Taglio ai diritti delle Camere di Commercio

unioncamereL’ente camerale propone un’autoriforma per fronteggiare le riduzioni previste dalla riforma della Pubblica Amministrazione

di Daniela Delli Noci

Il taglio della metà del diritto annuale penalizza le Camere di commercio e avrà un riflesso negativo sulle imprese, a fronte di un risparmio davvero esiguo. E’ il grido d’allarme lanciato dalle Camere di commercio, che hanno individuato nell’autoriforma il metodo per far fronte alla mancanza dei tributi dovuti dagli iscritti al Registro delle Imprese.

Le riduzioni, previste dalla riforma della Pubblica Amministrazione di fine giugno 2014,
penalizzano anche le imprese femminili che costituiscono il 25% delle aziende iscritte nel Registro delle imprese e che rappresentano una componente in grande crescita, come affermato di recente nel corso di una conferenza stampa.

Autoriforma. Le Camere di commercio hanno deciso di mettere in atto una strategia per limitare i danni dovuti ai mancati incassi. Gli enti, che attualmente sono 105 su tutto il territorio nazionale, diventeranno quasi la metà grazie ad un processo di accorpamento progettato e in parte avviato, che si concluderà nel 2015. La riorganizzazione porterà al razionamento della spesa e – ci si augura – al mantenimento di tutti i servizi finora prestati, alcuni dei quali fondamentali. Spesso – soprattutto nei piccoli Comuni che ancora fanno fatica ad organizzarsi – l’ente camerale svolge il servizio relativo al Suap, lo Sportello unico per le attività produttive. L’impresa può presentare una sola domanda online alla Camera di commercio che, oltre ad occuparsi degli adempimenti camerali, fiscali ed assicurativi, può farsi carico anche di quelli comunali, con notevole risparmio di tempo e di denaro per il cittadino. Ulteriori servizi fondamentali sono quelli inerenti alla verifica di pesi e misure, alla formazione, alla consulenza, all’arbitrato e alla conciliazione, alla promozione dei territori e al sostegno delle imprese all’estero.
Il risparmio che gli imprenditori otterranno grazie ai tagli sarà contenuto, circa 32 euro l’anno, ma costituirà un problema serio per le Camere di commercio. “Tagliare i diritti camerali prima di aver compiuto la riforma” ha sottolineato il presidente Ferruccio Dardanello “è secondo noi un errore. La decisione del Parlamento di accogliere la nostra richiesta di spalmare in tre anni i tagli ci dà un po’ di tempo per portare avanti quel percorso di riforma che eravamo disponibili a intraprendere già due anni fa, quando purtroppo la nostra proposta di riordino si arenò in Parlamento.”

Il Registro delle imprese e i prossimi passi. In riferimento al Registro delle imprese, a detta del presidente di UnionCamere Veneto e della Camera di commercio di Padova, Fernando Zilio, potrebbe diventare l’oggetto del contendere nei mesi a venire: “Temo che qualcuno abbia la volontà di portarlo al ministero dello Sviluppo economico, per poi metterlo a disposizione di alcuni privati: il Registro in quel caso potrebbe costare di più e non sarebbe gestito bene come oggi.” Attenzione, ha precisato Zilio, non perdiamo questo importante archivio elettronico, che il mondo ci invidia e che si può consultare on line o andando di persona in camera di commercio, spendendo pochissimo.
Le proposte di Fernando Zilio, presidente di UnionCamere Veneto e della Camera di commercio di Padova, potrebbero aprire uno spiraglio: “Alle Camere di commercio darei più competenze, ad esempio nel settore del turismo. Con il depotenziamento delle Province, inoltre, gli enti camerali potrebbero essere lo strumento nel quale riposizionare gli uffici del lavoro. Cambiare è utile, ma si deve fare con raziocinio.”
“In merito all’autoriforma” ha concluso Ferruccio Dardanello “abbiamo avuto apprezzamenti da parte del ministro della Pubblica amministrazione Marianna Madia e del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio. Si tratta di un percorso non facile, che non possiamo fare da soli; abbiamo bisogno di tutti gli attori, sindacati, associazioni di categoria, Governo, affinché questa grande trasformazione si possa compiere. Io sono ottimista. Vogliamo soprattutto salvaguardare i patrimoni più importanti: i territori italiani e le loro eccellenze.”

bortolussi-cgiaLo studio Cgia. La decurtazione del tributo sarà dunque diluita nel tempo ed è auspicabile che nel frattempo si possa trovare un sistema per limitarne gli effetti, anche per salvaguardare 2570 posti di lavoro. Il paradosso, rilevato da Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre, è che il sistema delle Camere di commercio, che attualmente non pesa sulla spesa pubblica, nel futuro dovrà gravare sulle Regioni. Secondo uno studio effettuato dalla Cgia e da UnionCamere Veneto, gli enti camerali hanno svolto in questi anni di crisi la funzione di ‘salvagente’ nei confronti delle Piccole e Medie Imprese, anche grazie ai Confidi, i consorzi di garanzia collettiva dei fidi. Nel 2012, ad esempio, le Camere hanno erogato 81,6 milioni di euro a sostegno del credito e, con la legge di stabilità per il 2014, sono impegnate a versare 70 milioni al sistema dei Confidi. I contribuenti mostrano soddisfazione: l’apprezzamento per le Camere di commercio supera l’80% e ad esprimerlo sono le aziende con meno di 50 dipendenti.