Imprese green… in rosa

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Che cos’è la Green Economy? È un’economia che genera crescita, crea lavoro investendo e salvaguardando le risorse del capitale naturale da cui dipende la sopravvivenza del nostro pianeta, cercando di proteggere la filiera da danni ambientali

di Paola Paolicelli

Questa definizione è emersa nell’arco del convegno “Donne e green economy. La social innovation per cambiare la città”, organizzato dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile con Roma Capitale Assessorato all’ambiente, agroalimentare e rifiuti e Assessorato Roma produttiva, il 24 giugno presso i musei Capitolini. 

La soluzione per uscire alla crisi economica può giungere dalla Green Economy e dall’apporto fornito dalle donne. Di ciò ne sono conviti i relatori intervenuti al convegno.
Le quote rosa sembrano assumere una valenza vincente, perché con il loro ruolo predominante nell’educazione e nella formazione, così come in famiglia e nel lavoro, possono creare nuovi scenari occupazionali.

A confermare questa tesi è il libro “Le donne vogliono di più”, scritto dagli esperti del Boston Consulting Group, che ci aggiorna sul potere d’acquisto delle donne, pari ad oltre 5 miliardi di dollari.
Contestualizzando i dati nel nostro Belpaese, apprendiamo che le donne sono responsabili del 66,5% del totale delle scelte di acquisto della famiglia; rappresentano circa l’80% del comparto dell’istruzione; la loro presenza, a maggior ragione in posizioni apicali, fa funzionare meglio uffici e imprese. E dunque è innanzitutto a loro che bisognerebbe rivolgersi per dare una spinta alla green economy e influenzare il mercato dei prodotti e servizi più sostenibili.

In Italia esistono, poi, alcune eccellenze di imprese green al femminile, guidate da imprenditrici che hanno saputo coniugare la loro sensibilità con la capacità di fare fatturato, nel rispetto dell’ambiente circostante. Un esempio, in tal senso, ci è stato fornito da Elisabetta Ferrari, amministratore unico di Feel Future Srl, che ci ha raccontato del suo universo lavorativo e sempre green: “le donne sono in grado di gestire sistemi complessi all’interno della green economy e pur essendo molto capaci non sono numerose. Dimostrano, poi, abilità nelle fasi iniziali, quelle di ricerca. Alcune colleghe sono presenti in amministrazione ma per il resto il mondo è tutto coniugato al maschile. Per lavorare in modo competitivo ma green, visto il periodo particolare economico che stiamo vivendo, una possibile soluzione è data dall’efficienza energetica. Anch’io, dopo svariate professioni con le quali mi sono misurata, mi sono dedicata ad una piccola sturt-up in qualità di imprenditrice. Auguro a tutte il mio in bocca al lupo per l’avvio di nuove realtà imprenditoriali sensibili alla Green Economy”.

Nonostante la buona volontà di una sparuta minoranza di manager in rosa, i risultati del Global Gender Gap Report 2012 del World Economic Forum parlano chiaro. L’analisi condotta ha analizzato a livello internazionale il divario di genere, e l’Italia si colloca all’80° posto. E siamo ultimi fra i 16 Paesi dell’Ocse per livello di coinvolgimento e responsabilità delle donne e di uguaglianza di genere nel settore ambientale, secondo la prima edizione dell’Environment and Gender Index (EGI) dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) pubblicato nel 2013.
Siamo in coda in Europa per numero di donne occupate: 49% contro una media comunitaria del 62,4%. E secondo il Rapporto Istat 2013, se per descrivere il 50 percento dell’occupazione maschile occorrono 51 professioni, ne bastano 18 per dare conto di quella femminile. Si chiama segregazione di genere. E potremmo continuare ancora.
La Banca d’Italia calcola che se la percentuale di donne occupate raggiungesse quota 60% come fissato dagli obiettivi di Lisbona, il Pil in Italia salirebbe del 7%. L’Ocse sostiene che se il tasso di occupazione delle donne eguagliasse quello degli uomini, il Pil aumenterebbe fino al 13% nell’eurozona e oltre il 20% in Italia.

Ci si interroga sui punti sviluppati e si continua ad operare per trasformare i tanti limiti con cui le donne si confrontano, in opportunità che possano permettere di superare, in tempi brevi, le crisi economiche, sociali ed ambientali.