Nuovi frequentatori di città, di strade, di negozi

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mariangela-giustidi Mariangela Giusti, Docente di pedagogia interculturale all’Università di Milano Bicocca

Da una ricerca di taglio pedagogico sull’utilizzo del tempo libero da parte di persone immigrate, condotta presso l’Università di Milano Bicocca, con la tecnica dell’intervista in profondità, sono emersi alcuni riferimenti agli spazi geografici delle città che possono interessare anche coloro che si occupano d’impresa e affari. La ricerca consente di conoscere abitudini e riferimenti identitari di potenziali nuovi frequentatori e clienti. 

I partecipanti alla ricerca appartenevano a due gruppi di immigrazione: uomini e donne filippine e sudamericane in Italia da molti anni, con figli e genitori; ragazze e donne dell’Est Europa, in Italia da poco tempo, in prevalenza sole (con la famiglia nel paese d’origine).

Dalle risposte alle domande dell’intervista è emerso che le persone immigrate (sole o con la famiglia, a seconda dei casi), una volta stabilizzata la condizione lavorativa e abitativa, si muovono molto sul territorio con lo scopo di conoscere, apprendere, integrarsi nella nuova realtà di vita. Ai testimoni (circa 150) è stato proposto anche di rappresentare con un disegno uno spazio geografico, un luogo della memoria, uno spazio urbano significativo del paese di partenza o del paese d’arrivo.
I luoghi rappresentati sono luoghi prima ignoti, la cui scoperta e conoscenza graduale rappresentano vere e proprie tappe di apprendimento delle risorse del territorio e delle possibilità che esso può offrire per le esigenze dell’esistenza, per creare legami di riferimento e ricordi.

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I luoghi nel verde, della natura libera, i luoghi della fede, certe strade e piazze coi loro esercizi commerciali, i ristoranti, le pizzerie consentono di raccogliere immagini, fotografie, souvenir che, nei giorni seguenti alla gita di un giorno, entrano nelle esistenze dei singoli. I testimoni (donne e uomini), nei colloqui, fanno spesso riferimento ai piccoli oggetti acquistati nel giorno di gita, alle foto scattate: sono tutti modi per tenere in memoria ciò che si è visto, oggetti facili da portare a casa, utili per pensare, piccoli “attaccapanni narrativi” con la funzione di creare e conservare ricordi.
Sono oggetti solo apparentemente insignificanti. Chi gestisce delle attività commerciali dovrebbe tenere molto in considerazione queste forme di acquisto di minima entità. Perché? Perché si tratta di oggetti che, per quanto piccoli, consentono di costruire nuova memoria, che può formare legami sempre più consistenti coi territori da dove quegli oggetti provengono.

Le persone immigrate si muovono in prevalenza coi mezzi pubblici (pullman, treni) per gite domenicali, per fine settimana, per brevi pellegrinaggi, per uscite pomeridiane nelle strade del centro, anche solo per dare un’occhiata alle vetrine dei negozi. Un po’ alla volta si vengono a creare paesaggi di transito, luoghi dove si è già stati, dove si è trascorsa una giornata ricca di significati, dove si progetta di tornare. Si crea memoria, si segna il territorio, i luoghi frequentati, i negozi visti, quelli dove si entra per chiedere un prezzo o quelli nei quali si ipotizza di entrare in futuro rappresentano vere e proprie tappe d’integrazione.
Le persone immigrate che si muovono anche solo per un giorno costruiscono nuovi paesaggi etnici, che cambiano nel corso del tempo. I turisti domenicali sperimentano su di sé nuove forme di mediazione, percezione, acquisti, consumi…
Dalla ricerca è emerso anche un altro spetto che ci deve fare riflettere: talvolta la popolazione locale di una città turistica di mare o di lago si sente confusa alla vista di tanti nuovi arrivi, assenti fino a qualche tempo prima. Ciò (in particolare in periodo di crisi economica) appare francamente paradossale…
Le esperienze di visione, conoscenza, frequentazione, creazione di legami affettivi con i luoghi e i paesaggi sono veri e propri passaggi pedagogici e formativi per tutti: nativi e migranti.
Sono esperienze filtrate dalla storia passata e individuale di ciascuno e dalle rappresentazioni mediali e tecnologiche che ciascuno possiede di un certo luogo, di un certo paesaggio, di una strada di negozi. Forse i macroprocessi di cambiamento della nostra società, in prospettiva realmente e decisamente interculturale, hanno necessità di (e si riconducono a) innumerevoli microprocessi di visita, rivisitazione, osservazione e ritorno che fanno passare e ri-passare da uno stesso punto (e da più punti), con un movimento ciclico, fino a che, a un certo momento il cambiamento (e l’integrazione) potranno avvenire davvero.
In questo processo anche il mondo del commercio e dell’impresa deve essere consapevole che deve fare la sua parte.

(Nella foto: via Roma, la via dei negozi tipici ed eleganti nell’isola di Lampedusa, foto M.G.)