Recupero IVA nei mancati pagamenti

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Recupero dell’IVA nei mancati pagamenti

Una proposta per dare una soluzione innovativa all’ormai annoso problema dei mancati pagamenti delle fatture emesse: recuperare l’IVA e rimettere in moto il virtuosismo nei pagamenti. La proposta è di Confimi Impresa…

 

 

 

 

 

E la Corte di giustizia europea concorda. Con la sentenza del 15 maggio, infatti, viene confermata la possibilità di ridurre la base imponibile anche nei casi di mancato pagamento diversi dalla risoluzione, l’annullamento o il recesso. In questo modo recuperando anche l’IVA. La Corte europea lo ha sancito ma ha anche aggiunto che attuare tale possibilità è a discrezione degli Stati membri. In Italia, purtroppo, la normativa è ancora ferma in questo senso e ammette il recupero dell’IVA solo nel caso di esito negativo di procedure esecutive o concorsuali infruttuose – e molti ne approfittano.

Secondo Confimi Impresa, la Confederazione dell’industria manifatturiera italiana e dell’impresa privata, la soluzione presentata lo scorso aprile al Tavolo delle semplificazioni dell’Agenzia delle entrate, estenderebbe la possibilità di recupero dell’IVA in tutti i casi di mancato rispetto dei termini di pagamento. Senza aspettare anni e spendere capitali in più per la riscossione del dovuto. Quante volte infatti, soprattutto alle micro e piccole imprese, capita di non vedersi saldata una fattura e di rinunciare all’entrata per via degli alti costi e delle lunghe procedure per ottenerne il saldo? Sono in molti coloro che approfittano di questo fatto proprio per non saldare volutamente le fatture. Anche se si tratta di importi minimi, come 20 o 30 euro soltanto. Ma di 20 euro in 20 euro le piccole imprese fanno gli incassi che permettono loro di sopravvivere e sottovalutare il problema da parte dello Stato è veramente vergognoso, soprattutto in un momento in cui tanto si parla di ritorno alla crescita economica e di supporto alle aziende per farle uscire dalla crisi.

Il legislatore nazionale dunque dovrebbe prendere in considerazione ogni proposta che giunge dalle parti interessate. Lo stesso presidente di Confimi Impresa, leggendo con favore gli insegnamenti impartiti al fisco ungherese dai giudice europei, afferma: “ora dipende solo dal legislatore nazionale”. Poiché recuperare i crediti è una procedura eccessivamente lunga, difficoltosa e onerosa, che mette in notevole crisi finanziaria le imprese, Agnelli segnala che queste ultime “continuano a morire per i propri crediti, quelli non riscossi”.

La soluzione elaborata da Confimi Impresa potrebbe contribuire, almeno nel Business to Business, a rimettere in moto il virtuosismo nei pagamenti estendendo la possibilità di recupero dell’Iva in tutti i casi di mancato rispetto dei termini di pagamento (ben oltre quindi i citati casi limite) e l’idea già presentata all’Agenzia delle Entrate vede il possibile coinvolgimento dell’Amministrazione finanziaria nella procedura di variazione Iva.  L’Agenzia, a cui verrebbe inoltrata telematicamente la nota di accredito, fornirebbe da garante anti abuso fornendo un utile servizio al creditore.

La procedura attivabile facoltativamente dal fornitore/creditore fungerebbe, infatti, da deterrente per il rispetto dei termini di pagamento poiché in caso contrario il cliente moroso si troverebbe a dover riversare all’Erario quanto già detratto con la possibilità di subire controlli mirati da parte dei verificatori.

Una soluzione di questo tipo “ci riporterebbe al virtuosismo di 40 anni fa – quando è nata l’Iva – quando cioè il pagamento vista fattura dell’imposta era la regola universalmente praticata” conclude Agnelli. “Fermo restando che la soluzione principe contro la piaga dei ritardi nei pagamenti – soprattutto per evitare gli abusi di forza contrattale che generalmente vengono subiti dalle PMI – non può che derivare dalla sottrazione dei termini di pagamento alla libera contrattazione delle parti, come hanno fatto altri Paesi europei”.

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Daniela Molina
Direttore di Donna in Affari.it