Riforma della Formazione professionale: la proposta della CGIL

susanna-camusso

Riforma della Formazione professionale: la proposta della CGIL

Per qualificare i percorsi di acquisizione delle competenze dei lavoratori, per una efficace riforma delle politiche attive che consenta il reinserimento lavorativo, la confederazione sindacale propone un programma articolato che va dall’innalzamento dell’obbligo scolastico a 18 anni al ruolo delle parti sociali in questo settore

Il lavoro ha bisogno di un input nuovo, che metta al centro la formazione, riformandola per renderla più efficace. Gli investimenti in questo campo sono prioritari per l’uscita dalla recessione perché è fondamentale l’innalzamento dei livelli di competenza. Lo afferma il Sindacato guidato da Susanna Camusso.

La Cgil, dopo aver analizzato l’attuale sistema formativo, evidenziandone le criticità, avanza la sua proposta nel dettaglio. Essa prevede anche la condivisione di metodologie, pratiche e linguaggi comuni tra i sistemi di formazione, proprio perché dall’analisi effettuata il sistema formativo attuale è risultato segmentato tra regioni e soggetti coinvolti e con delle falle da colmare nei processi di accreditamento delle strutture. Ciò determina confusione tra i vari attori del processo ma anche una “diffusa inappropriatezza della spesa”.

La proposta della Cgil, che alleghiamo all’articolo, appartiene al più generale Piano del Lavoro proposto dall’organizzazione ed è centrata su una strategia di innalzamento dei livelli di istruzione e delle competenze della popolazione che passa attraverso “l’innalzamento dell’obbligo scolastico e il rilancio del sistema della formazione professionale nell’ambito del sistema integrato dell’apprendimento permanente”.

In sintesi, la proposta prevede quali punti chiave: 

  • migliorare l’efficacia della formazione e rendere il sistema della formazione più equo e rispettoso delle fasce deboli e delle pari opportunità, eliminando discrasie, spreco, malcostume e malaffare; 
  • innalzare l’obbligo scolastico a 18 anni; 
  • definire a livello nazionale, sul piano degli standard qualitativi, i ‘Livelli essenziali di qualità’ delle caratteristiche dei percorsi di formazione; 
  • diffondere la cultura delle competenze, realizzando il repertorio nazionale delle qualificazioni professionali e il sistema nazionale di certificazione delle competenze;
  • potenziare e qualificare l’offerta formativa dell’intera filiera dell’istruzione; 
  • incrementare la qualità della formazione permanente valorizzandone le finalità in una proiezione non solo occupazionale, ma anche sociale e di cittadinanza attiva; 
  • rafforzare il ruolo delle parti sociali per valorizzare le finalità della formazione professionale e per migliorare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.

 

Queste attività vanno associate ad opportuni processi di rendicontazione sociale, di ‘accountability’, ovvero: dare conto di cosa si fa, come si spende e cosa si ottiene in termini di efficacia, premiando le iniziative con obiettivi precisi, certi e controllabili. 

Essendoci poche risorse disponibili, infatti, non ci si può certo permettere di sprecare nemmeno un euro, né di spenderlo male. Così, per quanto riguarda il capitolo risorse, la Cgil sottolinea nella sua proposta come sia necessario garantire “la continuità delle risorse a carico del bilancio dello Stato e lo svincolo della spesa sostenuta dalle regioni dal conseguimento degli obiettivi fissati dal patto di stabilità”. 

Allo stesso tempo la Cgil chiarisce che devono essere previste risorse significative nell’ambito delle Fondi europei relativi alla Programmazione 2014-2020, anche superando la frammentarietà delle fonti finanziarie (comunitarie, nazionali, regionali, locali, bilateralità), che spesso richiedono modalità attuative e di rendicontazione diverse tra loro generando ulteriore confusione e complessità burocratiche. 

Importante, sul punto dell’investimento delle risorse, è che una parte di esse venga assegnata alle Regioni in base “alle condizionalità e/o alla realizzazione degli obiettivi sulla base dei dati oggettivi forniti da una specifica anagrafe nazionale”.


 

pdf Proposta Cgil