Rapporto di Confartigianato sul mercato del lavoro

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Rapporto di Confartigianato sul mercato del lavoro 

Italia al peggior posto in Europa per l’emergenza disoccupazione, con il record negativo riguardante i giovani under 25: 42,7% di disoccupati e i neet: 2.435.000 giovani che non studiano né lavorano né fanno volontariato…

 

 

 

Nel 2008 c’erano 1.200.000 lavoratori in più. A causa della crisi, a tanto ammonta il numero di posti di lavoro persi. Invece di aumentare, come dovrebbe succedere in un’economia sana, qui il numero degli occupati diminuisce.

 

Il rapporto di Confartigianato dipinge un quadro nero della situazione occupazionale nel nostro Paese, considerando che ogni giorno negli ultimi anni si sono persi in media 556 posti di lavoro. E nell’ultimo anno (marzo 2013-marzo 2014) il calo dei posti di lavoro è stato di 124.200, 340 al giorno.

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Il tasso di disoccupazione in Italia è del 12,7%, in Europa dell’11,8%. Con una situazione che si aggrava per i giovani, il cui numero di disoccupati a marzo 2014 è addirittura il doppio rispetto all’Europa: il 42,7% contro il 23,7%.

 

 

I dati sono quelli risultanti dal Rapporto sul mercato del lavoro realizzato da Confartigianato in vista della firma del Protocollo d’intesa ‘Garanzia per i giovani’, siglato oggi, 7 maggio, tra la Confederazione, il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca. 

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Secondo tale Rapporto sono 3.247.700 gli italiani disoccupati, ai quali si aggiungono 1.703.500 inattivi ‘scoraggiati’ (vale a dire che non cercano lavoro perché ritengono di non riuscire a trovarlo) e 330.900 cassintegrati, per un totale di 5.282.100 persone che vivono gravi difficoltà nel mercato del lavoro. 

Secondo Confartigianato, l’emergenza occupazionale è influenzata anche dai problemi del sistema formativo e dal mancato dialogo tra scuola e lavoro: in Italia, la percentuale di under 25 che studiano e lavorano è appena del 2,2%, a fronte della media del 14% dei Paesi dell’UE a 27. E sono 2.434.700 i giovani under 30 che non studiano e non lavorano. Inoltre, il 17,1% dei ragazzi italiani tra 18 e 24 anni abbandona prematuramente percorsi di istruzione e formazione, a fronte della media del 12,8% dell’Eurozona 

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Il presidente di Confartigianato, Giorgio Merletti, spiega che le opportunità di trovare lavoro sono ostacolate dalla crisi ma anche da interventi normativi che hanno penalizzato un contratto a valenza formativa come l’apprendistato che, nel 2013, ha consentito l’11,5% delle assunzioni effettuate dalle imprese artigiane, a fronte dell’8,7% di apprendisti assunti dal totale delle imprese. “Ma la vocazione dell’artigianato ad utilizzare l’apprendistato è stata frenata dai maggiori costi e vincoli introdotti nel 2012 dalla riforma Fornero e dalle incertezze applicative provocate dalle tre riforme dell’apprendistato succedutesi nel triennio 2011-2013. Risultato: tra il 2012 e il 2013 le assunzioni di apprendisti nell’artigianato sono crollate del 33,8%, a fronte di una diminuzione del 16% per il totale delle imprese”. 

Il principale problema italiano per quanto riguarda l’occupazione però è – secondo noi – il costo del lavoro. Basta leggere i dati di Confartigianato per averne una prova (solo una delle tante): secondo il rapporto di Confartigianato, con un cuneo fiscale pari al 47,8% l’Italia supera di 11,9 punti percentuali il livello medio del 35,9% di tassazione sui salari registrato nei 34 Paesi OCSE. I danni provocati dall’eccessiva pressione fiscale si manifestano nell’alto tasso di occupazione irregolare pari, nel 2012, al 12,1% dell’occupazione complessiva, con un aumento dello 0,1% rispetto alla quota del 12% registrata nel 2011. Complessivamente, le unità di lavoro irregolari nel nostro Paese sono 2.862.300. Di queste ben 603.500, pari al 21,1%, sono attività indipendenti, vale a dire l’esercito di ‘abusivi’ che fanno concorrenza sleale alle imprese regolari, prevalentemente in settori dell’artigianato. 

Una nota positiva finale però Confartigianato riesce a trovarla: nonostante le grandi difficoltà congiunturali, negli ultimi 12 anni le imprese private dei settori manifatturiero, costruzioni e servizi sono state le uniche a offrire opportunità di lavoro: tra il 1992 e il 2013 hanno incrementato l’occupazione di 2.328.000 unità standard a tempo pieno, con un aumento di 194.000 occupati all’anno. Contemporaneamente la pubblica amministrazione, i settori della finanza e delle assicurazioni e l’agricoltura hanno perso 468.000 posti di lavoro. 

Lo stesso presidente di Confartigianato indica alcune strade per affrontare il problema della disoccupazione, in particolare quella giovanile, e nello stesso tempo valorizzare la qualità del Made in Italy: Ridurre il gap scuola-lavoro ed eliminare i costi e i vincoli che bloccano l’apprendistato. “Liberare l’apprendistato da costi e vincoli, semplificare le regole per l’ingresso nel mercato del lavoro, rilanciare l’alternanza scuola-lavoro, valorizzare le competenze, ‘importare’ in Italia l’esperienza tedesca del sistema di formazione ‘duale’ che consente ai giovani di conseguire un titolo di studio imparando un mestiere.” Queste le parole di Giorgio Merletti che si spera trovino ascolto.