Violenza psicologica e femminicidio

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evento-violenza-sulle-donneUn fenomeno in continua crescita. La denuncia dell’associazione “Palo Libera tutti”: sette femminicidi su dieci sono stati preceduti da abusi psicologici; il 70% delle vittime aveva già denunciato il proprio oppressore.

di Dominella Trunfio

«Non c’è stato nessun processo arrivato in Cassazione che fa riferimento alla violenza psicologica». Parte da questa considerazione del magistrato Domenico Chindemi, consigliere della Suprema Corte di Cassazione e docente dell’Università Bocconi di Milano, la scelta di non abbassare la guardia sul tema della violenza sulle donne – che non è solo quella fisica – e sulle reali possibilità di prevenzione nel nostro ordinamento giuridico di un fenomeno che purtroppo, come si legge dalle cronache, è in continua crescita. Non a caso, con dati alla mano, il 70 percento delle vittime di violenza aveva già denunciato il proprio oppressore e sette femminicidi su dieci sono stati preceduti da abusi psicologici. 

A Villa San Giovanni (RC), in un noto bar cittadino, inizia il tour dell’associazione a respiro nazionale “Palo Libera tutti” voluta e ideata da Assunta de Luca Bosso (conosciuta al mondo della radiofonia nazionale come Jackie) e indirizzata alle donne vittime di violenza psichica endofamiliare. Nata ad Arma di Taggia in Liguria, l’associazione vuole creare dei ponti che partano dai luoghi in cui le donne subiscono e, portino alla presa di coscienza e alla tutela dell’integrità psico-fisica della stessa. Il tutto attraverso una formula innovativa, quella di parlare di temi caldi con l’arte e la creatività ma anche, la musica, la poesie, le feste, il cinema, il teatro e il canto.

«La violenza» spiega De Luca Bosso «affrontata con canali diversi e non solo quelli istituzionali può aiutare ad essere percepita nella sua gravità. È fondamentale che ogni donna sappia che la violenza non è mai una situazione di normalità, che possono esserci dei disturbi di personalità e dei nuclei familiari malati». Secondo la presidente dell’associazione, «è giusto rendersi conto che il maltrattamento psicologico ha un proprio indirizzo, ha un nome e può essere riconosciuto. Ci si può liberare da uno stato di sottomissione mentale che a volte è più grave dello schiaffo perché ha delle ripercussioni che possono durare anche degli anni».
Prima che il tutto diventi omicidio è necessario, dunque, che si crei una rete di sostegno formata da Centri antiviolenza e di ascolto, avvocati, magistrati, medici psichiatri, psicologi, educatori, forze dell’ordine. In tale direzione sta già lavorando la Commissione Pari Opportunità del Comune di Villa San Giovanni, presieduta da Maria Grazia Richichi. «Come amministrazione abbiamo dato voce alle associazioni locali e nazionali, al singolo cittadino, alle scuole, promosso messaggi importanti e realizzato delle campagne di sensibilizzazione. Sul territorio abbiamo rivalorizzato luoghi ricreativi affinché diventino sicuri e accoglienti e promosso tre corsi gratuiti di autodifesa personale».
Un momento importante, quello del convegno e dell’inizio del tour associativo, che si pone obiettivi di lungo termine. «Ognuno di noi» dice la giornalista Valeria Bellantoni in doppia veste di moderatrice e vice presidente della Commissione Pari Opportunità di Villa San Giovanni «può dare un contributo notevole per fornire all’ordinamento giuridico italiano e a quello calabrese una serie di strumenti finalizzati alla prevenzione del fenomeno della violenza».

La violenza psichica in famiglia costituisce una tematica ancora poco esplorata e sottovalutata, come spiega il magistrato Domenico Chindemi e autore del libro “Manuale Violenze psichiche. Aspetti giuridici e sociali. Capire e prevenire il femminicidio”.

«Non c’è stato nessun processo arrivato in Cassazione che fa riferimento alla violenza psicologica. A volte anche la persona stessa, dopo anni e anni, non si rende conto di essere vittima». 

Secondo Chindemi, il disagio non può essere stigmatizzato come una “questione di brutto carattere”. «Capita addirittura» incalza il magistrato «che sia la donna stessa a cambiare il proprio comportamento, assumendosi delle colpe non sue. Deve, invece, allontanarsi dall’essere vittima e prendere coscienza della situazione». Anche su questo fronte, però, la difficoltà è data dalla mancanza di supporto da parte di familiari e amici che tendono spesso a minimizzare il problema facendo sentire in colpa la vittima stessa. «I normali dissidi sono ben lontani da una situazione di violenza psicologica che è creata dall’asimmetria del rapporto di coppia, dove il fine dell’aggressore è quello di sottomettere». L’amore, dunque, non centra nulla. «Nel manuale ho individuato, attraverso testimonianze delle vittime, coperte da anonimato, i comportamenti seriali attraverso cui riconoscere le violenze psichiche nei diversi ambiti economico, sociale e sessuale. Sono più di quattrocento che presi singolarmente non dicono nulla ma, se se ne iniziano a riscontrare sette/otto nella stessa persona bisogna iniziare ad avere qualche sentore d’allarme».

Anche in Calabria si lavora per contrastare la violenza di genere; lo si fa, oltre alle tantissime iniziative promosse da istituzioni e mondo dell’associazionismo, anche con una progetto di legge a firma dei consiglieri Tilde Minasi e Gabriella Albano. Ventuno articoli che muovono nella direzione di prevenire e contrastare il fenomeno che ha avuto come ultima vittima calabrese Mary Cirillo, la donna di 31 anni uccisa dal marito alla fine di una violenta lite.

«É una battaglia che va combattuta insieme non solo dalla politica, bisogna creare una rete che sia in grado di sostenere, aiutare e non annullare il sentimento di coraggio che accompagna la persona che ha deciso di denunciare. È proprio su questi presupposti che si è sviluppata la proposta di legge che incardina tre punti: la prevenzione sin dalla prima infanzia, la sensibilizzazione sul tema e sui diritti, la lotta agli stereotipi di genere e la formazione per riconoscere il fenomeno. A questo si aggiunge ovviamente il sostegno per vittime e familiari con progetti personalizzati», chiosa Tilde Minasi.
Tra le principali novità del progetto di legge, la Rete regionale antiviolenza, l’assistenza legale gratuita alle persone vittime di violenza, le famiglie di prima accoglienza inserite in un Albo ah hoc, il Centro di raccolta e analisi degli indicatori di violenza di genere e quello di coordinamento presso le aziende sanitarie, il Codice rosa, l’Albo degli imprenditori solidali e il Fondo regionale per il contrasto alla violenza di genere. «Solo lavorando assieme» conclude la presidente di Palo Libera tutti «possiamo creare un’inversione di tendenza che non faccia più sentire la donna vittima».