III Giornata delle Reti di Imprese

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III Giornata delle Reti di Imprese

Durante la III Giornata delle reti, organizzata da Confindustria, si è fatto il punto sulla situazione dei finanziamenti da parte delle Regioni alle PMI che si organizzano in rete. Gli stanziamenti a sostegno delle aggregazioni sono pari a 1,28 miliardi di euro

Quello delle Reti è uno “strumento strategico per lo sviluppo delle Piccole e Medie Imprese”.

 

A dirlo è il Presidente della Regione Marche, Gian Mario Spacca, nella sua veste di coordinatore della Commissione Attività produttive della Conferenza delle Regioni. In particolare, Spacca ha illustrato l’attività di supporto delle Regioni alla creazione di reti di impresa spiegando che “le nuove sfide aperte dalla globalizzazione, l’esposizione di numerose piccole e medie imprese e settori dell’economia alla competizione internazionale, le problematiche collegate all’attuale fase di difficoltà economica e finanziaria hanno fatto del contratto di rete uno strumento strategico di politica industriale per lo sviluppo delle PMI, soprattutto in una prospettiva di internazionalizzazione e innovazione. Si tratta di una misura su cui le Regioni hanno puntato con determinazione, mettendo in campo specifici interventi per sostenerne la diffusione e lo sviluppo. Uno strumento in grado di rispondere alle attuali esigenze di riposizionamento competitivo del sistema produttivo italiano. La Conferenza delle Regioni ha ritenuto importante avviare una collaborazione con RetImpresa di Confindustria per realizzare uno studio dedicato al tema delle aggregazioni. Studio che consente di dare conto dell’impegno, anche finanziario, che tutte le istituzioni regionali hanno diretto verso tale misura”.

Hanno esposto i propri punti di vista anche il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi e il vice presidente Confindustria per le Reti di Impresa, filiere e aggregazioni e presidente di RetImpresa Aldo Bonomi. La base di partenza sono stati i dati del Rapporto “Le Regioni a favore delle reti di impresa” che evidenziano come nel quadriennio 2010-2013 siano stati emanati 77 bandi regionali, con stanziamenti complessivi pari a 1,28 miliardi di euro che hanno finanziato ben 490 richieste di agevolazione presentate da aggregazioni di imprese costituite tramite contratto di rete, per un totale di 8.338 imprese coinvolte. 

Le Regioni hanno specificato che le principali finalità perseguite negli interventi riguardano il sostegno dei processi di integrazione tra le imprese, allo scopo di supportare la riorganizzazione delle filiere, l’efficienza produttiva per accrescere la competitività sui mercati nazionali e internazionali nonché la capacità di innovazione. Ad aver beneficiato degli interventi regionali sono state soprattutto le PMI (destinatarie dell’87% dei finanziamenti) “a testimonianza” ha sottolineato Spacca “di come la strategia di aggregazione e di collaborazione sia stata colta in particolare dalle piccole e medie imprese per accrescere la competitività. Favorire le aggregazioni di rete consente inoltre di facilitare l’accesso al credito che, specie in questo periodo, rappresenta un elemento di forte criticità per le PMI. La notevole crescita, negli ultimi anni, del numero dei contratti di rete e dei soggetti coinvolti, come emerge dai dati di Unioncamere, conferma la validità di tale strumento e spinge a compiere una riflessione sul suo carattere strategico e sulle modalità per renderlo sempre più efficace e rispondente alle esigenze delle imprese”.

Ora sta per iniziare la nuova programmazione 2014-2020, e per le Regioni diventa essenziale non soltanto continuare a favorire la promozione e il consolidamento delle reti di imprese, ma anche sostenerne i processi di qualificazione, il rafforzamento delle reti intersettoriali e lo sviluppo di reti “lunghe” quale leva per il rilancio economico del Paese.

Spacca ha portato l’esempio della sua Regione, le Marche, in quanto si tratta della regione più imprenditoriale d’Italia: qui lo strumento delle reti di impresa si è rivelato particolarmente efficace, in tutti i settori. Nel campo dell’innovazione, per esempio, con le frontiere più evolute della sensoristica su cui la Regione è particolarmente impegnata, le reti di impresa hanno consentito di realizzare sei filiere con oltre 70 aziende coinvolte, per progetti nel campo della domotica declinata sulla longevità attiva.  

Anche nel campo del turismo la creazione di reti di imprese è stata fondamentale: “la nostra strategia è cambiata in questo campo proprio grazie all’applicazione delle reti. Mentre prima la politica turistica si esprimeva per singolo territorio, oggi punta a valorizzare i cluster di prodotto. Particolarmente evidente è l’importanza delle aggregazioni nel campo dell’agroalimentare che sta vivendo un momento magico nel nostro Paese. Grazie al meccanismo aggregativo, si è riusciti a risolvere il problema dimensionale e a garantire gli standard di produzione richiesti a livello internazionale”.

 

Anche la Regione Abruzzo era presente durante questa giornata e il suo rappresentante, a margine, ha tenuto a sottolineare che l’Abruzzo vanta il titolo di “best practice” italiana in tema di contratti di rete grazie alle misure collegate all’Accordo di Programma “Abruzzo 2015” stipulato con il MISE (Ministero dello Sviluppo economico). Due bandi – uno per la promozione e lo sviluppo di contratti di rete nel territorio regionale e uno per l’agevolazione dei progetti di innovazione e di internazionalizzazione dei contratti di rete in Abruzzo – che hanno messo a disposizione delle imprese 7,6 milioni di euro. Grazie a queste risorse si potuti finanziare 48 nuovi contratti di rete e 35 progetti di internazionalizzazione e innovazione dei contratti di rete. 

Oggigiorno l’Abruzzo si trova al quarto posto nella graduatoria nazionale per numero di soggetti (51) coinvolti in un contratto di rete (dati Unioncamere al dicembre 2013) e 135 reti.

A livello nazionale, ci sono 1.298 reti e l’Abruzzo ne ha il 9%. Ai primi posti troviamo Lombardia, Veneto e Toscana.

Ricordiamo infine che il Contratto di Rete è stato istituito nel 2009 dalla L. 33 (ne alleghiamo all’articolo la parte relativa) per dare una certezza giuridica alle imprese che intendono collaborare pur restando indipendenti, nella realizzazione di progetti comuni. Esso infatti deve essere stipulato tramite un atto pubblico o una scrittura privata autenticata. 

Le imprese che vogliono accrescere la propria competitività e capacità d’innovazione, tramite questo tipo di contratto si impegnano a “collaborare attraverso lo scambio di informazioni e prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica”.

 

pdf Legge 33/2009 sulle Reti di Imprese