L’andamento delle imprese trentine

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simbolo-cciaa-trentoPresentati i dati relativi all’indagine congiunturale del 2° trimestre 2014 in Trentino a opera della Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Trento. Con la contestualizzazione al resto d’Italia e all’Europa

In Trentino la fase di ripresa, iniziata nella seconda metà del 2013 sembra in una fase di consolidamento: il fatturato complessivo realizzato dalle imprese esaminate nell’indagine aumenta, nel secondo trimestre 2014, del 4,5%, rispetto all’analogo periodo dell’anno e al contempo la domanda interna cresce, soprattutto grazie al contributo di quella nazionale (+4,7%).

La domanda locale cresce ma di meno e appare più stagnante (+0,8%) e la domanda estera continua a mostrare variazioni di segno decisamente positivo e in questo secondo trimestre dell’anno evidenzia un aumento del 10,9%.

Il settore che evidenzia la performance migliore in questo trimestre è il manifatturiero, sostenuto dal buon andamento delle esportazioni. Fa eccezione il settore delle costruzioni, che pur realizzando la variazione del fatturato più sostenuta, legata all’andamento particolarmente positivo di una grande impresa, permane ancora in una fase di crisi strutturale, come testimoniano i dati occupazionali in costante contrazione.
Anche i servizi alle imprese si attestano su buoni livelli di crescita, mentre l’artigianato manifatturiero e dei servizi, i trasporti e il commercio all’ingrosso e al dettaglio mostrano delle variazioni tendenziali del fatturato solo leggermente positive.
Segnali negativi emergono invece dal settore estrattivo, che permane in una fase di crisi strutturale.

L’occupazione evidenzia complessivamente una timida variazione negativa (-0,3%) sbilanciata verso le piccole imprese mentre le imprese di maggiore dimensione mostrano invece una leggera crescita occupazionale.
Nel trimestre, anche le ore lavorate sono complessivamente in leggera diminuzione (-1,1%).
Per quanto riguarda gli ordini, la loro consistenza è in crescita del 7,3%, grazie soprattutto al contributo di quelli relativi al settore manifatturiero.

In base ai dati emersi dall’indagine della Camera di Commercio, l’economia della provincia di Trento, nel suo complesso, evidenzia dei risultati economici positivi in questo secondo trimestre 2014, che sembrano indicare un consolidamento della ripresa in atto dalla seconda metà del 2013. Tuttavia è opportuno sottolineare che la variazione tendenziale complessiva del fatturato decisamente positiva è determinata prevalentemente da un ristretto gruppo di imprese di dimensione medio-grande che operano per la maggior parte nel settore manifatturiero. La situazione presso le imprese più piccole permane negativa così come presso alcuni settori economici, in particolare quelli meno aperti al commercio internazionale.

Il mercato del lavoro evidenzia ancora segnali di difficoltà e complessivamente l’occupazione risulta stagnante con una debole crescita presso le imprese più grandi e una diminuzione che si fa più intensa al diminuire della classe dimensionale aziendale. Appare quindi necessario attendere i risultati dei prossimi trimestri per capire se vi sia effettivamente una divaricazione tra la dinamica dell’economia locale, che sembra avviata su un sentiero di ripresa, e quella nazionale, in sostanziale stagnazione, oppure se si tratti di un fenomeno transitorio di breve durata.

Il contesto internazionale

Il quadro generale infatti, ovvero quello dell’economia internazionale, risulta caratterizzato da un rallentamento che ha investito in misura significativa l’area dell’euro. Nel secondo trimestre, i dati sul PIL della zona euro (invariati rispetto al trimestre precedente) hanno confermato i recenti segnali di stagnazione, sostenuti dai cali dell’attività produttiva di stati importanti come Germania (-0,2%) e Francia (invariata).
Con riferimento alle economie avanzate, accanto alla debolezza dell’area euro, giungono da altri Paesi (in particolare dalle economie anglosassoni Stati Uniti e Regno Unito) segnali di rafforzamento del ciclo produttivo con tassi di crescita rispettivamente dell’1% e dello 0,8%. Ad eccezione della Cina, confermata su tassi di crescita superiori al 7%, si rilevano segnali di decelerazione in buona parte delle economie emergenti a seguito dell’adozione di misure più restrittive di politica monetaria e di controllo sui conti pubblici.

