Utilizzazione dei Fondi UE

Utilizzazione dei Fondi UE

La Corte dei Conti – Sezione di controllo per gli affari comunitari ed internazionali – il 17 febbraio ha inviato al Parlamento la Relazione annuale su “ I rapporti finanziari con l’Unione Europea e l’utilizzazione dei Fondi comunitari”. Una relazione che squarcia il velo della retorica sul fronte della ricchezza dei Paesi

La relazione riguarda l’esercizio 2012 e mostra un aumento del 14,7% degli accrediti all’Italia per la realizzazione di programmi europei. La Relazione esamina la situazione degli interventi per attuare i tre obiettivi strategici: convergenza, competitività regionale ed occupazione e cooperazione territoriale.

Elaborata dalla Sezione di controllo per gli affari comunitari ed internazionali presieduta da G. Cogliandro e composta da S. Nicolella, M.T. Polito, G. Dammicco, M. Cosentino e C. Mancinelli, la relazione è contenuta nella delibera del 23 dicembre 2013 che alleghiamo all’articolo. Il quadro della situazione italiana rispetto all’utilizzo dei fondi europei pone in evidenza anzitutto il fatto che il flusso finanziario ha un saldo negativo, sì, ma comunque inferiore rispetto a quello degli anni scorsi. In particolare, il saldo negativo del 2012 rispetto al 2011 è di 5,7 miliardi di euro mentre quello del 2011 rispetto all’anno precedente era maggiore, pari a 6,6 miliardi di euro. Ciò significa che c’è stato un miglioramento nelle entrate dovuto al fatto che all’Italia sono stati riconosciuti importi in più da utilizzare per realizzare i programmi europei. 

Dobbiamo ricordare che tutti i Paesi europei versano una quota nelle casse UE che poi viene ripartita tra i vari Stati a seconda del proprio fabbisogno. Se uno Stato membro non utilizza per intero la quota a lui data dimostra di non averne avuto bisogno, per cui l’anno successivo riceverà meno denaro. Per questa ragione è importante che le nostre Regioni vuotino, attraverso i vari bandi, le casse interamente, cosa che purtroppo a volte non fanno, danneggiando così le imprese italiane e i cittadini, i quali comunque devono continuare a versare le stesse tasse e imposte.

Una quota di queste tasse va anche per le azioni di supporto finanziario nei vari Paesi. Molti pensano che siano i Paesi notoriamente più “poveri” a pesare sulle casse europee (dunque di tutti i Paesi membri) ma i fatti dimostrano che non è così e bisogna capire che a volte le “voci” sono semplicemente voci, che generano luoghi comuni. Per fare un esempio concreto: sapete a chi abbiamo dovuto dare ben 780 milioni di euro extra nel 2012? Alla ricca e industriosissima Gran Bretagna (il Regno Unito, che tra l’altro ha rifiutato di aderire all’area euro mantenendo la propria moneta, la sterlina). Soldi che le sono serviti per correggere i propri squilibri di bilancio. E si è trattato di un incremento dell’8,4% rispetto a quanto le era stato dato l’anno precedente.

 

L’Italia del Mezzogiorno in ritardo nell’utilizzazione dei fondi 

Veniamo ora all’utilizzazione dei fondi comunitari per la politica europea di coesione socio-economica relativi al ciclo di programmazione 2007-2013, ormai in esaurimento. Questi fondi devono servire a favorire uno sviluppo equilibrato ed armonioso tra le varie regioni europee. La Relazione esamina la situazione degli interventi facenti capo ai tre Obiettivi strategici della Convergenza, della Competitività regionale ed occupazione e della Cooperazione territoriale. 

Le autorità italiane ed europee hanno concordato la realizzazione di un Piano di Azione Coesione per rimediare ai forti ritardi della programmazione e alle persistenti difficoltà attuative. Nell’ambito di tale iniziativa, si è dato luogo a riprogrammazioni e riallocazioni di risorse, al fine di accelerare la realizzazione dei progetti e di evitare la perdita di fondi europei. Le rimodulazioni hanno riguardato quasi interamente l’Obiettivo Convergenza, che si applica a quattro Regioni del Mezzogiorno beneficiarie degli stanziamenti più importanti. 

L’attuazione finanziaria complessiva dei due Fondi (FESR e FSE, rispettivamente Fondo europeo di sviluppo regionale e Fondo sociale europeo) attraverso cui si realizza l’Obiettivo Convergenza, risulta di 12,9 miliardi di euro in termini di pagamenti al 30 giugno 2013 (pari al 38% del totale). 

Il 38% è evidentemente poco, significa che non si è riusciti ad utilizzare pienamente tali fondi, cosa che indica “la necessità di proseguire con impegno più incisivo e determinato, in questa fase finale della programmazione, per cercare di recuperare i ritardi accumulati e per scongiurare il rischio di perdita di risorse”. Come abbiamo visto nei recenti articoli da noi pubblicati, alcune regioni stanno attingendo alle risorse rimaste inutilizzate riaprendo bandi dell’ultimo minuto, in questo inizio di 2014 utilizzando ancora i fondi della programmazione che doveva terminare nel 2013.

