Le aziende familiari resistono e danno lavoro

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Le aziende familiari resistono e danno lavoro

Nelle aziende familiari di medio-grandi dimensioni, tra il 2007 e il 2012, anni di crisi conclamata, l’occupazione in questo tipo di aziende è aumentata del 5,7%.

Lo rileva la quinta edizione dell’Osservatorio AUB su tutte le aziende familiari italiane con ricavi superiori a 50 milioni di euro. L’Osservatorio è promosso dall’Associazione italiana delle imprese familiari, dal Gruppo Unicredit, dalla Camera di Commercio di Milano e dall’Università Bocconi.

 

I dati dell’osservatorio evidenziano che alla fine del 2012 il 58% delle aziende con ricavi superiori ai 50 milioni di euro era a controllo familiare (l’anno precedente era il 57,4%). Di tali aziende, appena l’8,3% durante l’intero lungo arco della crisi ha avuto una discontinuità (cessione di controllo, fusione o liquidazione) contro il 10,4% delle coalizioni proprietarie e delle cooperative, il 13,4% delle filiali di multinazionali e il 14,6% delle imprese a controllo statale. 

Volendo fare una graduatoria di chi ha reagito peggio alla crisi dunque si ha al primo posto le imprese a controllo statale; infatti hanno subito liquidazioni, fusioni o cessioni di controllo:

  • il 14,6% delle  imprese controllate dallo Stato;
  • il 13,4% delle imprese controllate da multinazionali;
  • il 10,4% delle imprese controllate da società e cooperative;
  • l’8,4% delle imprese familiari.

Pur essendo queste ultime la maggioranza.

Ciò non significa che vada tutto nel migliore dei modi quando un’impresa è a conduzione familiare. Anche se hanno reagito meglio ai primi segnali di ripresa nel biennio 2010-2011, hanno avuto difficoltà nel 2012: i ricavi si sono contratti del 2,8% (mentre i ricavi delle altre aziende nello stesso anno si sono contratti dell’1,3%. Perché questa discordanza? La risposta sta nel fatto che il dato delle altre imprese è influenzato dalla crescita dei ricavi delle aziende statali (+4,7%) mentre nella realtà, scorporando i dati ci sono aziende multinazionali che addirittura perdono il 2,9%.

La redditività operativa delle aziende familiari continua a essere superiore a quella delle altre, ma peggiora la capacità di ripagare il debito anche se questo tipo di impresa si conferma come quella meno dipendente dal capitale di terzi: infatti, l’indebitamento è sceso dal 5,8 del 2011 al 5,2 dell’ultima rilevazione (2011).

Lo studio, presentato il 25 febbraio all’Università Bocconi, si è basato sull’analisi dei bilanci di tutte le aziende familiari italiane medio-grandi, pari a 4.249 imprese. Esso è stato curato da Guido Corbetta, Alessandro Minichilli e Fabio Quarato. Il primo, titolare della Cattedra AIdAF-Alberto Falk, ha spiegato: “abbiamo individuato otto sfide che le aziende familiari si trovano ad affrontare per rilanciare la propria competitività: evitare la convivenza obbligata tra generazioni, nella forma di amministratori delegati multipli; pianificare la successione al vertice prima che sia troppo tardi; superare il soffitto di vetro che limita la crescita professionale delle donne; bilanciare leadership familiare e Cda familiare; radicarsi in una cultura non familistica; aumentare le competenze per fare acquisizioni; cambiare il focus geografico degli investimenti diretti all’estero; conoscere il private equity”.

 

L’analisi dettagliata delle otto sfide da superare da parte delle aziende familiari è allegata all’articolo.

Alla presentazione dello studio era presente anche Elena Zambon, presidete AIdAF, la quale ha aggiunto: “come AIdAF ci fa grande piacere che al fianco delle sfide di sempre, quale la gestione del passaggio generazionale, l’Osservatorio ne abbia inquadrate di nuove leggendo e interpretando i dati che emergono dalle nostre attività. La necessità di adottare una governance aziendale chiara, lo sviluppo di uno spirito imprenditoriale che travalichi i confini nazionali ed europei, il maggior coinvolgimento dei giovani basato sulla valutazione del merito, sono sollecitazioni importanti per noi imprenditori, chiamati quotidianamente a guidare al meglio le nostre imprese familiari”.

 

Il Vicepresidente della Camera di Commercio di Milano, Alberto Meomartini, anch’egli presente, ha dichiarato che “le imprese familiari sono non solo un simbolo importante di continuità e di capacità di conciliare tradizione e innovazione ma sono anche un esempio vivo di quel modo di fare impresa che ha costruito la storia dell’imprenditorialità milanese e italiana. Imprese che sono riuscite a fare del ricambio generazionale un’occasione di crescita e che hanno affrontato la sfida della modernità puntando anche sull’internazionalizzazione. Per questo, in un momento di crisi come quello attuale, è importante continuare a sostenerle e promuoverle in un’ottica di partnership tra pubblico e privato”.

 

Importante anche la presenza del Gruppo Unicredit, nella persona del responsabile family business Marco Gabbiani, il quale ha detto: “per noi la conoscenza delle dinamiche delle aziende familiari è strategica. I dati ci dicono che anche le aziende familiari italiane devono compiere passi decisi verso la crescita dimensionale, in primis sui mercati esteri per avere nuove opportunità di sviluppo sia dal punto di vista della domanda, sia dei positivi effetti in termini di efficienza produttiva, innovazione e diversificazione del business indotti dagli interscambi con l’estero. Per aiutare le aziende nel processo di internazionalizzazione, UniCredit ha avviato un piano articolato, che dal 2012 ci ha consentito di accompagnare all’estero circa 13 mila aziende, con l’obiettivo di arrivare a 20 mila entro il 2015 grazie a competenze specialistiche, alla piattaforma web UniCredit International, alle iniziative di orientamento e formazione dedicate alle imprese, al sostegno operativo e finanziari o nelle operazioni di acquisizione anche cross border che siamo in grado di mettere a disposizione nei 50 Paesi in cui siamo presenti”.

 

pdf Le otto sfide delle aziende familiari