Agroalimentare, segnali positivi dall’estero

lavoro-nei-campiMigliora il valore del saldo commerciale. Tra i prodotti più esportati del nostro Made in Italy ci sono derivati dei cereali, conserve di pomodoro, olio, vino, caffè e prodotti dolciari. Tutti i dati di un recente rapporto Inea

Il pecorino italiano e il Fiore Sardo percorrono mediamente tra i 5000 e 6000 Km. L’aceto ne attraversa 4.500, una bottiglia di vino poco meno di 4000. Sono le distanze che interessano i nostri prodotti tipici nei mercati esteri. Il curioso dato è rappresentativo di quanto e come vengono esportati i prodotti alimentari italiani in giro per il mondo ed è contenuto all’interno del Rapporto sul commercio con l’estero dei prodotti agroalimentari recentemente ufficializzato dall’Inea, l’istituto nazionale di economia agraria. Vediamo i numeri del settore, focalizzando in particolare sull’import-export.

L’andamento. Nel 2013 si è registrato un miglioramento del saldo normalizzato della bilancia commerciale totale (che si attesta a +4,1%), grazie alla tenuta delle esportazioni, nonostante il calo dei flussi in entrata. Il commercio estero ha mostrato segnali positivi nell’ultimo anno, probabilmente frutto di un miglioramento del contesto generale con una graduale ripresa dell’attività economica nell’area euro. In questo contesto, si rafforza il ruolo del settore agroalimentare, il cui peso rispetto agli scambi complessivi aumenta dal lato delle importazioni e delle esportazioni.

I prezzi. Nei 12 mesi in esame si è registrato un aumento dell’1,2% dei prezzi delle principali materie prime agricole con un andamento positivo nella prima parte dell’anno e una battuta d’arresto nella seconda. Per l’Italia la dinamica dei prezzi ha contribuito al buon andamento del saldo commerciale totale, già positivo anche nel 2012; analogamente si registra un buon risultato per il settore agroalimentare, che riduce il deficit tra il 2012 e il 2013, passando da -6.558 milioni di euro (con un saldo normalizzato di -9,3%) a -6.111 milioni di euro (con un saldo normalizzato pari a -8,3%).

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L’import-export. Per le importazioni, emergono i settori delle pesca e delle carni, oltre a due importanti input produttivi per il nostro settore manifatturiero quale zucchero e caffè greggio. Da notare l’incremento delle importazioni del mais del 46% rispetto al 2012.
Per le esportazioni, emergono i derivati dei cereali, le conserve di pomodoro, l’olio, il vino, il caffè e i prodotti dolciari. Queste voci rappresentano i prodotti tipici dell’industria alimentare italiana e rientrano nel cosiddetto Made in Italy. Si segnala l’incremento degli acquisti di cuoio e pelli (19%) e di olio vergine ed extravergine (10%), la contrazione dell’import di caffè greggio (-18%), le buone vendite di vini bianchi IGP confezionati (+ 13%) e la contrazione delle esportazioni di mele (-4%).
Dal punto di vista della “bilancia per origine e destinazione” va sottolineato che la maggioranza delle esportazioni italiane (circa l’83%) è costituita da prodotti destinati al consumo finale, di cui il 70% sono prodotti dell’industria alimentare. Per le importazioni la quota maggiore va attribuita ai prodotti destinati all’impiego nella produzione industriale.
Dal punto di vista della “bilancia per specializzazione commerciale”, le importazioni maggiori si sono verificate per i prodotti riferibili al settore zootecnico e ittico (37% del totale) e le esportazioni hanno interessato in prevalenza il Made in Italy (75% del totale, con un saldo normalizzato oltre il 60%).

In definitiva, il rapporto Inea mette in luce che pur in un decennio come quello appena trascorso, difficile per l’economia mondiale e per le esportazioni del nostro paese, il settore agroalimentare ha alimentato un flusso di vendite sui mercati esteri che non ha conosciuto crisi. Le imprese di questo comparto hanno allargato il portafoglio dei propri clienti, in termini di paesi di destinazione dei prodotti, e, in alcuni casi, hanno anche saputo raggiungere nuovi mercati lontani, in prospettiva sempre più interessanti in quanto in rapida crescita economica e la cui domanda guarda con forte interesse alla eccellenza gastronomica del nostro paese.

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