Rapporto Welfare Italia 2014. Da Censis e Unipol: dalla white economy la ripresa

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L’economia della salute, dell’assistenza e del benessere delle persone, definita come white economy, potrebbe rappresentare una grande opportunità di sviluppo economico per l’Italia, utile anche per uscire dall’attuale crisi economica.

È la lettura, quella positiva, che emerge dai risultati diffusi dal Rapporto 2014 “Welfare,Italia. Laboratorio per le nuove politiche sociali” di Censis e Unipol. Infatti, se la domanda di cure ed assistenza si presenta in aumento – anche per fatti strutturali – per la prima volta diminuisce (tra 2013 e 2012) la spesa sanitaria privata (-5,7%) e anche il numero delle badanti che lavorano nelle case degli anziani bisognosi: 4 mila in meno. Sono segnali di una inversione di tendenza rispetto a un fenomeno consolidato nel lungo periodo per cui le risorse familiari hanno compensato alle difficoltà di accesso alle prestazione del sistema sanitario nazionale ma, il proseguire della congiuntura economica negativa, ha costretto le famiglie a fare marcia indietro anche in questo ambito: oggi anche welfare privato familiare comincia a mostrare segni di cedimento.

Una strategia innovativa, di integrazione degli strumenti di welfare pubblici e privati, che punti sulla white economy potrebbe rappresentare una soluzione ai bisogni delle famiglie e rivelarsi, nel contempo, un volano per la crescita economica e dell’occupazione nel nostro paese. La via dell’integrazione è un’opportunità per soddisfare una domanda che la sola offerta pubblica non è più in grado di coprire. La presenza di operatori privati specializzati e qualificati sia nel campo delle prestazioni sanitarie che dell’assistenza, con servizi resi accessibili attraverso strumenti assicurativi integrativi, permetterà di fornire servizi adeguati.

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«Appare ormai maturo il tempo di una nuova integrazione tra pubblico e privato, capace di garantire non solo la tutela sanitaria e sociale delle persone, ma anche di favorire la crescita economica, a partire dai territori» ha detto Pierluigi Stefanini, Presidente del Gruppo Unipol. «Se sapremo superare i pregiudizi consolidati, il pilastro socio-sanitario, inteso non più solo come costo, può divenire una sola filiera economico-produttiva da aggiungere alle grandi direttrici politiche per il rilancio della crescita del nostro Paese» ha concluso Stefanini.

L’allungamento dell’aspettativa di vita, il marcato invecchiamento della popolazione, le previsioni di incremento delle disabilità e del numero delle persone non autosufficienti prefigurano bisogni crescenti di protezione sociale. Negli anni a venire l’incremento della domanda di sanità e di assistenza proseguirà a ritmi serrati. Una domanda che l’offerta pubblica però non potrà soddisfare. C’è già oggi una domanda inevasa di cure e di assistenza a cui il sistema pubblico non riesce a fare fronte. «Nei lunghi anni della recessione le famiglie italiane hanno supplito con le proprie risorse ai tagli del welfare pubblico» ha riferito Giuseppe Roma, Direttore Generale del Censis, «oggi questo peso inizia a diventare insostenibile. Per questo è necessario far evolvere il mercato informale e spontaneo dei servizi alla persona in una moderna organizzazione che garantisca prezzi più bassi e migliori prestazioni utilizzando al meglio le risorse disponibili» ha terminato Roma.

Un modello, quello della sanità integrata, piaciuto molto al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin «Non siamo all’anno zero e dal prossimo autunno si costruirà il pilastro importante nella riorganizzazione del sistema sanitario». Il prossimo passo da fare per il ministro sarà: «organizzare la sanità integrativa sia con i fondi e sia con le assicurazioni, in modo da creare una complementarietà anche per quanto riguarda il settore pubblico. Penso» ha detto «al servizio sanitario nazionale integrato in una logica di sviluppo del sistema per creare anche una cultura del risparmio, utile all’assistenza per quando si sarà più anziani».

Noemi Roccatani