Non stiamo zitti la campagna di Telefono Azzurro

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“Non stiamo zitti”: la campagna di Telefono Azzurro

Maltrattamento fisico, abuso sessuale, abuso psicologico, trascuratezza. Sono queste, nell’ordine, le cause alla base delle segnalazioni all’associazione da parte di bambini e adolescenti. Ogni anno, le violenze portano alla morte 852 bambini e adolescenti sotto ai 15 anni di età

Il Telefono Azzurro invita a denunciare la violenza sui bambini: non ci si deve vergognare né si deve lasciar spazio all’omertà, perché si tratta di un problema gravissimo e sottostimato, che va affrontato anche coinvolgendo l’opinione pubblica in un’azione comune di denuncia e difesa dell’infanzia violata.

 

Stare zitti, non denunciare gli abusi subiti, può portare alla tragedia. Anche la mancata segnalazione da parte di un pediatra o di un insegnante in nome di una malintesa privacy che fa loro ritenere giusto coinvolgere esclusivamente la famiglia può portare al proseguimento degli abusi sui minori, visto che nella maggior parte dei casi (85,34%) tali abusi avvengono nel chiuso delle mura domestiche, da parte dei genitori, o nell’ambiente della famiglia allargata, da parte dei parenti. Credere quindi che la famiglia sia il luogo in cui “si lavano i panni sporchi” è un errore che può avere conseguenze gravissime, addirittura fatali.

I dati rilevati dal Telefono Azzurro sono a dir poco inquietanti: ogni anno in Europa circa 18 milioni di bambini e adolescenti sono vittime di violenza sessuale, un numero minore rispetto a quelli che subiscono violenza fisica (44 milioni) o violenza psicologica (55 milioni), ma comunque significativo. In Europa sono vittime di violenza sessuale il 13,4% delle femmine e il 5,7% dei maschi; di violenza fisica sono vittime il 22,9% dei bambini di entrambi i sessi; di violenza psicologica sono vittime il 29,1% dei bambini. Il problema è diffuso in tutto il mondo ma in alcuni Paesi viene affrontato meglio rispetto all’Italia, dove sono necessari, ad esempio, interventi professionali specifici per assicurare alla vittima una partecipazione non traumatica all’iter giudiziario o un percorso terapeutico che ne faciliti il recupero del benessere psico-fisico. Inoltre, in Italia è proprio il silenzio a rappresentare il problema maggiore: si parla poco di questi problemi, si evitano le denunce, si crede che il bimbo crescendo supererà questa situazione e dimenticherà tutto.

Il neuropsichiatra infantile Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro, ha spiegato che in Italia solo negli ultimi cinque anni le telefonate con richiesta di consulenza su bimbi in difficoltà ricevute dall’associazione sono state circa 16.300, con oltre 5.300 casi di violenza: una telefonata su tre ha portato all’individuazione di una forma di abuso per un totale di 8.885 forme di violenza sui bambini e gli adolescenti. In media, i casi di violenza segnalati sono 4 al giorno. 

Se questi dati ci sembrano allarmanti, lo stesso prof. Caffo ci spiega che in realtà la situazione è ancora peggiore, poiché sono tantissimi i casi che non vengono segnalati proprio perché i bambini non sono in grado di farlo, perché sono troppo piccoli (anche sotto ai tre anni) o perché non sono messi in condizione di uscire dalla cerchia familiare in cui avvengono gli abusi.

Ultimamente sembra ci sia stato un aumento delle segnalazioni, ma ciò – spiega sempre il prof. Caffo – è dovuto al fatto che la campagna di sensibilizzazione sulla violenza contro le donne ha portato come conseguenza positiva anche il fatto di aumentare il livello di consapevolezza della propria situazione da parte dei bambini. Per questo è importante portare avanti la campagna di sensibilizzazione lanciata dal Telefono Azzurro: la conoscenza è potere. Anche di denunciare il proprio stato di vittima, senza timori. Importante anche la collaborazione da parte degli adulti che hanno avuto un passato di abusi subiti quando erano minori: la loro testimonianza incoraggia i bambini a parlare della propria esperienza senza timori e fa capire loro che la vita può continuare nel migliore dei modi, che si può superare tutto purché se ne parli: tacere, e tenere dentro di sé queste esperienze traumatiche, può provocare un danno psicologico. Avere modelli positivi è importante per dare il coraggio agli altri di parlare. Proprio al termine degli incontri con gli adulti ex vittime di violenze, molti bambini hanno trovato questo coraggio e si sono fatti avanti, autonomamente, chiedendo consiglio e supporto.

