, Sport e Tempo Libero. “Continuare a non valorizzare le enormi potenzialità del nostro capitale culturale, anche in chiave turistica, sarebbe una scelta irresponsabile e anti storica.”

 

Marco Lombardo, responsabile commerciale di Euromonitor International, ha posto l’accento sui flussi turistici mondiali, in particolare quelli di Brasile, Russia, India e Cina, che sono aumentati notevolmente negli ultimi anni e che presenteranno un incremento consistente anche nel futuro. Situazione che, sebbene in modo più contenuto, riguarda anche altri paesi, come la Turchia, la Polonia, l’Iran e il Kurdistan. L’industria turistica è in crescita in tutto il mondo; l’Eurozona non fa eccezione, ma non può competere con i paesi emergenti, soprattutto Cina e India, che risultano essere le economie più in crescita. Nei paesi BRIC la disponibilità di denaro è aumentata dell’80% rispetto al 2005 ed è la popolazione femminile ad averne in misura maggiore rispetto a quella maschile. Questo dato non riguarda solo i Paesi emergenti, ma anche quelli dell’Eurozona.

 

Occorre trovare la chiave giusta per attrarre turisti nel nostro paese. Esaminando le nazioni che si posizionano ai primi quattro posti nelle preferenze dei turisti dei paesi BRIC, l’Italia si trova al quarto posto per quanto riguarda il Brasile e la Cina, al terzo per ciò che concerne le preferenze dei russi, non compare invece tra le prime quattro nazioni che i viaggiatori indiani prediligono.

 

Il Made in Italy è molto richiesto, ma è ritenuto troppo caro. Il patrimonio storico e culturale è il punto di forza della nostra penisola, insieme ai trasporti a basso prezzo; al contrario, i prezzi alti degli alberghi, la burocrazia eccessiva e l’alta tassazione non facilitano il turismo d’affari. Buone opportunità possono venire dalla vendita on line di pacchetti turistici e dalle destinazioni secondarie. Le minacce riguardano invece la mancanza di strategia a livello nazionale e regionale, il sistema debole di trasporti nel sud Italia e la forte concorrenza da parte degli altri paesi mediterranei, Spagna in testa. La penisola iberica, infatti, è al primo posto nelle preferenze dei turisti Bric.

I numeri fanno riflettere: nel 2012 i BRIC hanno generato, per quanto riguarda l’industria turistica, un fatturato di 107 miliardi di euro, la maggior parte dei quali dalla Cina. Tra il 2012 e il 2017 è prevista una crescita del 56%, che rappresenta un’opportunità di mercato da 60,5 miliardi di euro. Nel 2012 il fatturato dell’industria turistica italiana è stato pari a 32,6 miliardi di euro.

Daniela Delli Noci