Famiglie. Torna a crescere il salvadanaio

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Secondo l’indagine di Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi nel 2014 gli italiani tornano a risparmiare. Calano gli acquisti di case e il numero di chi possiede obbligazioni o investe in Borsa

Il salvadanaio degli italiani è tornato a riempirsi, anche se di poco. Siamo ancora lontani dai livelli precedenti alla crisi economica, ma, dopo anni di nuvoloni neri, si registra finalmente un’inversione di tendenza. È questo, in estrema sintesi, il cuore dell’“Indagine sul risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2014” messa a punto dal Centro Einaudi e da Intesa Sanpaolo. 

Secondo i dati raccolti da Doxa, in questo primo scorcio d’anno è aumentato il numero di quelli che riescono a mettere da parte un po’ di soldi: nel 2013 aveva dichiarato di non riuscire a risparmiare il 61 percento degli intervistati, ora la percentuale è scesa al 59. Due piccoli punti che fanno ben sperare, anche se resta ancora ampia la distanza dal 2007- ultimo anno prima della crisi – quando a dire di non riuscire ad accantonare denaro era appena la metà del campione.

Per che cosa si risparmia? La preoccupazione principale sono i figli. È per loro che la maggior parte delle famiglie fa economia ed è per sostenere i loro progetti che ricomincia a spendere non appena il bilancio familiare lo consente. Va a braccetto con l’ansia per il futuro, l’attenzione alla sicurezza del capitale. La paura dell’imprevisto e la difficoltà di valutare soluzioni alternative fanno sì che la gran parte dei risparmiatori scelga la liquidità: l’80 percento degli intervistati ha un conto corrente bancario, il 16 percento in Posta e il 18,7 detiene in banca in forma liquida la totalità del proprio patrimonio finanziario. È invece diminuito l’interesse per la tanto amata casa. Nel 2014 la percentuale dei risparmiatori che hanno deciso di acquistarne una nuova ha toccato il minimo attestandosi al 7,6 percento. Scende anche il numero di quelli che, negli ultimi cinque anni, hanno avuto obbligazioni e, ancora più drasticamente, di chi decide di muoversi nei mercati azionari: oggi solo un risparmiatore su dieci investe in Borsa.

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“Con la crisi, l’attenzione alle variabili finanziarie è aumentata. Le famiglie si sono rese conto che per risparmiare devono avere maggiore consapevolezza e conoscenza economica” spiega Salvatore Carrubba, presidente del Centro Einaudi. “Quasi tutte dedicano almeno un’ora alla settimana ad informarsi su come investire i propri risparmi.”

L’indagine quest’anno si è arricchita anche di un questionario rivolto agli imprenditori. Un primo aspetto interessante viene fuori proprio dalla composizione del campione. Degli intervistati, il 65 percento è uomo, il 35 donna: la presenza femminile risulta quindi mediamente più elevata che in altre carriere direttive.

E veniamo ai numeri. A leggere i dati ci si rende subito conto delle forti differenze con cui le imprese stanno attraversando questi anni difficili. Gli imprenditori dichiarano mediamente che tra il 2007 e il 2013 hanno visto decrescere i propri affari. In particolare, il saldo tra chi dice di aver perso e chi dice di aver aumentato il fatturato è del -33 percento. Situazione quasi invertita se si guardano solo le aziende di medie dimensioni (con più di 50 dipendenti): in questo caso il saldo tra quelli che hanno perso e quelli che hanno accresciuto il fatturato è del +14 percento.

“Chi è entrato nella crisi potendo contare su dimensioni maggiori ne sta uscendo meglio perché le opzioni strategiche attivabili per fronteggiarla erano di più” dice Gregorio De Felice, Chief Economist di Intesa Sanpaolo. “La chiave sta soprattutto nella capacità di innovare”.

Ma di cosa hanno bisogno gli imprenditori per vedere un po’ di luce? La risposta è quasi un plebiscito: per il 77 percento è infatti fondamentale la riduzione del prelievo fiscale.

Gli imprenditori, infine, non guardano più solo alle banche come fonte di finanziamento, ma indicano la necessità di differenziare. Il 9 percento sta pensando di quotarsi in Borsa, l’8 emetterà minibond e addirittura il10 sta valutando l’ipotesi del crowdfunding.

Egilde Verì