La nuova età dell’oro del manifesto turistico

Prof Americo BazzoffiaDal “Bel paese” a “Magic Land” sinergie e contraddizioni tra territori fisici e fantastici

Di Americo Bazzoffia

Libero docente universitario e consulente in comunicazione strategica integrata


Se in un caldo agosto degli anni venti del secolo scorso avessimo preso un qualsiasi treno che attraversava il “Bel Paese”, in una delle tante stazioni ferroviarie il nostro sguardo avrebbe certamente incontrato dei manifesti pubblicitari (quasi delle opere d’arte) realizzate per promuovere le località turistiche limitrofe a quelle stazioni.
Pochi sanno infatti, che dal 1920 al 1960 molti artisti hanno dedicato la loro creatività ed il loro talento alla realizzazione di manifesti turistici il cui principale intento era quello di far conoscere le bellezza artistiche del paese e incrementare il flusso turistico della nazionale. Dietro commissione delle FS e dell’ENIT, ognuno di questi artisti da Leopoldo Metlicovitz a Walter Molino, da Gino Boccasile a Mario Puppo, da Marcello Dudovich a Giuseppe Riccobaldi e tanti altri, attraverso stili diversi, che esemplificavano le predisposizioni personali e il gusto dell’epoca), contribuirono a quella che Lorenzo Ottaviani ha definito come “The golden age of Italia travel Posters” (in “Travel Italia”, 2008, Milano).

Se proviamo oggi a fare un qualsiasi viaggio in treno o in metrò, la situazione è completamente diversa. Forse a causa delle scarse risorse elargite al MiBact, forse per una diversa sensibilità, forse perchè oggi si ha una diversa “vision” strategica, questo genere di manifesto, “il manifesto turisco” è quasi inesistente.
Per la maggior parte dei beni culturali e per le città d’arte non sono previsti manifesti promozionali e gli unici manifesti con committenza pubblica che possiamo vedere affissi si riferiscono ad eventi specifici, brevi e circoscritti. Oggi sono i manifesti dei parchi di divertimento ad aver sostituito i manifesti turistici. Ecco allora che in questi giorni nel metrò e nelle stazioni ferroviarie vediamo pullulare manifesti e locandine di Zoomarine, Gardaland, Mirabilandia, Etna Park, Rainbow MagicLand, Cinecittà World, e tanti altri… Si tratta di parchi divertimento dedicati a personaggi e lughi immaginifici e fantastici o legati indissolubilmente a personaggi dei mondi dei cartoon e dell’infanzia, oppure parchi acquatici dove ammirare animali e spettacoli.
cartelloni pubblicitari
Inaspettatamente quindi, entrando in una qualsiasi stazione ferroviaria oggi, le affissioni che distinguono un territorio o una citta sono legate alle meraviglie di questi parchi tematici presenti nel territorio e che ci trasportano in mondi magnifici e fantastici, dove famiglie sorridenti – immancabilmente presenti in queste “affiche” – vivono esperienze uniche.
Ecco allora che in questo periodo la promozione turistica e del territorio passa massicciamente proprio attraverso le campagne pubblicitarie di questi parchi tematici che distinguono una regione dall’altra, una città dall’altra. In alcuni casi questa distinzione passa mostrando le peculiarità e le caratteristiche uniche di questi luoghi di svago che alloro volta traggono ispirazione da elementi reali del territorio o della tradizione o della cultura della città. Infatti come dimostra Etna Park o Cinecittà World, ultimo parco a tema inaugurato il 27 luglio 2014 nei pressi di Roma, oggi i parchi tematici riprendono e rielaborano peculiarità del territorio per rendere questi luoghi di divertimento più attraenti, seduttivi, peculiari e unici.

Queste campagne pubblicitarie che si snodano in modo integrato dai media tradizionali ai nuovi media e al web, diventano così in un’elaborazione post-moderna e contemporanea, pagata da privati, della storica “comunicazione turistica”.
Questo accade non per un eccesso di comunicazione di questi privati, che in realtà spendono in comunicazione una parte adeguata del loro fatturato, ma per assenza di una comunicazione pubblica che valorizzi città, musei e beni monumentali e paesaggistici. Sembra quasi che siamo assuefatti al bello, al meraviglioso e quindi forse, consideriamo – erroneamente – che non sia necessario promuoverlo… Strano, davvero strano, per un paese che vuole avere nel turismo e nella cultura una peculiare arma vincente nella competizione globale.