5 maggio: giornata nazionale contro pedofilia pedopornografia

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5 maggio: giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia

L’allarme lanciato dall’Italia. Sempre più difficile combattere questo problema: la polizia postale ha difficoltà, i giudici sono costretti a lasciar decadere le inchieste, mentre gli adescamenti via internet sono la forma più frequente, che conduce alla violenza sessuale seguita da persecuzione e ricatto…

Nella giornata nazionale dedicata a questo odioso e sempre più ampio fenomeno, il Telefono Azzurro ha organizzato una sessione di discussione con il coinvolgimento di membri del Governo e del Parlamento italiani, di europarlamentari, di magistrati, di rappresentanti delle forze dell’ordine, di associazioni internazionali. Una serie di relatori di eccellenza che ci ha reso via via sempre più preoccupati per la situazione attuale. Combattere pedofili e pedopornografi infatti sembra sia molto difficile per via della mancata applicazione di alcune leggi o della mancanza di un adeguamento delle stesse alla contemporaneità ma anche per un’assurda e distorta visione della tutela della privacy e per un abbandono a sé stessi dei propri figli davanti alla Rete, alla quale ci si collega non più solo con PC ma anche con cellulari, smartphone e tablet.  E i punti di maggior contatto tra pedofili e bambini o adolescenti? Sono i Social Network e Skype.

Due bambini chiusi a chiave in un’automobile sotto il sole: stanno per soffocare, si chiamano i soccorsi, si apre a forza lo sportello e si portano al pronto soccorso dove, per puro caso, si scopre che hanno la bocca piena di condilomi: un’affezione venerea dei genitali che si trasmette per via sessuale. Così si scopre che quei due bambini venivano “utilizzati” per prestazioni sessuali orali a pagamento. Una bambina di due anni ad un controllo medico risultata affetta da sifilide non di tipo ereditario. Così si scopre che quella bimba era stata in contatto con i genitali di adulti malati e aveva svolto attività sessuali con essi.
A rivelare questi due casi è Simonetta Matone, magistrato ed ex capogabinetto del Ministro per le Pari Opportunità, che spiega: “cosa dobbiamo pensare di genitori come quelli di questi bambini? Nel migliore dei casi sono genitori ‘distratti’, negli altri sono autori del reato o complici poiché vendono i propri figli per farli usare a scopi sessuali”. Una mente sana troverebbe queste pratiche rivoltanti ma a quanto sembra di menti malate ce ne sono più di quel che pensiamo. In Europa un bambino su cinque è vittima di abusi sessuali (stima del Consiglio d’Europa, 2010); si tratta di più di 18 milioni di bambini e adolescenti. Il materiale pedopornografico è in aumento: dal 2002 al 2013 sulla Rete si sono accumulate 104 milioni di immagini di questo genere ma 22 milioni caricato solo nell’arco dell’ultimo anno. Nel nostro Paese, nel 2012, ci sono state 558 denunce per atti sessuali con minorenne, 120 per corruzione di minorenne e 380 per pornografia minorile e detenzione di materiale pedopornografico (dati Istat).

Cartello-riconoscimento-pedofili Come agiscono i pedofili

Solitamente gli abusi sessuali nei confronti dei minori sono attuati dalle famiglie o comunque da figure ben conosciute dal bambino, di cui si fida. Recentemente però, con l’utilizzo sempre più massiccio da parte di bimbi e adolescenti dei mezzi tecnologici e della Rete, il fenomeno si è allargato all’adescamento online. Il pedofilo non è facilmente identificabile e si nasconde dietro “profili” falsi, soprattutto sui social network. Fingendo di essere una o un coetaneo della preda individuata, riesce ad entrare in contatto con lei e a stringere amicizia. Un’amicizia virtuale che va avanti finché non riesce a carpire la fiducia della giovane preda. A quel punto iniziano le richieste di appuntamento, un incontro per conoscersi di persona, puntando sull’elemento curiosità. Ed è proprio durante questi incontri che i minori scoprono di avere a che fare con un adulto pedofilo, ma ormai è troppo tardi: tutti gli incontri con questi criminali portano allo stupro, seguito dallo stalking e dal ricatto sessuale.
Ad essere vittime di adescamento sono soprattutto le femmine, principali vittime anche degli abusi sessuali (73,5%) mentre a essere vittime della pedopornografia sono sia i maschi che le femmine.

Come contrastarli

Purtroppo gli strumenti a disposizione delle forze dell’Ordine e della magistratura non sono sufficienti a combattere il fenomeno, cosa che è stata evidenziata nei vari interventi susseguitisi durante l’incontro del 5 maggio (guarda il video). Una giornata che il presidente di Telefono Azzurro, Ernesto Caffo, ha definito non solo un  momento di discussione su questi temi ma un’occasione per lanciare proposte concrete di lotta al fenomeno che, come riconosciuto dal premier del Regno Unito David Cameron, è un crimine contro l’umanità che va combattuto con la stessa forza e gli stessi mezzi usati per combattere il terrorismo.
Anche in considerazione degli aspetti più turpi di questo fenomeno, come il fatto denunciato da Ernie Allen, presidente dell’ICMEC (International Center for Missing and Exploited Children), dell’esistenza di 35 milioni di persone potenzialmente attratte dai bambini (oltre quelle già denunciate) e del fatto che i pedofili cercano bambini sempre più piccoli, che non siano in grado di parlare, perché così non potrebbero denunciare gli abusi, e diffondono immagini online in cui si assiste alla loro penetrazione (nell’80% dei casi, infatti sia ben chiaro che le immagini pedopornografiche diffuse via internet non sono certo dei “semplici” ritratti di bimbi in costume adamitico), anche in considerazione di tali aspetti dunque è stato presentato il 5 maggio un appello alle autorità italiane da parte del Telefono Azzurro. Si tratta di precise richieste, ovvero:

