Disoccupazione in Abruzzo. Persi oltre 36 mila posti di lavoro in sei mesi

abruzzo

abruzzoAllarmante è il dato dell’occupazione, presentato dall’economista abruzzese Aldo Ronci, che vede la Regione Abruzzo all’ultimo posto della graduatoria nazionale

di Anna Chianese

Negli ultimi anni del 2000 la Regione Abruzzo – che, fin sul finire del secolo scorso, era considerata una delle regioni italiane più progredite di tutto il Mezzogiorno – ha fatto registrare una gravissima flessione dell’occupazione. Flessione che, in numeri, si traduce con un decremento occupazionale pari al 7,3%. In pratica se nel 2013 di questo periodo gli occupati abruzzesi erano circa 499.920, oggi sono pari a 463.510, con una flessione di ben 36.410 unità.

Questo risultato non solo è il peggiore nel valore medio dell’occupazione italiana, che in generale sta registrando un leggero incremento dello 0,2%, ma pone la Regione Abruzzo all’ultimo posto nella graduatoria nazionale.

Ad esporre questi dati preoccupanti è stato Aldo Ronci, famoso economista sulmonese, per conto della CNA Abruzzo. Il dott. Ronci, nel presentarli, ha dimostrato come le variazioni degli occupati abruzzesi siano profondamente disomogenee rispetto alle attività economiche prese in considerazione. Infatti si osserva come mentre nel settore dei servizi e dell’industria la flessione dell’occupazione sia considerevole, attestandosi su una perdita pari a 25.088 unità, il settore dell’agricoltura e delle costruzioni vede invece un incremento rispettivamente di 1.215 e 251 unità. Risulta invece modesta la perdita di posti di lavoro nel settore alberghiero e della ristorazione, pari a 2.855 unità.
Cosa può aver provocato quindi questa incredibile inversione di tendenza rispetto a soli tredici anni fa? Una delle motivazioni valide potrebbe essere la graduale cessazione degli aiuti straordinari di cui la Regione Abruzzo è stata oggetto negli scorsi anni. Cessazione, questa, che ha portato gli imprenditori abruzzesi a non riuscire a reagire al “passaggio da una economia assistita ad una essenzialmente di mercato”.

Tutti questi dati economici non fanno altro che fotografare una situazione regionale in cui non emerge soltanto la disoccupazione allarmante, ma, soprattutto, la presenza di fondi inutilizzati con la conseguenza di sprechi ingiustificati.
L’industria, come l’ambiente e il turismo sono completamente abbandonati a se stessi, senza considerare il settore della sanità il quale registra anch’esso dati occupazionali allarmanti che hanno come conseguenza l’erogazione di servizi scadenti alla popolazione.

Dal canto suo l’amministrazione regionale abruzzese – che deve ancora risanare un deficit sanitario che va a condizionare il bilancio regionale – sta valutando gli interventi necessari per ovviare a questa politica economica e trovare una soluzione valida a questa crisi.

Gli interventi di rilancio prevedono:

  • la realizzazione di infrastrutture quali ferrovie, aeroporti e autostrade informatiche
  • il favorire la vita delle imprese tanto da divenire competitive rispetto a quelle italiane
  • il taglio dei tempi della burocrazia
  • l’alleggerimento della pressione fiscale
  • il miglioramento del sistema formativo
  • la facilitazione di accesso al credito da parte delle imprese.

Ciò che propone l’amministrazione della Regione Abruzzo è la creazione di una “rete regionale per l’innovazione” rivolta soprattutto alle micro imprese, il cui ruolo sarà quello di “valorizzare il patrimonio produttivo locale collocandolo nella fascia alta della filiera attraverso la produzione di beni e di servizi di un elevato livello qualitativo e di affrontare le profonde trasformazioni che si avvertono nei mercati nazionali ed internazionali”.