Promozione diritti umani e pari opportunità

Presentato a Roma il Rapporto non governativo su “Cosa è veramente stato fatto in Italia” dal 2009 al 2014 in merito all’attuazione della Piattaforma d’Azione di Pechino, sottoscritta anche dall’Italia, a seguito della IV Conferenza Mondiale sulle donne nel 1995 a Pechino

di Daniela Auciello

Giovedì 24 luglio le più importanti organizzazioni per la promozione dei diritti umani, associazioni di donne, sindacaliste e singole esperte di genere si sono riunite nella Sala Stampa della Camera dei Deputati, a Roma, in via della Missione, per presentare il Rapporto quinquennale sul tema dell’uguaglianza di genere. 
 
A giugno 2014 il Governo, dopo aver chiesto l’intervento delle associazioni in questione per la redazione di un contributo alla stesura della relazione, ha presentato autonomamente all’ONU un proprio Rapporto. E così Fondazione Pangea ha deciso di riunire il lavoro di tutte le ONG e di quanti avevano deciso di parteciparvi, presentarlo, grazie alla Deputata Rosa Villecco Calipari e diffonderlo, per precisare alcuni punti che non sono emersi nella relazione di Governo. 
“Questa presentazione” ha spiegato la Deputata “rappresenta, a mio avviso, l’inizio di un nuovo percorso di confronto fra Parlamento, Governo e Società Civile, il cui obiettivo deve essere quello di riuscire a porre le basi per il definitivo superamento di quelle fortissime barriere che ancora oggi frenano la piena autodeterminazione di milioni di donne”. 
 
Il rapporto non governativo dal titolo: “Cosa è veramente stato fatto in Italia”, fa emergere che, nonostante i traguardi raggiunti, per le donne, a livello per esempio di rappresentanza politica, non si può parlare di piena attuazione delle pari opportunità, per il fatto che il nostro Paese registra ancora uno dei più alti tassi di disoccupazione femminile, una quasi totale assenza tra i media di esperte o opinion leader e, ancora, le donne continuano ad essere al centro della cronaca nera, come vittime di violenza. 
 
Le associazioni si sono impegnate a divulgare quanto effettivamente sia accaduto negli ultimi cinque anni in Italia, lavorando a stretto contatto con la realtà civile. Le principali criticità individuate e citate nella Premessa al Rapporto non governativo risultano essere:
– la carenza di un sistema di raccolta, analisi e diffusione di statistiche di genere, che potrebbe consentire il monitoraggio e la valutazione delle politiche messe in atto a diversi livelli
– l’elevato livello di povertà femminile soprattutto nelle famiglie monoparentali, nonché il progressivo assottigliarsi del già fragile sistema di welfare
– l’insufficiente difesa della salute e dei diritti sessuali e riproduttivi (tra cui il rafforzamento del sistema di prevenzione; la mancata applicazione della Legge 194/78 attraverso l’esercizio dell’obiezione di coscienza; la pillola RU-486; la prescrizione della pillola del giorno dopo; il percorso nascita; la fecondazione assistita; le malattie sessualmente trasmissibili); 
– il basso tasso di occupazione delle donne e la generale mancanza e precarietà di lavoro sia tra le  nuove generazioni sia tra le over 40, come anche questioni legate alle dimissioni in bianco e al lavoro ultraprecario o in nero
– la questione della violenza maschile sulle donne in assenza di un complessivo ed efficace sistema di contrasto e l’entrata in vigore della Convenzione di Istanbul
– il monitoraggio dell’applicazione delle Convenzioni a partire dalla CEDAW (Convenzione per l’eliminazione delle discriminazioni contro le donne) e del sistema dei diritti umani delle Nazioni Unite, nonché delle Risoluzioni dell’ONU su Donne, Pace e Sicurezza che riguardano da vicino un paese con un numero significativo di missioni militari di pace ed un costante flusso di arrivi di migranti, in particolare richiedenti asilo che provengono da zone di guerra e di conflitto
– il rapporto donne e media, dal quale emerge che non è ancora stata articolata una politica di lungo termine, completa e coordinata, rivolta a uomini e donne di ogni età, per superare la rappresentazione stereotipata del genere femminile nello scenario dei media
– il coinvolgimento delle donne nei processi decisionali relativi all’ambiente e il conseguente interessamento nei confronti di tematiche come la salute riproduttiva e neonatale, per garantire sicurezza sociale e risorse ambientali pulite e rinnovabili.
 

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