L’Italia del pendolarismo

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autobusQuasi la metà degli italiani fa il pendolare per motivi di studio o di lavoro. L’Istat ha diffuso i dati definitivi del 15° Censimento generale della popolazione e delle abitazioni relativi agli spostamenti dei pendolari. E si scopre che le donne sono le più “etiche”, ché preferiscono spostarsi con mezzi pubblici o bicicletta

Ogni giorno circa 29 milioni di persone si spostano per raggiungere il luogo di lavoro o di studio, e il pendolarismo è un fenomeno in costante crescita: negli ultimi 10 anni i pendolari sono aumentati di 2,1 milioni. 

Due terzi dei residenti che si spostano regolarmente ogni giorno lo fanno per motivi di lavoro e un terzo per motivi di studio. La differenza è che chi si sposta per lavoro percorre generalmente più strada rispetto a chi lo fa per recarsi a scuola o all’università. Infatti, in questo secondo caso, ci si sposta all’interno dello stesso Comune (74%); negli altri casi nella stessa provincia (36,7%); nella stessa regione (21,1%).

Tra un Censimento e l’altro passano 10 anni. In questi ultimi 10 i tempi destinati alla mobilità si sono allungati. È sceso di molto il numero di coloro che impiegano “fino a 15 minuti” per raggiungere il luogo di studio o di lavoro (58,7% nel 2001, 55,1% nel 2011) e, in misura più lieve, quella di chi impiega “da 31 a 45 minuti” (8,5% nel 2001, 7,8% nel 2011), mentre aumentano le quote di chi ha tempi di percorrenza tra i 16 e 30 minuti (da 24,8 a 26,4%) e oltre i 45 minuti (dall’8 al 10,7%).

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Nonostante le raccomandazioni di questi ultimi dieci anni per ridurre l’uso dei mezzi privati inquinanti, per recarsi al lavoro o nel luogo di studio più di otto persone su dieci (84,2%) utilizzano un mezzo di trasporto e in particolare l’automobile resta la scelta più diffusa, la usa il 44,9% dei residenti come conducente e il 15,9% come passeggero. Soltanto il 13,4% opta per i trasporti pubblici (o privati) collettivi come treno, tram, metropolitana, corriera, il 3,5% ricorre ai mezzi a motore a due ruote (motocicletta, ciclomotore e scooter) e un altro 3,3% va in bicicletta.

Ad utilizzare di più i mezzi pubblici sono le donne (6,3% contro il 3,1% per gli uomini) e il treno (4,9%, 3,5% per gli uomini). Il 5,8% dei maschi va al lavoro in moto o in scooter, mezzo utilizzato solo dal 2% delle donne che invece preferiscono la bicicletta (4,1%, 3,5% per gli uomini).
Rispetto al 2001, l’automobile si usa di più come passeggero (14,4% del 2001) sono aumentati gli utenti dei trasporti pubblici (12,9% del 2001) e gli utilizzatori della bicicletta (2,9% del 2001), mentre risultano in calo l’uso di mezzi motorizzati a due ruote (4,7% del 2001) e l’andare a piedi (16,9% del 2001).

La percentuale di residenti che giornalmente esce dall’alloggio di dimora abituale per raggiungere il posto di lavoro, la scuola o l’università è più elevata nelle province autonome di Bolzano (57%) e Trento (56,2%) seguite da Lombardia (54,1%), Veneto (53,6%), Emilia-Romagna (53,1%) e Valle d’Aosta (52,7%). Al di sotto del valore medio nazionale si collocano tutte le regioni del Sud, con le incidenze più basse registrate in Sicilia (41,3%) e Calabria (41,5%), nonché la Liguria (46,8%).

Ovviamente la geografia degli spostamenti risulta differenziata sul territorio per via della diversa struttura per età e delle diverse situazioni lavorative.

