Marchio donna per il successo umano e lavorativo

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“Marchio donna” per il successo umano e lavorativo

Promuovere il proprio nome e le caratteristiche femminili per affermare e far crescere i progetti personali e professionali. Se ne è parlato nel workshop “Women Personal Marketing”, presso l’Ateneo Regina Apostolorum a Roma

Il punto di vista delle donne, lavoratrici e dirigenti d’azienda, su questa ‘promozione’ di genere.

Marketing di genere. Il termine evoca questioni economiche e sembra poco adatto ad essere applicato a persone – donne in questo caso – che cercano la propria strada nella vita. Quel percorso prevede tuttavia un’evoluzione personale e professionale che deve necessariamente tener conto dell’aspetto economico ed ecco allora affacciarsi la necessità di mettere a punto un “marchio donna”, un meccanismo di ‘promozione’ e di consapevolezza che possa aiutare a farsi largo in un mondo costruito da e per gli uomini.

Le ‘istruzioni per l‘uso’ le ha rivelate Manuel Schneer nel corso del workshop “Women Personal Marketing”, che si è tenuto presso l’Ateneo Regina Apostolorum a Roma il 20 marzo.

Molte di queste indicazioni le conosciamo, eppure non riusciamo ad applicarle, non interamente, almeno: non accettare la tirannia dell’orologio biologico, non fare proprie le istanze altrui, non bloccarsi mentalmente davanti a situazioni competitive, non sentirsi poco amate, nè poco accettate.

convegnoManuel Schneer è direttore e fondatore di Axios Business Consultants, la società di consulenza argentina che sta per approdare in Europa e che a breve aprirà una filiale in Italia, diretta da Adriana Velazquez, per il lancio di Axios Europa. Autore di numerosi libri e di programmi di formazione su queste tematiche, Schneer è convinto che sia necessario produrre una rivoluzione’mentale’ per poter modificare il modo di pensare delle donne; a monte dovrebbe esserci però un’analisi su di sé, affinché ciascuna donna, conoscendosi nel profondo, possa rifiutare i modi di pensare e di agire che non sono suoi e individuare la propria formula per bilanciare il suo equilibrio professionale e personale.

La grande sfida è di trasformare le debolezze in punti di forza competitivi e realizzare un’alleanza strategica tra i due sessi. Le difficoltà più comuni delle donne, ha sottolineato Manuel Schneer, sono la scarsa autostima, il bisogno di emulare gli uomini, il senso di colpa che rende difficile la crescita umana e professionale, l’uso improprio della bellezza e della seduzione. 

 

Il ragionamento femminile porta spesso a dare per scontato che per avere successo si debba rinunciare a qualcosa e in primo luogo ad essere donna, un modo di pensare indotto dagli uomini. Il ‘marketing’ viene allora in soccorso; non si tratta di un processo economico, ma sociale: ciascuna deve far percepire agli altri che è la migliore, deve far conoscere il proprio valore e fare in modo che il relativo ‘prodotto’ venga acquistato, dove per prodotto si intende la capacità professionale. È importante riuscire a farsi vedere nel modo in cui si desidera e bisogna imparare a conoscere i valori in cui crede il ‘compratore’ e le sue motivazioni all’acquisto. Il nostro marchio è il nome personale, che deve essere unico e facilmente identificabile; l’altro deve poter pensare che scegliendo il nostro marchio, il nostro nome, possa mettere a punto un’ottima operazione.

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Il progetto personale e professionale deve essere elaborato cercando di trovare un equilibrio tra ambizioni ed effettive possibilità, perché non si producano frustrazioni. Spesso la carriera e la conduzione di una famiglia numerosa derivano da un delicato equilibrio tra le due realtà. 

A margine del workshop Luciana, un tempo presidente del consiglio di un ente che dipende da una delle massime istituzioni dello Stato, madre di tre figlie e ora nonna, ha rivelato di essersi sposata solo dopo aver ottenuto il ruolo di dirigente e di aver lavorato, per sua scelta e sotto la sua personale responsabilità, fino a dieci giorni prima del parto. I periodi dell’allattamento sono stati caratterizzati dall’apprensione, dal timore, nel suo caso infondato, di perdere il posto di lavoro. “Essere diventata dirigente mi aveva dato forza ed era tanta la voglia di andare avanti che, pur essendo incinta, accettavo di fare riunioni con persone che fumavano. Parliamo di trentacinque anni fa. È importante avere il sostegno del proprio marito, del compagno; inoltre, bisogna investire su aiuti domestici.” Potendolo fare, naturalmente.