La campagna “Non stiamo zitti” si svolgerà durante il mese di aprile, per farlo divenire un “Aprile Azzurro”, e consisterà in una serie di eventi in molte città italiane, nella messa online di tutte le informazioni riguardanti le violenze sui minori, il coinvolgimento di tutta la rete di ascolto e di difesa che fa capo alla Onlus Telefono Azzurro in Italia. La piantina solidale, con i tradizionali “Fiori d’Azzurro” simbolo di questa particolare lotta contro gli abusi, verrà distribuita in 2.300 piazze italiane (elenco disponibile sul sito azzurro.it). 

Il prof. Caffo ha spiegato che tra le forme di violenza è compresa la trascuratezza, che si ha quando i genitori non si relazionano con i figli, non offrono loro affetto e supporto emozionale né se ne prendono cura. Questa mancanza fa sì che i bambini non riescano a loro volta a relazionarsi con gli altri e abbiano problemi di apprendimento. Se poi ci si aggiunge la violenza psicologica, come ad esempio il rimprovero ai figli di non essere all’altezza delle aspettative dei genitori, di essere incapaci, di farli vergognare di averli come figli, ecco che i bambini diventano insicuri. Se poi i genitori sono violenti, anche i bambini useranno la violenza come forma di contatto, sia con gli adulti che con i propri coetanei. Inoltre, i bambini possono diventare a loro volta violenti proprio con i propri genitori, quando iniziano ad avere la forza per potersi ribellare nei loro confronti. Tra i sintomi che accusano i bambini vittime di violenza ci sono anche l’ansia e i disturbi alimentari.

Solitamente commettono abusi nei confronti dei propri figli i genitori fragili in quanto coppia, quelli che usano la violenza come metodo educativo, quelli che hanno problemi economici, quelli che assumono sostanze psicotrope o alcool. 

 

I tipi di violenza

Maltrattamento fisico

Si parla di maltrattamento fisico quando i genitori o chi si prende cura del bambino mette in atto violenze fisiche e gli causa un danno fisico. Si tratta di percosse, come calci e pugni, di spintoni, di cinghiate, di bruciature di sigaretta o di fratture alle ossa provocate intenzionalmente.

 

Abuso sessuale

In questo caso si intende il coinvolgimento di persone immature in attività sessuali, senza che ne siano consapevoli né abbiano possibilità di scelta. Si tratta di rapporti sessuali completi o di forme di contatto erotico, compresi quegli atti che non prevedono un contatto diretto. 

 

Violenza psicologica

Si tratta di modalità di comportamento ripetute da parte di un genitore o di un altro adulto che comunica al bambino di non essere adatto, di non avere valore, di non essere amato né voluto, o che il suo valore è legato solo alla soddisfazione dei bisogni del genitore o dell’adulto. Tra i comportamenti individuati ci sono i seguenti: umiliare, rifiutare, terrorizzare, ricorrere a punizioni degradanti, negare risposte emozionali, non mostrare sentimenti positivi nei confronti del bambino, non permettergli di avere amici, ignorarli.

 

Violenza domestica

Con questo termine si intende “ogni forma di violenza fisica, psicologica o sessuale che riguarda tanto soggetti che hanno o hanno avuto  una relazione di coppia, quanto soggetti che all’interno del nucleo familiare più o meno allargato hanno relazioni di carattere parentale o affettivo” (Organizzazione Mondiale della Sanità, 1996). 

 

Trascuratezza

In questo caso ci si riferisce a una inadeguata attenzione da parte dei genitori rispetto alle necessità e ai bisogni evolutivi del bambino. Si parla di incuria quando le cure sono insufficienti rispetto ai bisogni fisici e psicologici del bambino nella sua particolare età; di discuria quando il bambino riceve cure distorte e inadeguate rispetto alla sua età (ad esempio l’iperprotettività); di ipercura quando il bambino riceve cure eccessive (ad esempio una esagerata e dannosa medicalizzazione).

Il fatto di non parlare della violenza sui minori all’interno di una comunità è un’azione nociva nonché un atto di vigliaccheria se a tacere è chi è venuto a conoscenza di un abuso nei confronti di un minore, perché non può esistere privacy in questi casi; inoltre, la paura di affrontare la situazione e parlarne fa sì che la comunità stessa si senta estranea al problema, come se non la riguardasse. In realtà, invece, deve essere chiaro che i bambini non appartengono solo ai genitori: sono patrimonio della comunità e non della famiglia, quindi difenderli è un dovere di tutti. 

Ricordiamo che la linea di ascolto – sempre aperta – di Telefono Azzurro è 19696.