Fenomeno Start-Up: quali opportunita occupazionali per i giovani

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Fenomeno Start-Up: quali opportunità occupazionali per i giovani

110 milioni di euro di finanziamenti destinati alle nuove imprese e 1.554 nuove start-up innovative iscritte nel Registro delle Imprese in Italia solo nel 2013. E per il 2014 si attendono numeri in ascesa. Uno studio della facoltà di economia dell’Università Unicusano illustra il fenomeno di questi anni

La disoccupazione giovanile può trovare un freno grazie all’autoimprenditorialità, e a questo scopo sono numerosi i finanziamenti pubblici disponibili per aprire la strada alle neo imprese, le start-up. Tante le opportunità soprattutto per i giovani laureati, con un percorso illustrato passo passo dalla infografica della Unicusano.

Avere una buona idea imprenditoriale, innovativa e sostenibile, e riuscire a realizzarla grazie alle proprie conoscenze culturali e capacità, ma anche grazie ai finanziamenti disponibili. Tutto nasce da quella voglia di cambiamento che da sempre caratterizza i giovani e – come la storia insegna – quelli italiani in particolare. Ma in quali settori i nostri giovani avviano le proprie start-up? Per lo più nei settori del web (49%) e dell’ICT (21%), seguiti dai settori dei servizi (19%), dell’elettronica e dei prodotti di consumo, secondo i dati rilevati dalla Unicusano. E un alto dato che può inorgoglirci è che, insieme a USA, Regno Unito e Germania, l’Italia rappresenta una delle più importanti realtà al mondo per l’impegno profuso verso la creazione di un ecosistema start-up. Stando ai dati ufficiali dell’associazione Italia Start-Up e delle Camere di Commercio d’Italia, nel 2013 oltre 110 milioni di euro sono stati investiti nel settore e 1.554 società italiane si sono iscritte alla sezione start-up innovative del Registro delle Imprese. Numeri senz’altro destinati a crescere nel 2014, così come le opportunità occupazionali per i neolaureati.


Per trasmettere la consapevolezza dell’enorme potenziale offerto dalle startup ai giovani, la Facoltà di Economia dell’Università “Niccolò Cusano” ha realizzato un’infografica che per la prima volta illustra dati, fasi di vita, fonti di finanziamento, protagonisti ed enti coinvolti nella nascita di queste nuove realtà imprenditoriali e nello sviluppo di una cultura “start-up oriented”.

L’inchiesta realizzata evidenzia come nelle start-up i soci fondatori siano solitamente tre, con un’età  media di 30 anni e, nella maggior parte dei casi (52%) in possesso di una laurea di primo livello.

Il 48% di loro vive al Nord e l’80% ha avuto precedenti esperienze come lavoratore dipendente e proprio sul luogo di lavoro ha conosciuto i futuri soci ed ha maturato con il progetto imprenditoriale.

 

Infografica Unicusano StartUp(Infografica a cura dell’universita’Unicusano)

 

Oltre ad aver analizzato la situazione attuale, la ricerca della Unicusano ha anche illustrato, grazie all’accurata infografica, tutti i passaggi da seguire da parte di chi voglia avviare (o abbia già avviato) un progetto d’impresa ad alto contenuto tecnologico: dai soggetti da coinvolgere per ottenere finanziamenti a come generare reddito (incubatori, investitori, Stato, università, business angel, mentor, venture capitalist, acceleratori e così via).

 
A svolgere un ruolo decisivo nel processo di trasformazione dell’idea innovativa di business in realtà concreta sono gli incubatori, veri e propri laboratori specializzati per settore che aiutano gli imprenditori a capire come sviluppare il progetto e a verificarne la fattibilità sotto tutti i punti di vista. Società neonate come Amc Instruments, attiva nella ricerca biologica e meccatronica, Jobrapido, nota per aver realizzato il portale dedicato agli annunci di lavoro, Viamente, operante nel settore della logistica e dei trasporti e Creabilis, nel campo delle biotecnologie, ad esempio, devono il loro attuale successo all’impegno degli incubatori nel disseminare innovazione e nel contribuire allo sviluppo economico del Paese.


Infine, una indicazione dello staff dell’università telematica Unicusano: “se le piccole e medie imprese italiane perdono ogni anno migliaia di posti di lavoro e faticano a restare a galla perché schiacciate da una burocrazia contorta e da una pressione fiscale ai massimi storici, le start-up possono usufruire dei vantaggi fiscali previsti dal Decreto Sviluppo Bis del Governo Monti. Non solo: pur rappresentando circa il 2% dell’universo produttivo italiano, le start-up creano più occupazione delle imprese tradizionali per i giovani e in questo modo contribuiscono alla crescita economica”.