C’è invece chi, diversi anni fa, ha pagato con la perdita del lavoro la scelta di diventare madre di tre figli; le due facce di una stessa medaglia. 

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Alcune cose sono cambiate nel corso degli anni, ma il cambiamento culturale è lento e a volte interrotto da periodi di crisi.

In crisi siamo sempre, ha sottolineato Manuel Schnerr, cambiano solo i termini con cui si definisce.

“Sono rimasta colpita dal convegno” ha detto Marta Rodriguez, direttrice dell’Istituto di Studi superiori sulla Donna, “dal fatto che dobbiamo trovare la risposta alla crisi dentro di noi e rilevavo il valore esistenziale e culturale di tutto questo. Esistenziale, perché siamo abituate a cercare le soluzioni alle nostre difficoltà fuori di noi: diciamo che dobbiamo cambiare circostanza, posto di lavoro, amici e facciamo molta fatica a guardarci dentro per cercare la soluzione. Culturale, perché tante volte viviamo in una cultura dell’immagine, che punta su un’economia non reale. Un discorso ben diverso da quello che mette la persona al centro e che ha un potenziale di vera svolta culturale.” 

Tornando al “marchio donna” ipotizzato da Schneer, occorre fare leva sui propri attributi per poter fare un cammino professionale soddisfacente. Sono da valorizzare la forza emotiva, la capacità di superare le avversità, l’empatia, l’abilità nel costruire rapporti e alleanze duraturi. Non è necessario rinunciare alla femminilità e alla maternità, ma si possono contemperare queste esigenze con quelle, legittime, di crescita lavorativa. Ogni donna dovrebbe prendere posizione e difendere il modello femminile, che deve trovare al proprio interno.

 

“La costruzione di un nuovo modello sociale dipende da noi” ha detto al termine del workshop Paola Pescatore, esperta nel settore telecomunicazioni in ambito innovazione e marketing, nel gruppo Telecom da circa vent’anni, “e va nel senso della solidarietà tra le donne, credo sia questo il messaggio di oggi”.

Donna in Affari ha chiesto un parere a chi quotidianamente si occupa di colloqui di lavoro. Virginia Filippi è presidente e socio della E-Care, società che si occupa da dieci anni di servizi di inbound, outbound e back office, in pratica: di call center. 

La scelta aziendale è stata quella di mettere le persone al centro, assumendo con contratti regolari e salari adeguati; il 62% delle persone assunte è di genere femminile. 

“Esistono due tipologie. Da una parte le donne che hanno un atteggiamento maschile e questo modo di fare riguarda soprattutto i profili manageriali; si tratta di donne che nascondono la propria femminilità e che tendono ad essere decisioniste, assertive, orientate verso un singolo tema piuttosto che su un discorso olistico. Dall’altro lato” ha proseguito Filippi “vi sono donne schiacciate dal sistema educativo familiare, scolastico, universitario, che tendono a mascherare le proprie peculiarità e danno risposte evasive su temi personali, ad esempio sul desiderio di avere figli; alcune single omettono addirittura di dire di essere ragazze madri. In generale, vi è una compressione degli aspetti dell’equilibrio personale e professionale”.

La casistica è ampia, perché su 2500 persone assunte dalla E-Care in tutta Italia con contratti di lavoro a tempo determinato o indeterminato, 1507 sono donne; di queste, 674 hanno un’età inferiore ai trenta anni e un titolo di studio alto: 334 sono laureate, le altre hanno il diploma.

“Le donne che hanno il coraggio di rivelarsi, grazie anche al supporto e agli stimoli derivanti dalla famiglia” ha concluso Virginia Filippi, “hanno un atteggiamento che non è da velina, né da uomo mancato, ma da vera donna. È questa l’alchimia vincente. Mettendo al centro il proprio essere, qualora reclutate queste donne si rivelano le persone che meglio sanno gestire il lavoro e le altre risorse umane”.

Daniela Delli Noci