Imprese femminili: ancora poche

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donna-nella-paSecondo i dati divulgati da Unioncamere nel suo ultimo report, solo il 21,4% delle imprese italiane è condotto da una donna. Anche le dipendenti sono in numero inferiore rispetto ai colleghi maschi, 7,6 milioni su 16,6 milioni di occupati

In Italia ci sono oltre 6 milioni di imprese attive, di queste solo 1,3 milioni sono femminili. Di solito le imprese italiane come si sa sono a stragrande maggioranza micro e piccole imprese e quelle femminili non modificano il dato, infatti il 94% di esse ha meno di 5 addetti. Sono solo 80 le imprese con oltre 500 dipendenti. Dipendenti maschi perlopiù, dal momento che le donne occupate nelle imprese sono meno della metà, il 45%.

I dati sono quelli dell’osservatorio dell’imprenditoria femminile di Unioncamere e sono quelli relativi al contributo delle donne al mondo dell’imprenditoria e del lavoro in genere.

Non sono numeri positivi perché dovrebbero aumentare ma, ciononostante, sono proprio le donne a far fronte alla crisi con maggior impegno e creatività, come ormai è evidente anche dal numero delle ricerche in merito che lo dimostrano (leggi i nostri articoli al riguardo).
Secondo i dati di Unioncamere le imprese femminili vengono create a un ritmo maggiore, ad esempio solo tra aprile e giugno sono aumentate dello 0,73% mentre la variazione media complessiva è dello 0,42%.

Anche per quanto riguarda la ricerca di un posto di lavoro le donne sono quelle che riescono meglio ad approfittare degli spazi aperti dalla crisi. Fortunatamente infatti i datori di lavoro che ritengono irrilevante assumere un candidato maschio o femmina sono aumentati. Nel 2010 non erano nemmeno la metà, oggi sono il 52,8%, dato che evidenzia un leggero cambiamento di mentalità. Cambiamento che permette alle donne di concorrere un po’ più spesso ad armi pari nella ricerca di un lavoro.

E se le imprese femminili sono ancora così poche può anche voler dire che ci sono margini di sviluppo che vanno colti, come dice Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere: “l’impresa femminile si conferma meno strutturata e più sottodimensionata rispetto alla media dell’imprenditoria nazionale e proprio per questo ha ampi margini di sviluppo che vanno colti per ridare slancio all’occupazione e alla crescita”.
Secondo il presidente Dardanello, “va sostenuto e promosso il desiderio di tante donne, capaci e qualificate, che guardano all’impresa e al mercato come un’opportunità per essere protagoniste del proprio progetto di vita”.

Dobbiamo ricordare infatti che l’imprenditoria, soprattutto in un mondo in cui è difficile per le donne concorrere in piena opportunità per un posto di lavoro, è un’ottima forma di autoimpiego se la si sa sfruttare al meglio come opportunità e se la si intraprende con coscienza e consapevolezza, ovvero sapendo che esistono anche dei rischi d’impresa. Per facilitare il percorso verso l’autoimprenditorialità esistono comunque delle reti di supporto, come la rete dei comitati per l’imprenditoria femminile presenti in ogni Camera di Commercio. Qui – spiega Dardanello – vengono messi a disposizione strumenti mirati allo sviluppo dei progetti femminili, con iniziative per la formazione, l’accesso al credito, l’internazionalizzazione.

Purtroppo, come dichiara il presidente di Unioncamere, “il taglio delle risorse su cui le Camere di Commercio potranno contare nei prossimi anni – deciso con la riforma della PA – renderà certamente il nostro lavoro molto più difficile. Auspichiamo non ci impedisca di continuare a svolgere quel ruolo fondamentale di prossimità sul territorio che è proprio dei nostri enti e che le imprese ci chiedono, invece, di accentuare”.

Come sono le imprese femminili

Il 65,5% delle imprese femminili è individuale, di solito composto dalla titolare e qualche volta anche da un addetto. In ogni caso il 94,2% a al massimo 5 addetti.
I settori che destano attualmente il maggior interesse da parte delle imprenditrici sono l’agricoltura, le attività finanziarie e assicurative, le attività immobiliari, quelle professionali, scientifiche e tecniche. Non mancano però quelli di interesse più “tradizionale”, come i servizi alla persona, la sanità, l’istruzione, il commercio. Anche nel turismo e nel settore dell’intrattenimento le donne conduttrici d’azienda non mancano. Ma di aziende piccole però. Nelle grandi imprese infatti la presenza femminile è piuttosto bassa: di 4.276 aziende con più di 250 addetti, quelle guidate da donne sono appena 230, ovvero il 5,4%. Quelle con oltre 500 addetti, poi, di donne ne vedono al vertice ancor mano: su 1.734 aziende sono guidate da donne solo 80, cioè il 4,6%.

Alla fine del secondo trimestre 2014 la concentrazione delle imprese femminili nelle regioni meridionali del Molise, della Basilicata e dell’Abruzzo è superiore al 25%, i valori più bassi si registrano invece in Trentino, in Lombardia, in Veneto ed in Emilia Romagna, dove sono meno del 20%.
La provincia con il maggior numero di imprese femminili è Benevento (30,5%), quella con meno è Milano (16,3%).
Dati sorprendenti? No, se ci si riflette e se li si confronta con quelli del lavoro dipendente, che sembra siano ribaltati. Dunque le donne che non riescono a trovare lavoro capiscono bene che hanno come alternativa quella di mostrare la propria creatività ed efficienza e… fare da sé. (D.M.)