 

I fondi per la competitività e l’occupazione: 15 miliardi di euro

Anche i dati relativi all’attuazione finanziaria dell’Obiettivo Competitività regionale ed occupazione (che riguarda le altre Regioni e che si realizza, anch’esso, attraverso il FESR ed il FSE) evidenziano la difficile situazione congiunturale che ancora investe il Paese e che ne ha condizionato la programmazione. 

L’attuazione finanziaria in termini di pagamenti supera, per entrambi i due Fondi, il 50% (su una dotazione finanziaria complessiva di circa 15 miliardi di euro), evidenziando con ciò una “performance” decisamente migliore rispetto alle Regioni del Mezzogiorno. Tuttavia, appare necessario, anche in questo caso, mantenere alta l’attenzione al fine di poter pervenire al pieno impiego delle risorse.   

 

Internazionalizzazione: ancora lento l’utilizzo dei fondi

Situazione di lentezza esasperante anche per l’utilizzo dei fondi relativi all‘Obiettivo “Cooperazione territoriale europea” (che raggruppa la cooperazione transfrontaliera, transnazionale ed interregionale e che prevede 2,7 miliardi di euro per i programmi a partecipazione italiana), sia per gli interventi del Fondo europeo per la pesca. Entrambe queste iniziative fanno registrare bassi livelli di attuazione in termini di pagamenti al 30 giugno 2013 (rispettivamente, il 35,8% ed il 41%). 

A fronte di questa situazione generale, la Relazione richiama ancora una volta l’esigenza che sia dispiegato, da parte di tutti i soggetti interessati, il massimo impegno affinché si pervenga al pieno utilizzo delle somme stanziate per la programmazione 2007-2013. 

 

I fondi per la programmazione 2014-2020 

In fase di avvio del ciclo di programmazione 2014-2020, la Relazione evidenzia la necessità dell’adozione di strumenti adeguati all’effettivo miglioramento delle specifiche capacità progettuali (in particolare nel Mezzogiorno) nonché delle complessive capacità istituzionali, amministrative e gestionali, a livello centrale e locale. I finanziamenti europei potrebbero essere a rischio se non si spendono. Inoltre, l’Italia potrebbe essere sanzionata (e dunque dover pagare anche una multa).

Le imprese italiane hanno un bisogno assoluto di fondi, i fondi ci sono ma non si riescono ad avere: perché? Questa è la domanda che da anni si pone il nostro giornale continuando a denunciare le difficoltà delle aziende, che si trovano ad affrontare una burocrazia cavillosa e complessa che fa cadere loro le braccia, portandole o a rinunciare a partecipare ai bandi o a essere escluse per cavilli burocratici. Sembra quasi che i dipendenti delle istituzioni italiane vogliano mettere i bastoni tra le ruote delle imprenditrici e degli imprenditori i quali – come continuano a denunciare – si trovano di fronte persone che avvertono come “nemici” e che invece di essere disponibili e supportarli trovano mille pretesti per dileguarsi o per intralciarli. Come sempre da queste pagine chiediamo un controllo nei confronti di chi si deve “interfacciare” direttamente con gli imprenditori e le imprenditrici.

E a proposito di controlli, la stessa Relazione mette in luce la necessità di porre maggiore attenzione alle verifiche sulla corretta gestione, sia per rendere più efficaci gli interventi che per non incorrere in possibili sanzioni finanziarie. 

 

La PAC 

Con riferimento alla Politica Agricola Comune, la Relazione registra, anche per il 2012, una soddisfacente situazione dei rimborsi comunitari all’Italia, con un saldo negativo di soli 10 milioni di euro. 

Confortante anche la conferma di assenza di prelievi supplementari nel settore lattiero-caseario, non essendo stata superata la quota di produzione assegnata all’Italia. 

Rimane, invece, preoccupante la mancata soluzione del problema (relativo al prelievo supplementare degli anni precedenti) del recupero presso i produttori delle somme già versate dallo Stato all’Unione europea, alla luce anche della procedura avviata in sede europea nei confronti dell’Italia per tale protratto inadempimento. 

 

Le frodi: soprattutto nel Mezzogiorno

Infine, in tema di irregolarità e di frodi, la Relazione sottolinea che, anche nell’anno 2012, si è registrato un incremento complessivo di queste azioni illegali, che hanno un ritorno come importi da recuperare. A subire l’arrembaggio di questi pirati sono in particolare i Fondi strutturali. 

I programmi maggiormente interessati da irregolarità e da frodi sono quelli regionali, con gli importi più rilevanti riferibili alle Regioni del Mezzogiorno inserite nell’Obbiettivo Convergenza.

La frode più frequente è il non realizzare le attività che sono state finanziate. 

Il fenomeno delle irregolarità e delle frodi continua a destare allarme in quanto “tale condotta, oltre ad essere strumentale all’illecita distrazione dei fondi concessi, danneggia le finalità specifiche dei contributi, che attengono alla riqualificazione professionale dei lavoratori ed allo sviluppo delle attività imprenditoriali, e vanifica l’obiettivo di incentivare la crescita nei settori e nelle aree interessate”.

 

pdf Delibera Corte dei Conti