  • l’applicazione della normativa sia italiana sia europea esistente in materia, con l’omogeneizzazione e l’integrazione di tutti gli interventi di prevenzione e contrasto della pedofilia. Come è emerso dall’incontro infatti, gli stessi politici e gli stessi magistrati e persino il direttore della polizia postale Antonio Apruzzese, hanno ammesso che ci sono ancora gravissime lacune e carenze in questo campo, anzi: la difficoltà di scovare i pedofili online è aumentata a un livello esponenziale;
  • Una raccolta dati che illustri in maniera più precisa il fenomeno, anche grazie all’istituzione di un Registro Permanente, come avviene negli altri Paesi del mondo;
  • l’apertura di centri e istituti specializzati nella cura delle conseguenze psichiche e fisiche delle piccole vittime di abusi sessuali;
  • l’elaborazione di misure, ivi compresa la terapia farmacologica, per controllare i soggetti autori di questi reati in modo di escludere che tornino a commetterli, dal momento che il tasso di recidività della pedofilia è altissimo. Telefono Azzurro insiste anche sulla necessità di non far lavorare (nemmeno come volontario) a contatto con i bambini chi in passato è stato condannato per pedofilia o pedopornografia;
  • l’attuazione di una formazione specifica per chi opera in ambito giuridico o psico-sociale nel settore della prevenzione e della lotta alla pedofilia e alla pedopornografia, nonché tutti coloro che possono entrare in contatto con le potenziali vittime di abusi (insegnanti, pediatri, operatori del mondo dello sport) in modo che possano comprendere i “sintomi” e sapere come affrontare la situazione supportando con competenza le vittime durante i loro primi passi verso l’affrancamento dal loro aguzzino;
  • la realizzazione di azioni di prevenzione ed educazione nei confronti delle famiglie e delle scuole;
  • il coinvolgimento responsabile delle aziende tecnologiche nel contrasto alla pedopornografia e all’adescamento online (anche facendo capire che la normativa sulla privacy dell’adulto è limitata quando si tratta di scovare chi è autore di simili reati);
  • l’impedimento di ulteriori tagli alle risorse destinate agli interventi di prevenzione e contrasto del fenomeno nonché di tutela e cura delle vittime di abusi sessuali. Al contempo, la destinazione di eventuali risorse economiche destinate a contrastare il fenomeno.

Cosa può fare la società civile

A queste richieste si sono associati tutti i numerosi relatori di questa giornata nazionale per la lotta alla pedofilia e alla pedopornografia, con una punta di amarezza da parte del magistrato inquirente della Procura di Roma Maria Monteleone, la quale ha detto: “la tutela dell’indagato purtroppo oggi è superiore a quella della vittima, quindi il minore (sia come testimone sia come vittima) è meno tutelato a causa delle procedure processuali: gli stessi giornalisti non rispettano le regole che si sono dati con il codice deontologico e, con le loro domande eccessive e insistenze morbose, causano danni gravi alle vittime che in alcuni casi sono costrette a lasciare la propria scuola, ad esempio perché i giornalisti (come è avvenuto proprio ultimamente) sono arrivati ad intervistare i loro compagni di classe. Oltre ai danni diretti, i media stanno causando anche quelli indiretti, poiché con il loro modo di fare ci hanno costretti a non parlare più con loro di casi di minori per evitare che la loro invadenza ossessiva e morbosa causi altri guai”. Invece, bisognerebbe non tacere il problema, ma portarlo in evidenza per avvisare le famiglie della sua esistenza. Saperlo fare con tatto e senza arrecare danni è compito del buon giornalista che deve farsi strumento di un’opera di divulgazione oggettiva perché anche gli stessi minorenni acquisiscano consapevolezza dei pericoli che corrono.
E sono i ragazzi stessi a poter segnalare i casi sospetti. Come suggerisce la senatrice Cinzia Bonfrisco, sono proprio loro i primi a poter scoprire se c’è qualcosa che non va nella vita di un loro coetaneo, “ascoltando una parola che sfugge, notando uno sguardo triste del compagno di classe”. Così, dice Tiziana Zannini (dirigente Affari generali e sociali del Dipartimento per le Pari opportunità) rivolgendosi ai ragazzi presenti in sala “se vedete arrivare in classe una compagna timida o sciatta, non prendetela in giro, perché quel suo modo di fare nasconde problemi serissimi”.

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Daniela Molina
Direttore di Donna in Affari.it