La crisi delle PMI

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Resa pubblica la prima rilevazione dell’osservatorio della Bocconi di Milano sulla competitività delle Piccole e Medie Imprese: 120 miliardi di fatturato in meno, più di 405 mila posti di lavoro persi

La rilevazione di SDA Bocconi ha analizzato i bilanci delle 56.000 PMI italiane dal 2007 a fine 2013 individuandone 1.200 che sono risultate le più “resistenti” alla crisi. Le PMI più “forti” sono localizzate soprattutto in Veneto, Emilia-Romagna, Piemonte e Liguria.

E per quanto riguarda le altre? Dal 2007 – anno precedente all’inizio della crisi – fino alla data della rilevazione ne sono scomparse 8.841. La perdita di fatturato è stata nello stesso periodo di ben 120 miliardi di euro e la perdita dei posti di lavoro è stata pari a 405.317. Persone che lavoravano nel 2007 e ad oggi non lavorano più, non per cause “normali”, come la sopraggiunta età pensionistica, ma proprio per licenziamenti causa crisi o simili.

Questi dunque i dati drammatici della rilevazione effettuata dall’Osservatorio su tutte le PMI italiane con fatturato compreso tra 5 e 50 milioni di euro, dati che mostrano come delle 55.709 imprese di queste dimensioni attive all’inizio del 2007, il 15,9% (8.841) abbia cessato di esistere entro il 2013. Ricordiamo che le aziende che hanno questo fatturato, pur costituendo solo il 6,1% delle imprese italiane, producono il 39% del Prodotto Interno Lordo e occupano 2.291.000 persone.

Una notizia positiva però c’è: i dati dell’Osservatorio mostrano che le imprese sopravvissute registrano tassi di crescita lusinghieri: +26% tra il 2007 e la fine del 2012, ovvero l’equivalente di una crescita media del 4,8% l’anno, e una sola battuta d’arresto nel 2009 (-5,3%).
Il 2012, anno in cui si gridava ai quattro venti che ormai la crisi stava finendo, è risultato invece un anno piuttosto debole, caratterizzato da una crescita media dell’1,6% e da una metà della popolazione con crescita negativa.

Il dato generale negativo è come sempre quello relativo alla tensione finanziaria, che si evidenzia sempre in crescita. L’analisi del rapporto tra posizione finanziaria netta ed ebitda (l’utile prima degli interessi passivi, imposte e ammortamenti su beni materiali e immateriali) mostra che le imprese con un’ottima capacità di ripagare il debito (rapporto inferiore a 1,5) sono passate dal 26,7% al 21,3%, mentre quelle in chiara difficoltà finanziaria (rapporto superiore a 7,5) sono cresciute dal 17,1% al 26,3%. Il periodo di pay-back del debito si è allungato di circa un anno e mezzo e dopo una riduzione del rapporto debiti/patrimonio netto di mezzo punto (da 2,9 a 2,5) tra il 2007 e il 2008, l’indicatore non si è più mosso in modo significativo, rimanendo pericolosamente alto. Nel 2012, per la prima volta, le PMI hanno ridotto gli investimenti, nel tentativo di ridurre il debito bancario.
L’incidenza degli oneri finanziari, in compenso, è progressivamente diminuita con la riduzione dei tassi d’interesse. “Ma se i tassi d’interesse dovessero tornare ai livelli del 2008” avverte Federico Visconti, responsabile dell’Osservatorio, “il costo in termini di maggiori oneri sul debito salirebbe di circa 3,7 miliardi di euro”.

Ma chi ha saputo reggere meglio alla crisi? Le PMI con una struttura proprietaria più concentrata, mentre le imprese di dimensioni più ridotte (tra i 5 e i 10 milioni di euro di fatturato) si sono dimostrate più redditizie, ma tradiscono una struttura patrimoniale da rafforzare.

La ricerca individua, infine, 1.165 PMI (il 2,5% della popolazione) più forti di ogni avversità. Sono le aziende di successo che hanno registrato un tasso di crescita positivo e un Roi sempre superiore alla media nel periodo 2007-2012.
Tali imprese sono localizzate soprattutto in Veneto, Emilia-Romagna, Piemonte e Liguria, hanno dimensioni superiori alla media e una storia più lunga alle spalle.
I settori più rappresentati tra le PMI di successo sono il commercio all’ingrosso e il manifatturiero (meccanica, alimentari e bevande e chimico-farmaceutico in testa). Il loro tasso di crescita medio nel periodo è stato pari al 12,4% (circa due volte e mezzo quello degli altri) e la redditività operativa sempre doppia rispetto al resto delle piccole e medie imprese.