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Le regioni dove ci si sposta di più per motivi di lavoro sono quelle del Nord, dove generalmente i tassi di occupazione sono più elevati. Le percentuali più elevate di spostamenti per lavoro si riscontrano in Valle d’Aosta (72,2%), Emilia Romagna (71,3%) e Friuli Venezia Giulia (71,1%), mentre nelle regioni del Sud e nelle isole le quote sono più basse.
Nelle regioni del Sud sono invece più rilevanti gli spostamenti quotidiani dei giovani per raggiungere il luogo di studio, con le incidenze più alte in Campania (45,1%), Sicilia (41,6%) e Puglia (40,3%).
In tutti i comuni dell’Italia settentrionale e centrale con almeno 250 mila abitanti la percentuale di residenti che si sposta per motivi di lavoro è superiore alla media nazionale, mentre valori più bassi si registrano a Bari (63,2%), Catania (58%), Palermo (57,9%) e Napoli (54,6%).

Gli spostamenti intra-comunali raggiungono valori massimi in Sicilia (74,9%) e nel Lazio (74,1%), mentre assumono valori minimi in Lombardia (46,2%) e Valle d’Aosta (51,2%).
Le più alte percentuali di mobilità giornaliera tra comuni della stessa provincia si registrano, ancora una volta, in Valle d’Aosta (46,9%) seguita dalla provincia autonoma di Trento (40,7%); il Lazio (21,2%) e la Sicilia (22,3%) mostrano i valori più bassi.
Si spostano verso altre province della stessa regione soprattutto i lombardi (12,3%) e i toscani (9,5%); le percentuali più basse si registrano nelle provincie autonome di Bolzano e Trento (rispettivamente 0,6% e 1,0%), in Umbria e Basilicata (1,3%).
I flussi diretti verso comuni di altre regioni, invece, riguardano soprattutto Molise (4,6%) e Umbria (3,5%) mentre nelle Isole, come è naturale, si registrano valori percentuali pressoché nulli. I flussi verso l’estero riguardano principalmente i residenti della Lombardia (0,9%) seguiti da quelli della Liguria (0,6%) e della provincia autonoma di Bolzano (0,4%).
Nei grandi comuni gli spostamenti intra comunali raggiungono percentuali sempre superiori all’80% (96,3% a Palermo, 96,1% a Genova e 95,8% a Roma), quelli verso un comune della stessa provincia raggiungono il valore massimo a Bologna (16%). Venezia è il comune (con almeno 250 mila abitanti) da cui parte la quota più elevata di residenti che si spostano verso altre province della stessa regione (6,1%), Verona quello con la percentuale più elevata di residenti che si muovono verso altre regioni (1,6%).

L’approfondimento sui tempi di percorrenza ci dice che fra il 2001 e il 2011 è diminuita sensibilmente la quota di coloro che impiegano “fino a 15 minuti” per raggiungere il luogo di studio o di lavoro (58,7% nel 2001, 55,1% nel 2011) e, in misura più lieve, quella di chi impiega “da 31 a 45 minuti” (8,5% nel 2001, 7,8% nel 2011), mentre aumentano le percentuali di chi ha tempi di percorrenza tra i 16 e 30 minuti (da 24,8 a 26,4%) e oltre 45 minuti (dall’8 al 10,7%).
L’84,1% di coloro che effettuano spostamenti per motivi di studio impiegano fino a 30 minuti, mentre nella stessa fascia di tempo di percorrenza si colloca l’80,1% di chi si sposta per lavoro. Tra coloro che impiegano al massimo 15 minuti per recarsi al luogo di studio o di lavoro prevalgono gli spostamenti per studio con il 64,4% rispetto al 50,4% di quelli per lavoro; nella fascia oraria da 16 a 30 minuti prevalgono, invece, gli spostamenti per motivi di lavoro (29,7%) su quelli per studio (19,7%)
A livello regionale, i tempi di percorrenza sono più ridotti in Molise, dove il 66,4% di chi si sposta impiega “fino a 15” minuti per raggiungere il luogo di studio o di lavoro, Marche (64,6%) e Valle d’Aosta (64,3%). Nelle aree di grande urbanizzazione i tempi si allungano e le percentuali più alte di spostamenti “oltre 60 minuti” si registrano nel Lazio (11,1%) e in Lombardia (6,1%).

