Presenza delle donne nei Cda

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quote-di-genereAncora lontani dai termini di legge. I dati di una ricerca condotta dal Dipartimento per le pari opportunità

È ormai Legge dello Stato a tutti gli effetti, da tempo, la norma per l’equilibrio di genere nei Consigli di Amministrazione di società quotate o controllate dalle Pubbliche Amministrazioni. La norma è nata su proposta bipartisan da parte di Lella Golfo (Pdl) e di Alessia Mosca (Pd). Nonostante la legge preveda che i CdA delle aziende quotate o a partecipazione pubblica, al primo rinnovo degli organi giungano ad avere una componente femminile pari ad un quinto per passare ad un terzo al secondo e al terzo rinnovo, i dati di un monitoraggio condotto dal Dipartimento per le Pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri in collaborazione con Cerved group spa parlano di una realtà ben diversa.

Secondo il monitoraggio, che si riferisce a maggio 2014, le donne nei Cda sono 1020 nelle regioni del Nord Italia (Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardi, Piemonte, Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta e Veneto), 428 al Centro (Lazio, Marche, Toscana, Umbria) e 347 al Sud e nelle Isole (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia), per un totale di 1795 donne coinvolte una media femminile all’interno dei Cda pari al 14,7%. Quelle analizzate sono le 4mila società non quotate in cui uno o più enti delle Pubbliche amministrazioni detengono una partecipazione superiore al 50%, pari al 14,7% del totale.

Entrando nello specifico della rilevazione, a livello di ripartizione geografica, la rappresentazione di donne negli organi di amministrazione segue il gradiente Nord-Sud con una maggior presenza sia assoluta che percentuale di donne nelle società del Nord, che diminuisce progressivamente passando al Centro e al Sud.
Mentre per i valori assoluti le differenze sono consistenti soprattutto a causa delle diverse dimensioni economiche delle tre zone italiane, le differenze nelle percentuali non sono complessivamente di grande rilievo, con una differenza complessiva tra Nord e Sud inferiore a tre punti percentuali.
Analizzando i dati delle singole regioni, le divergenze si amplificano contrapponendo situazioni di eccellenza al Nord e al Centro (Liguria 17,9%. Emilia Romagna 17,0% e Toscana 16,9%) con situazioni particolarmente critiche presenti al Sud (Sicilia e Calabria, rispettivamente 10,5% e 11,7%). All’interno del monitoraggio, che alleghiamo in chiusura di articolo, si riportano anche i dati relativi alla percentuale di donne Sindaco nelle varie regioni italiane. Anche a questo livello di analisi si conferma il trend che dal Nord Italia passa per il Centro e arriva al Sud e alle isole: al Nord le donne Sindaco sono il 19,2%, al Centro il 17,3%, al Sud e nelle isole sono il 16,7%.

lella-golfoUno scenario, in particolar modo tutto ciò che riguarda la presenza delle donne nei Cda, che la Fondazione Marisa Bellisario intende contrastare. “Come Fondazione Bellisario non abbiamo intensione di fermarci” afferma Lella Golfo, che oltre ad aver promosso la legge è anche presidente della Fondazione Bellisario, che si occupa di pari opportunità e della meritocrazia nel mondo del lavoro e dell’imprenditoria. “A partire da settembre lanceremo una campagna in tutte le regioni, con una serie di conferenze stampa in cui denunceremo le violazioni alla legge sulla presenza delle donne nei Cda delle società non quotate partecipate dalla Pubblica Amministrazione. Dal momento della segnalazione, le società avranno 60 giorni di tempo per adeguarsi, trascorsi i quali i Cda decadono”.
“Il problema vero – spiega Lella Golfo – è la difficoltà di conoscere e monitorare le tantissime società che devono rispettare la norma sulla parità di genere nei Cda. La Fondazione Marisa Bellisario sta segnalando diversi casi fuori dalla normativa: ad esempio la società dell’aeroporto di Lamezia Terme, il cui Cda, scaduto due mesi fa, è stato rinnovato senza rispettare la legge”. Le segnalazioni vengono fatte al presidente del Consiglio e al Dipartimento delle Pari opportunità, che si occupano a loro volta di inviare una lettera alla società indicata, la quale ha l’obbligo di adeguarsi entro 60 giorni alla normaativa, pena la decadenza del Cda. (A.F.)

pdf Scarica la rilevazione sulla presenza delle donne all’interno dei Cda