Spending Review. La CGIL denuncia: ancora contro le donne

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Spending Review. La CGIL denuncia: ancora contro le donne?

Il segretario confederale della CGIL, Vera Lamonica, si esprime duramente sul piano Cottarelli di Spending Review: “Ancora un’operazione di cassa sulle pensioni, in perfetta continuità col passato, insieme ad un particolare accanimento sulle donne?”. 

Lamonica sottolinea come si prevedano, per quanto concerne le pensioni, pesanti riduzioni del nostro sistema di welfare, senza tener conto che “i tagli nel welfare sono tagli alle prestazioni, rendono più debole ciò che è già debole”.

Il nuovo piano di tagli prevede che si leghi nuovamente il diritto all’indennità di accompagnamento al reddito familiare, introducendo dei limiti in base al livello di quest’ultimo. Inoltre, questi limiti sarebbero retroattivi, in modo da poter “risparmiare” di più. Anche le invalidità civili sarebbero soggette ai tagli di spese: bisognerà limitarne il numero, secondo quanto previsto dal piano Cottarelli ma la CGIL spiega che i veri invalidi sono già stati penalizzati dalle campagne contro gli abusi, che colpiscono tutti indiscriminatamente facendo nascere sospetti in ogni ambiente come – aggiungiamo noi – è stato fatto in passato per le campagne contro gli evasori fiscali. 

carlo-cottarelliMa cosa prevede il Piano del Commissario per la Spending Review? Innanzitutto l’allineamento tra uomini e donne per quanto riguarda la pensione: da 41 a 42 anni per tutti per maturarne i requisiti. Solo con questa misura, spiega Cottarelli in Senato, si potranno risparmiare 200 milioni nel 2014 e 500 milioni nel 2015, fino ad arrivare a 1miliardo di euro risparmiate nel 2016.

Ma il piano proposto prosegue con la revisione di tutte le pensioni, come un prelievo su quelle più elevate a titolo di contributo di solidarietà (in questo caso i conti fatti dal commissario indicano un risparmio di 1,4 miliardi di euro nel 2014, 1 miliardo nel 2015 e 500 milioni nel 2016).

Non mancano all’appello le pensioni di guerra, per le quali oggi lo Stato impegna 1,5 miliardi di euro da destinare soprattutto ai superstiti e ai parenti delle vittime della seconda guerra mondiale. Infine, il Commissario parla di una stretta sui nuovi flussi delle pensioni di reversibilità, che verranno ridotti in percentuale – come fatto notare dalla dirigente della CGIL – a seconda delle fasce di reddito.

Per la dirigente sindacale Vera Lamonica si tratta di “misure estremamente pesanti per quanto riguarda la previdenza. Ancora una volta si vanno a colpire i pensionati e le donne, in particolare queste ultime per quanto riguarda l’innalzamento di un anno in più di contributi per andare in pensione di anzianità”. Su quest’ultimo punto, la Cgil si augura che “con la nuova richiesta dell’UE sull’allineamento della contribuzione per le donne, non si voglia ripetere l’esperienza del Governo Berlusconi, che innalzò di un colpo a 65 anni l’età per la pensione delle donne del Pubblico Impiego, con ulteriore penalizzazione delle donne, e che anzi l’occasione venga colta per intervenire su uno dei punti più delicati ed iniqui della riforma Fornero: abbassando per gli uomini l’età di accesso e favorendo per le donne la valorizzazione contributiva per i periodi di lavoro di cura. Si ripropone insomma, l’esigenza di intervenire su un impianto normativo che si rivela sempre più socialmente insostenibile”.

Ma non è questa per Lamonica l’unica misura contro le donne, visto che nel piano Cottarelli si parla anche di misure per ridurre le pensioni di reversibilità “così come di ‘maggiore deindicizzazione delle pensioni nel 2015’, anche se non si precisano le misure che si intendono adottare, mentre appare purtroppo abbastanza chiaro il contributo temporaneo (per quanto tempo?) che viene richiesto sulle pensioni relativamente più elevate, dal momento che quando si precisa che il contributo verrà fatto sul 15% dei pensionati si capisce che le pensioni ‘relativamente più alte’ sono quelle di 2500 euro lordi”.

Un’ultima notazione da parte di Lamonica riguarda l’intervento di oltre tre miliardi di euro nel triennio sul sistema sanitario nazionale. Un sistema “già fortemente indebolito per i tagli di tutti questi anni”.

Sembra, da queste parole, che il Commissario Straordinario non dia seguito in maniera completa al proprio incarico governativo, poiché questo prevede, sì, che la spesa pubblica debba essere revisionata e ridotta al fine di eliminare gli sprechi ma lo scopo è quello di “migliorare la qualità dei servizi resi ai cittadini”. Il punto è che, invece di pensare alla spesa pubblica destinata al benessere dei cittadini, forse bisognerebbe focalizzarsi sulla spesa pubblica destinata al benessere degli alti dirigenti pubblici. Perdonateci il sarcasmo.

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Daniela Molina
Direttore di Donna in Affari.it