Una nuova Commissione Europea con meno donne

bandiere-ue

bandiere-ueNonostante i vari appelli internazionali che si levavano da più parti per le pari opportunità in politica, nemmeno in UE si riesce ad applicare questo “buono proposito”

Poche donne? Diamo loro incarichi più prestigiosi e stiamo a posto. Così ha intenzione di fare il prossimo Presidente, Jean Claude Juncker, ma non ha intenzione di rinunciare alla prevalenza del sesso forte nell’esecutivo. A questo punto i socialisti europei si ribellano e si proclamano pronti a mettere il veto alle nuove nomine.

La composizione della nuova Commissione, l’organo principale dell’UE che si insedierà il 1° novembre, ancora non è definitiva ma vediamo quali nomi sono emersi in rappresentanza dei vari Stati membri (da essi indicati):

  • Austria: Johannes Hahn, Commissario per la Politica Regionale (Centrodestra);
  • Bulgaria: Kristalina Georgieva, Commissario per la Cooperazione Internazionale, Aiuti Umanitari e Risposta alle Crisi (Centrodestra);
  • Cipro: Christos Stylianides, Europarlamentare Del PPE (Centrodestra);
  • Croazia: Neven Mimica, Commissario per le Politiche Dei Consumatori (Centrosinistra);
  • Danimarca: Christine Antorini, Ministro dell’Istruzione (Centrosinistra); 
  • Morten Bodskov, ex Ministro della Giustizia (Centrosinistra);
  • Estonia: Andrus Ansip, Ex Primo Ministro (Liberale);
  • Finlandia: Jyrki Katainen, ex Primo Ministro (Centrodestra);
  • Francia: Pierre Moscovici, ex Ministro delle Finanze (Centrosinistra);
  • Germania: Gunther Oettinger, Commissario Europeo per l’Energia (Centrodestra);
  • Grecia: Dimitris Avramopoulos, Ministro della Difesa (Centrodestra);
  • Irlanda: Phil Hogan, ex Ministro dell’Ambiente (Centrodestra);
  • Italia: Federica Mogherini, Ministro degli Esteri (Centrosinistra);
  • Lettonia: Valdis Dombrovskis, ex Primo Ministro (Centrodestra);
  • Lituania: Vytenis Andriukaitis, Ministro della Sanità (Centrosinistra);
  • Lussemburgo: Jean-Claude Juncker, ex Primo Ministro (Centrodestra);
  • Malta: Karmenu Vella, ex Ministro dei Trasporti (Centrosinistra);
  • Olanda: Jeroen Dijsselbloem, Ministro delle Finanze e Presidente dell’Eurogruppo (Centrosinistra); Frans Timmermans, Ministro degli Esteri, (Centrosinistra); Lilianne Ploumen, Ministro del Commercio e della Cooperazione allo Sviluppo (Centrosinistra);
  • Portogallo: Carlos Moedas, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio (Centrodestra);
  • Polonia: Radoslaw Sikorski, Ministro degli Esteri (Centrodestra);
  • Regno Unito: Jonathan Hill, Leader dei Conservatori alla Camera dei Lord (Centrodestra);
  • Repubblica Ceca: Vera Jourova, Ministro dello Sviluppo Regionale (Liberale);
  • Romania: Dacian Ciolos, Commissario per l’Agricoltura (Centrodestra);
  • Slovacchia: Maros Sefcovic, Commissario per le Relazioni Istituzionali (Centrosinistra);
  • Slovenia: Alenka Bratusek, ex Premier (Centrosinistra), Karl Erjavec, Ministro degli Esteri uscente (Centrodestra), Tanja Fajon, membro del Parlamento Europeo (Centrosinistra);
  • Spagna: Miguel Arias Canete, Europarlamentare (Centrodestra);
  • Svezia: Cecilia Malmstroem, Commissario agli Affari Interni (Liberale);
  • Ungheria: Tibor Navracsics, Ministro degli Esteri.

Come vedete, Olanda, Danimarca e Slovenia hanno presentato più di un candidato da selezionare. In ogni caso le donne sono veramente poche e anche il futuro Presidente Juncker lo ammette ma dichiara di avere intenzione di compensare questo squilibrio dando a queste “portafogli più importanti o uno o due posti di miei vice”. Non sarà infatti possibile raggiungere la parità dal momento che mancano solo pochi candidati ancora da indicare; in particolare mancano quelli del Belgio, che devono tener conto dell’equilibrio tra fiamminghi e valloni (le anticipazioni indicano per il Belgio: Marianne Thyssen, membro del Parlamento Europeo, Centrodestra, e Didier Reynders, Ministro degli Esteri, Liberale).

Contro questa evidente disparità di genere scendono in campo i socialisti, preoccupati per il fatto che una Commissione Europea con meno donne ancora di quella precedente non riflette di certo il cambiamento progressista richiesto dalla contemporaneità. Le donne confermate finora alla CE infatti sono solo 4 su 27 membri (attualmente la Commissione uscente ne conta 9).
A dichiarare guerra a una composizione siffatta è il leader del Gruppo S&D all’Europarlamento, Gianni Pittella che afferma: “i socialisti europei non daranno il loro sostegno a una nuova Commissione UE che abbia meno donne di quella attuale”.
Pittella ha invitato Juncker a rispettare l’impegno di assicurare che la prossima Commissione Europea sia politicamente equilibrata e che abbia gli uomini e le donne giuste per il lavoro da svolgere, perché così com’è è “semplicemente inaccettabile”.

Bisogna ammettere che il lavoro del Presidente designato non è semplice, poiché la squadra della CE deve rispettare equilibri politici, geografici e di genere. A rimetterci però – come sempre – è l’equilibrio di genere. Ciò significa ancora una volta non dare una visione femminile all’Europa per i prossimi anni e non è questione da poco.
Al Parlamento Europeo, i gruppi dei Socialdemocratici e dei Liberali sono pronti a dare il veto a una Commissione quasi tutta al maschile, ovvero a non dare la fiducia a questo Governo, ma ciò non sarà sufficiente. I due gruppi – se voteranno tutti – hanno solo 258 seggi. Ci sono però altri parlamentari che non vedono di buon occhio la futura Commissione Juncker, in particolare gli euroscettici e la sinistra. Con loro il numero dei seggi salirebbe a 410, ovvero 410 eurodeputati contrari alla nuova Commissione. Per passare, il Governo Juncker deve avere il parere favorevole di almeno 376 deputati (maggioranza semplice). C’è pertanto chi annuncia probabili concessioni da parte di Juncker ai deputati contrari per ottenerne l’assenso in Aula. Che volete: tutto il mondo è paese.