Pmi, quali sviluppi per energia e green all’estero

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di Agnese Cecchini
Direttore Editoriale Gruppo Italia Energia

L’internazionalizzazione rappresenta una opportunità commerciale che le aziende italiane percorrono da diverso tempo con successo. Come ha recentemente sottolineato l’associazione delle camere di commercio estere che in uno studio prodotto in collaborazione con l’Università di Roma Tre a cura del professor Carlo Alberto Pratesi, evidenzia un giro di affari di 85 miliardi di euro nelle produzioni tipiche, tassi di incremento dell’export secondi solo alla Germania negli ultimi tre anni.

In questo ambito l’approccio all’economia verde può rappresentare uno strumento in più per raggiungere confini e lidi fin’ora di difficile penetrazione per le Pmi.

Ne sono una prova il numero crescente di imprese che stanno varcando le soglie della città proibita ad esempio con studi di architettura che progettano edifici complessi a volte interi quartieri con questo approccio.
Ma attenzione, lanciarsi un simile mercato rappresenta una grande opportunità industriale e anche un concreto rischio di impresa se ci si avventura senza una adeguata preparazione.

Necessari il supporto di strutture come le camere di commercio e le fondazioni dedicate al dialogo con le diverse regioni del mondo.

Restando in ambito asiatico, e nello specifico in Cina, bisogna avere ben chiaro che qui le aziende estere, contrariamente alla nomea di “affari facili” raggiungono il break event solo al terzo anno di esercizio. In una situazione in cui la concorrenza è internazionale, la competenza del territorio e delle sue regole fa la differenza e può permettere anche ad uno studio di consulenze di medie dimensioni di rappresentare una chance.
Rispetto al territorio cinese una struttura di supporto è la Fondazione Italia Cina, avviata prima da un profilo governativo ed oggi partecipata anche dalle imprese.
La sua mission oggi è sviluppare e promuovere le cinque aree di sviluppo industriale, sancite il 31 ottobre 2013 tra il Governo Cinese e quello italiano, da cui si attende un supporto del know how italiano: agroindustria e sicurezza alimentare; ambiente ed energie rinnovabili; avionico; servizi sanitari e industria farmaceutica intesa come strumentazione biomedicale e infine proprio l’urbanizzazione sostenibile.

Uscendo dall’ambito del green building un altro settore a cui si può pensare di esportare il know how italiano è il fotovoltaico. Conoscenze di impiantistica e di asset management rappresentano una leva importante per la produzione energetica degli impianti di rinnovabile. In questo il boom vissuto dal mercato nostrano ha fatto si di formare diverse competenze necessarie ad un mercato in rapida espansione in altre parti del globo.

Le stesse associazioni industriali effettuano una buona attività di supporto alle imprese e sopratutto un’ accompagno in eventi di settore in cui la presenza italiana può essere più di appeal se appare strutturata in un sistema di aziende collaudato.
Una volta presa visione delle diverse strutture che possono supportare in uno scambio di rapporti di business verso l’estero ricordiamoci sempre che ciò che ancora contraddistingue l’expertise italiana è la grande capacità di innovazione; quindi, se avete in mente un progetto innovativo o siete specializzati in una nicchia di mercato, mettete in conto di visitare almeno un paio di fiere industriali in cui verificare l’effettivo potenzialità innovativo della vostra idea. In ambito energetico ce ne sono diverse ne cito solo alcune non troppo distanti dall’Italia: a Francoforte sull’illuminazione (Light &Building) evento biennale che si svolge mediamente a marzo; ad Abu Dhabi su energie rinnovabili (il World Future Energy Summit) e sul mondo della costruzione (Intermat Middle East) entrambe nella seconda metà di gennaio.