Il gender gap tecnologico

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Il gender gap tecnologico

Che cos’è il gender gap? Le risposte in un workshop al Codemotion. Uomini privilegiati nei processi di selezione nell’Information Tecnology

Secondo antichi retaggi culturali, che ci trasciniamo fino ai giorni nostri, le donne dovrebbero essere relegate a ruoli minoritari nel mondo del lavoro, per coniugare il profilo professionale con quello famigliare. Questa concezione, per nulla superata, crea non pochi ostacoli nell’inserimento delle quote rose nel mondo dell’informatica, dove la loro presenza risulta essere marginale. Le differenze di genere, che spesso accompagnano queste logiche, hanno assunto una precisa definizione: gender gap.

L’espressione è stata coniata dal Word Economic Forum nel 2006 e vuole evidenziare quante e quali possano essere le disparità di genere in tutto il mondo, considerando un bouquet assortito di Stati. I 110 Paesi inclusi nella ricerca offrono degli spunti di riflessione: le nazioni del Nord, come l’Islanda, sono quelle in cui il divario tra uomo e donna è meno presente. Il nostro Paese, purtroppo, si colloca al 71° posto della classifica per quanto concerne partecipazione, formazione ed opportunità.

Questo tema ha animato la quarta edizione di uno dei 16 track tematici di Codemotion, la conferenza internazionale dedicata alla tecnologia e aperta a tutti i linguaggi di programmazione, svoltasi dal 9 al 12 aprile, presso il Dipartimento di Ingegneria di Roma Tre, nella Capitale.

A moderare il workshop intitolato “We come and code in peace” sono state due esperte di informatica:  Daniela Cecchinelli e Sara Quadraccia, entrambe Project manager presso Dnsee. 

Durante l’incontro le due relatrici si sono così espresse: “ci spiace ammettere che, nei processi di selezione, in particolare nel contesto dell’informatica o della tecnologia, siano privilegiati gli uomini. Certo c’è da fornire anche qualche dato aggiuntivo: al di là delle lontane  concezioni matriarcali, che vedrebbero le donne posizionate solo in contesti prettamente femminili, tipo insegnamento, c’è una rara presenza di ragazze presso le facoltà scientifiche, carenza causata dalla scarsa valorizzazione delle materie tecniche che la scuola italiana non garantisce. Le laureate in materie informatiche sono pari al 3% e l’esiguo numero non agevola le assunzioni”.

daniela-cecchinelli“Le donne poi” hanno aggiunto Quadraccia e Cecchinelli “sono oggetto di forme di vessazione: se carine, devono fare anche i conti con l’invidia delle colleghe più vecchie e meno gradevoli, delle aziende, ma anche imbattersi nelle avances degli uomini. Quindi il valore e le competenze professionali tendono, in più di una circostanza, ad essere compromessi da elementi del tutto estranei al mondo lavorativo”.

 Significativa la storia di Sara Quadraccia: “quando ero ragazza, non parlo certo del Paleolitico” ci confessa scherzando “non c’erano gli stessi strumenti informatici con cui si rapportano i ragazzi di oggi; la connessione ad internet era un bradipo e lo stesso computer in mio possesso non era dotato della memoria di quelli attuali, dunque c’era un surplus di lavoro. Quando compresi di volermi iscrivere all’Università dovetti fare i conti con lo scetticismo di mia madre che reputava il mondo dell’informatica una perdita di tempo… per fortuna ho seguito le mie inclinazioni ed ora opero in un contesto appagante”.

Ma le donne amanti dell’IT non sono osteggiate solo nel nostro Paese: su di una percentuale complessiva di impiegati pari all’85%, il 17% di esperte informatiche o ingegneri in rosa si trova in Italia, contro il 37% di altri stati comunitari e non. 

Abbiamo cercato di indagare in questo spaccato di mondo, nell’arco della stessa giornata, attraverso le  risposte che ci sono state fornite da Alfredo Morresi, Developer Relations Program Manager presso Google.

“Il successo di Google, motore di ricerca nato quindici anni fa dall’inventiva di Page e Brinn,continua a rimanere inalterato” ci ha raccontato Morresi, “perché nel tempo l’azienda ha saputo individuare ed inserire al suo interno personale valido e poco importa se fosse stato di genere maschile o femminile. I profitti, poi, sono aumentati del 17% rispetto a quelli dello scorso anno, per un fatturato totale che si aggira attorno ai 16.86 milioni di dollari”. Quindi, a conti fatti, secondo il manager di Google, non si può parlare, almeno nel suo caso, di gender gap.

 

Con la speranza che le tesi di Morresi possano essere avvalorate da dati statistici crescenti, rinnoviamo l’appuntamento di Codemotion al prossimo anno; l’evento di portata internazionale, giunto alla quarta edizione, ha visto la presenza del 50% di ospiti stranieri ed il suo successo è stato decretato da numerosi talk, il 75% dei quali  strutturati in lingua inglese.

Paola Paolicelli