Centri impiego nel Lazio: pochi i contratti di lavoro attivati

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Centri impiego nel Lazio: pochi i contratti di lavoro attivati

Nel Lazio ci sono 39 Centri per l’Impiego, di cui 25 solo nella zona di Roma (5 in città, 4 dentro le università, 16 in provincia) ma solo il 2,5% delle persone che cercano lavoro lo trova tramite questi uffici. La ricerca della UIL di Roma e del Lazio in merito ai centri per l’impiego

I Centri non vengono utilizzati per il loro scopo primario. Come denunciano gli operatori stessi, i disoccupati li utilizzano per i certificati di disoccupazione o per le pratiche burocratiche ma non per cercare lavoro.

 

25 Centri a Roma e provincia, 4 a Frosinone, 5 a Latina, 2 a Rieti e 3 Viterbo; un’utenza di 183mila persone disoccupate o inoccupate, di cui 41 mila giovani sotto ai 25 anni di età ma pochissimi tra loro pensano a utilizzare i Centri per trovare lavoro. Qual è il problema?

A questa domanda ha tentato di rispondere il sindacato dei lavoratori scoprendo che sono gli uffici pubblici stessi a non capire a cosa servano i CpI e a dirottare gli utenti per altri scopi, ad esempio le ASL dirottano le persone che si rivolgono a loro ai Centri per l’Impiego a richiedere l’esenzione del ticket sanitario! 

Ecco le parole degli stessi operatori dei CpI: “i centri vengono utilizzati dall’utenza soprattutto per richiedere certificazioni di disoccupazione e pratiche burocratiche e molto poco per una ricerca occupazionale. Ciò probabilmente anche a causa di un mancato collegamento diretto con le aziende o perché vengono dirottati nei Cpi gli utenti che si rivolgono alle Asl per chiedere l’esenzione del ticket sanitario. Se il sistema funzionasse, il Centro potrebbe realmente adempiere ai compiti per cui è nato e non sbrigare pratiche di altri uffici”. 

E a questo punto è legittimo chiedersi, come fa il segretario generale della UIL di Roma e Lazio, Pierpaolo Bombardieri: “a cosa servono così tanti centri per l’impiego?” Infatti, “se, come dicono gli stessi operatori, i centri svolgono prevalentemente funzioni diverse da quelle per cui sono nati e se soltanto il 2,9% delle offerte delle aziende italiane passa attraverso i CpI, perché non si fa una seria verifica della loro effettiva utilità? Soprattutto in rapporto alle necessità del territorio. E da chi saranno gestiti adesso? Non sarebbe più opportuno averne 10/15, a seconda dei bisogni e dell’affluenza, ma realmente operativi nella ricerca di un lavoro?”.

 

Dallo studio emerge che chi cerca lavoro non passa attraverso i centri per l’impiego: solo il 3,4% dei disoccupati italiani ha utilizzato il Cpi come canale di ricerca. La maggior parte si affida a conoscenze dirette e segnalazioni di conoscenti, banche dati aziendali e annunci a mezzo stampa.

“Ciò significa” prosegue Bombardieri “che sarebbe opportuno rivedere al più presto l’intera rete dei centri per l’impiego, ridimensionando la loro presenza e investendo sulla necessaria formazione degli operatori, in modo da arrivare a svolgere compiti ben definiti, magari anche attraverso l’autocertificazione di alcune pratiche che vanno a intasare questi luoghi adibiti a tutt’altro. E, inoltre, nella loro gestione andrebbero  coinvolti anche i Comuni, che sono gli enti più vicini al territorio. Una gestione esclusivamente regionale non farebbe altro che rendere più dispersivi ruoli, compiti e strutture, a totale discapito dei cittadini”.

 

La ricerca effettuata dalla UIL informa anche che il Lazio è, insieme alla Campania e alla Sicilia, la regione italiana col più alto numero di operatori dei centri per l’impiego assunti a tempo indeterminato: 97,1% su una media nazionale – già di per sé elevata – dell’88%. Su  602 operatori che lavorano nei CpI della regione 588 hanno un contratto a tempo indeterminato, con una media di 17,2 operatore per centro. Di questi, la maggior parte (82%) svolge funzioni di fronte office, quindi a diretto contatto col pubblico. Per quanto riguarda la formazione culturale degli operatori,  secondo i dati diffusi dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, soltanto il 15,5% ha un diploma di laurea.