L’automobile sempre in cima alle preferenze

La maggioranza di chi si sposta quotidianamente per lavoro o studio (84,2%) usa un mezzo di trasporto, il restante 15,8% va a piedi. Si usano soprattutto l’auto, come conducenti (44,9%) o come passeggeri (15,9%), e i trasporti pubblici (o privati) collettivi – treno, tram, metropolitana, filobus, corriera, ecc. – (13,4%). Motocicletta, ciclomotore e scooter sono utilizzati dal 3,5% delle persone, mentre coloro che si spostano in bicicletta sono il 3,3%.
Rispetto al 2001 non si rilevano grosse variazioni, è aumentata l’abitudine a utilizzare l’automobile come passeggero (14,4% del 2001 al 15,9% del 2011), l’uso dei trasporti pubblici (12,9% del 2001 al 13,4% del 2011) e della bicicletta (2,9% del 2001 al 3,3% del 2011), mentre è diminuita la percentuale di quanti scelgono di raggiungere il luogo di studio o di lavoro con mezzi motorizzati a due ruote (dal 4,7% del 2001 al 3,5% del 2011) o a piedi (16,9% del 2001 al 15,8% del 2011).

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Come prevedibile, gli spostamenti per motivi di studio vengono effettuati soprattutto con l’auto privata come passeggero (37,1%) e a piedi (24,8%), mentre quelli per motivi di lavoro vengono compiuti principalmente con l’auto privata in qualità di conducente (66,1%).
L’automobile rimane il mezzo più utilizzato in tutte le regioni, con picchi registrati in Umbria (72,8%), Marche (69,8%) e Abruzzo (67,3%). Le percentuali più elevate di coloro che utilizzano il treno, il tram o la metropolitana si registrano nel Lazio (9,3%) e in Lombardia (8,6%) seguite da Liguria (6,0%) e Campania (5,9%). Il ricorso all’autobus o alla corriera registra il valore massimo in Liguria (14,9%). L’autobus aziendale o scolastico è utilizzato maggiormente in Calabria (5,9%), mentre il primato per l’uso della motocicletta, del ciclomotore o dello scooter spetta alla Liguria (14,1%), seguita dalla Toscana (6,8%). Raggiungono a piedi il luogo di studio o di lavoro soprattutto i residenti nelle regioni meridionali, in particolare quelli della Puglia (25,1%) e della Campania (24,8%).
La bicicletta, infine, è il mezzo scelto soprattutto da quanti vivono nel Nord-est (Grafico 4), specialmente dai residenti della provincia autonoma di Bolzano (12,2%), dell’Emilia-Romagna (7,9%) e del Veneto (7%).

Le donne utilizzano di più mezzi pubblici e bicicletta

Nel 56,6% dei casi le donne lavorano nel comune di residenza, percentuale che per gli uomini non va oltre il 51,7%. Il 37,5% dei maschi ogni giorno si reca in un altro comune della provincia, l’8,7% in un’altra provincia della stessa regione e l’1,7% in province di altre regioni, percentuali che per le femmine si attestano sempre su valori inferiori, pari rispettivamente a 35,8%, 6,2% e 1,1%. Non si registrano differenze di genere rilevanti in relazione agli spostamenti per lavoro verso l’estero (0,4% per gli uomini, 0,3% per le donne).

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Nel Lazio si rileva la quota più elevata di donne che lavorano nel comune di dimora abituale, mentre la quota più elevata di uomini si registra in Sicilia; la Lombardia è la regione con la percentuale più alta sia di uomini che di donne che giornalmente si spostano per motivi di lavoro verso l’estero. (D.M.)