Sul fronte degli scambi, dopo la contrazione registrata nei primi mesi dell’anno, nel secondo trimestre il commercio mondiale è tornato a crescere (+1%), trainato dalle esportazioni delle economie emergenti dell’area asiatica (+7%) e degli Stati Uniti (+2,4%). Nello stesso periodo le esportazioni dall’area euro si sono attestate su valori di poco superiori allo zero (+0,5%).
A causa delle tensioni derivanti dalla crisi in Ucraina, il valore dell’export dalle economie europee verso la Russia è calato nei primi mesi dell’anno del 14,0%; analoga tendenza, con tassi di diminuzione più contenuti, si è registrata per le esportazioni verso le economie emergenti; su buoni livelli di crescita, infine, le esportazioni verso Stati Uniti, Regno Unito e Cina. I recenti annunci sulla politica monetaria dell’area euro hanno influito sul tasso di cambio euro/dollaro che, in costante diminuzione nelle ultime settimane, è sceso sotto quota 1,3. La situazione di debolezza dell’euro dovrebbe sortire nei prossimi mesi effetti positivi sulle esportazioni dall’Europa.

Il contesto nazionale

L’andamento del settore industriale in Italia continua a risultare insoddisfacente. A giugno, l’indice generale della produzione industriale ha mostrato un aumento (+0,9% su base congiunturale) che ha attenuato in parte la marcata contrazione del mese precedente. Nella media del secondo trimestre, l’evoluzione del comparto è tuttavia risultata in flessione (-0,4%), in linea con i risultati della Francia (-0,7%) e della Germania (-0,9%).
Nel settore delle costruzioni appare proseguire la fase di peggioramento dei ritmi produttivi. Nel periodo aprile-giugno, secondo i dati di contabilità nazionale, la flessione del valore aggiunto a valori concatenati è risultata pari allo 0,8% su base congiunturale. Anche gli investimenti in costruzioni sono confermati in diminuzione (-0,9%), seppur con una dinamica più contenuta rispetto al precedente trimestre.

Con riferimento al clima di fiducia delle imprese, ad agosto le inchieste congiunturali hanno mostrato una marcata diminuzione in tutti i principali settori di attività economica. Nell’industria, la riduzione del clima di fiducia (-3,4 punti rispetto a luglio) è essenzialmente dovuta al forte ridimensionamento delle aspettative di breve termine sui livelli produttivi e all’aumento delle giacenze di prodotti finiti. L’indice di fiducia nel settore delle costruzioni ha mostrato una significativa riduzione (circa 6 punti ad agosto rispetto a luglio) che segue l’incremento di oltre 9 punti registrato nei precedenti due mesi. Al calo hanno contribuito il peggioramento dei giudizi sul portafoglio ordini e sui piani di costruzione.
Nei servizi di mercato, la diminuzione della fiducia delle imprese (circa 5 punti rispetto a luglio) è in larga parte attribuibile all’arretramento delle attese sull’economia in generale e, per le attività commerciali, all’accumulo delle giacenze di magazzino.

Segnali poco incoraggianti continuano ad arrivare dal mercato del lavoro. Il numero dei disoccupati in Italia ha raggiunto a luglio quota 3,2 milioni (12,6% il tasso di disoccupazione) ed è in ulteriore aumento su base tendenziale (+0,5% rispetto ad un anno fa).
Aumentano i divari territoriali; infatti, se i disoccupati al Nord sono l’8,4% e nel Centro si fermano al 10,8%, nel Mezzogiorno il dato raggiunge la drammatica quota del 20,3%. (D.M.)

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