Femminile e maschile, oltre gli orientamenti

tavolo-conferenza

Femminile e maschile, al di là gli orientamenti

“Il bene ed il male di sesso e genere. Interrogare il maschile ed il femminile. Vivere l’uguaglianza nella differenza”…

 

 

 

 

Un tema che tocca gli aspetti più delicati dell’esistenza umana e che è stato affrontato nel corso del convegno organizzato a Roma dalla Fondazione Nilde Iotti, alla presenza della presidente Livia Turco presso la Biblioteca della Camera dei Deputati.

“Spesso si confondono tra loro l’identità di genere e gli orientamenti sessuali” ha sottolineato Nicla Vassallo, docente di Filosofia teoretica presso l’Università di Genova. Si è donna – o uomo – al di là delle proprie preferenze sessuali, che possono rivolgersi verso uomini o donne, ma che non cambiano la propria essenza. Queste confusioni occultano l’identità personale di ciascuno di noi. “Basti pensare che con l’articolo determinativo posto di fronte a “femmina” e a “donna” , o “maschio” e “uomo”, vorremmo riferirci a qualcosa di assoluto. Per esempio, con “la femmina” e “la donna” mireremmo a catturare la sola esclusiva femmina e donna: un’essenza femminile entro cui costringere le troppe differenze e varietà che corrono tra ogni femmina e ogni donna in carne e ossa.” I filosofi  per lungo tempo hanno definito le donne irrazionali, in contrapposizione alla presunta razionalità degli uomini, e le hanno disprezzate o non adeguatamente considerate. “Le donne vengono ostacolate” ha precisato Nicla Vassallo.

“Ad esempio, la scolarizzazione di massa non riguarda molte donne nel mondo; il fatto che non possano accedere ad un minimo di educazione le costringe in posizione inferiore e diminuisce le possibilità di scelta. La prima mossa che fanno i dittatori, i nazionalisti, i fanatici, è sempre quella di sottrarre l’educazione al popolo, mentre una caratteristica della democrazia è, o dovrebbe essere, quella di concedere a tutti i cittadini la conoscenza. Ci sono pochi programmi di formazione e di sensibilizzazione specifici per le donne, relativi ai loro diritti, alle violenze nei loro confronti, fenomeno quest’ultimo che è trasversale a qualunque classe sociale. Le donne sono discriminate sul lavoro; ad esempio i professori ordinari donne in Italia sono solo il 15%, a fronte dell’85% degli uomini. Le donne sono raramente incoraggiate ad acquisire competenze e ad ottenere qualifiche di tipo ‘maschile’. Che fare di fronte al dualismo uomo-donna? Dobbiamo appellarci alla scienza e smentire i pregiudizi e gli stereotipi. Le differenze ci sono tra uomini e donne, ma occorre valutare criticamente gli studi psicologici che le analizzano. La donna universale non esiste.”

 

convegnoEmma Fattorini, senatrice e ordinario di Storia contemporanea presso l’Università La Sapienza di Roma, ha sottolineato come la differenza di genere non si possa assimilare agli stereotipi, ma si debba considerare un valore, una ricchezza da difendere non in termini arcaici, ma relazionali. Nella nostra cultura occidentale non c’è la pericolosità dello stereotipo, mentre è potentissima nelle civiltà come quella islamica, che comunque ha avuto un cambiamento. Questa teoria del genere, che stravince nella nostra cultura, deve essere contestualizzata, a partire da alcune grandi fondazioni e la docente ha fatto riferimento alla tradizione biblica giudaico-cristiana, alla Genesi, dove Dio creò l’uomo e la donna.  Questo duplice genere viene considerato una “ottimizzazione” della creazione; e  il problema della differenza è fondativo. Non si tratta, dunque, di avere una visione arcaica, ma fondativa: sul piano storico e simbolico, l’appartenenza ai due generi è fondativa di una civiltà, in quanto relazione. Le modifiche possono poi essere moltissime, cambia la mentalità, cambia l’orientamento, ma la fondazione è quella. C’è anche nelle altre culture, ma nella nostra ha avuto un’evoluzione. “Parto dalla Genesi per dire che il dibattito uguaglianza-differenza, su cui le donne negli ultimi decenni si sono tanto accalorate, viene da molto lontano.” 

Emma Fattorini ha precisato, inoltre, come tutte le battaglie sulla parità, sulle pari opportunità, siano state messe in discussione da chi voleva valorizzare la differenza, perché la donna risulta perdente quando diventa come l’uomo. La senatrice è convinta che la radice della violenza non consista nella debolezza femminile, ma, al contrario, nella forza della donna, che spaventa gli uomini, i quali hanno interiorizzato l’immagine della donna-madonna, della donna-mamma e si sentono ora spossessati, non accettano di essere lasciati. L’interiorizzazione dell’uomo viene smentita dalla donna, che si emancipa. Non dobbiamo alimentare questa fragilità maschile, ma preoccuparci, affrontando il problema e non facendo finta che non esista. 

 

“La differenza di genere” ha affermato Claudia Mancina, professoressa di Etica alla Sapienza “appartiene alla realtà umana e a moltissime specie animali, sicuramente a tutti i mammiferi, con ruoli ben definiti tra maschi e femmine; in quella umana i ruoli sono meno fissi, perché siamo una specie culturale. Questo non significa che uomini e donne siano sempre uguali, al contrario, la storia ha cambiato la nostra configurazione, pur mantenendo la differenza. La nostra identità è composta da vari fattori: identità di genere, etnica, culturale, sociale, religiosa, politica e quella individuale è costituita in parte da un incrocio di tutte queste identità, in parte è costruita. L’identità di genere, per ragioni evoluzionistiche, è più rilevante delle altre. Dovremmo ricordare che siamo animali che nascono, muoiono, hanno un corpo. “Ritengo che sia una grande ricchezza ciò che, nel tempo, le donne hanno sviluppato nella loro differenza dagli uomini: valori e capacità morali diversi da quelli degli uomini. I valori che si sono sviluppati nell’attività di cura – la comprensione degli altri, l’empatia, la capacità di mettere a confronto interessi ed affetti – questo modo di stare al mondo, va portato nel pubblico, cosa che stiamo facendo già da tempo. Quanto al rapporto tra identità di genere e orientamento sessuale, il punto essenziale è che una donna omosessuale è una donna, un uomo omosessuale è un uomo. Accettare l’omosessualità come scelta lecita e alla portata delle persone, non significa negare la differenza di genere.”

 

Il tetto di cristallo – secondo la docente – è la difficoltà, nonostante i cambiamenti enormi, a rendere la società più flessibile ai percorsi di vita delle donne, che sono diversi da quelli degli uomini. Siamo a confrontarci con le idee costitutive della cultura occidentale a cui apparteniamo, e non solo, perché c’è anche il raffronto con le altre culture, a cui le donne sono molto sensibili. Non dobbiamo limitarci a fare delle rivendicazioni, perché quel livello lo abbiamo superato; i problemi esistono ancora e li dobbiamo affrontare, possiamo partire però da una cultura molto sviluppata e radicale.

Daniela Delli Noci