Aree protette, modello etico e produttivo

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aree-protetteVivere nel verde fa bene alla salute e alle attività lavorative. È quanto emerge dal Rapporto 2014 sull’Economia reale nei Parchi nazionali e nelle Aree naturali protette, messo a punto dal Ministero dell’Ambiente e da Unioncamere.

di Daniela Delli Noci

L’”effetto parco” ha influssi benefici sulle imprese locali, che sono spesso guidate da donne e da giovani e che, rispetto alle aziende che operano al di fuori delle riserve naturali, mostrano una maggiore capacità di creare benessere e ricchezza. La tendenza positiva è dovuta ad un insieme di fattori: crescita economica, sostenibilità ambientale, produzioni di qualità, rispetto dei territori. 

Le aree protette sono 871 e si estendono su una superficie di 32mila kmq (oltre il 10% del territorio nazionale), cui si aggiungono i 28mila kmq di aree marine tutelate e gli oltre 2mila siti di importanza comunitaria. I parchi regionali sono 152 e ospitano quasi 700 mila imprese; 23 sono i Parchi nazionali. Le imprese che esercitano nei bacini di gravitazione delle aree protette, secondo la rilevazione, sembrano anteporre il benessere della comunità al profitto. Un modello virtuoso da esportare.

I parchi nazionali

Tutta la penisola, ad eccezione del Friuli Venezia Giulia e della Sicilia, ha un’importante dotazione di Parchi nazionali, che si estende per 15mila kmq e che copre il 5% dell’intero territorio. Sono 506 i comuni interessati e nel Mezzogiorno, vero e proprio ‘polmone verde’, si concentra il 70% delle superfici comprese nei Parchi nazionali; a livello regionale, la più vasta estensione è quella della Calabria, con 2.375 kmq; la regione più verde risulta però essere l’Abruzzo, con riferimento al rapporto tra territorio regionale e superficie coperta dal Parco nazionale. Tra le province con la più vasta area, spicca Salerno, seguita da Teramo, Pescara e L’Aquila. Le tre province abruzzesi, del resto, si trovano nel Parco nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise, giudicato dalla guida turistica Lonely Planet come il terzo più bello d’Europa, dopo quelli del Regno Unito e della Croazia.
Si tratta di un consistente patrimonio naturale e culturale, che il Sud non riesce però a convertire in opportunità economica. Tra il 2011 e il 2013, il valore aggiunto prodotto all’interno dei Parchi nazionali è diminuito “solo” dello 0,6%, mentre nel resto dell’Italia la variazione negativa è stata tre volte superiore (-1,8%). Comparando il valore aggiunto pro capite prodotto nei parchi nazionali con quello di un raggruppamento di comuni con poca presenza naturalistica, ma con caratteristiche economiche e localizzative simili a quelle delle aree naturali protette, emerge un differenziale positivo consistente nel Nord-Ovest, contenuto al Centro, minimo nel Nord-Est e negativo al Sud.

Sono oltre 68 mila le attività produttive presenti nei parchi nazionali, prevalentemente commerciali (26%), agricole (22,5%), relative agli alloggi e alla ristorazione (10,9%). Si tratta di piccole imprese, spesso condotte da giovani (13,1%) e da donne (26,8%); tali percentuali sono superiori, rispettivamente, di circa due e tre punti rispetto alla media nazionale, a conferma di una vivacità imprenditoriale piuttosto consistente. Il turismo è il settore con le maggiori potenzialità: i posti letto presenti in queste aree ammontano a quasi 240 mila unità (il 5% della dotazione nazionale), con punte significative nell’Arcipelago toscano, nelle Cinque Terre, a La Maddalena e nel Gargano. Questi parchi, nel complesso, assorbono oltre la metà dei posti letto dei parchi nazionali. Una particolarità riguarda la loro distribuzione: solo un terzo si trova nelle strutture alberghiere, mentre i restanti due terzi sono sparsi negli esercizi complementari, soprattutto nei campeggi.

“Coniugare la conservazione della natura e la crescita di un’economia che pone l’ambiente come cardine del suo sviluppo rappresenta un passo oggi quanto mai necessario” ha sottolineato il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti. “La Green Economy é un percorso già tracciato, che pone l’ambiente come valore fondante nella produzione del reddito; il rapporto va oltre, mettendo in luce numeri, cifre e storie in cui i parchi nazionali sono protagonisti di esperienze positive. Dalla loro valorizzazione può arrivare una svolta per la crescita del Paese”.
Il dato demografico rivela una crescita bassa, dovuta anche alla scarsa presenza di stranieri; i giovani, però, stanno tornando nei parchi nazionali, come suggerisce la percentuale relativa alla presenza di ragazzi con meno di 30 anni (31,2%), maggiore rispetto alla media nazionale (29,4%), con punte del 38% in alcune aree del Sud.

Le aree protette e la Rete ecologica europea

dardanello“Le aree protette costituiscono un grande laboratorio di nuove pratiche innovative e ecocompatibili” ha detto il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello. “Un polmone verde che, negli ultimi anni, è al centro di un interessante risveglio socio-economico. Nella sostenibilità e nell’economia a dimensione delle comunità locali c’è la vera essenza del modello produttivo italiano. Per questo l’attenzione alle aree naturali protette è per noi congeniale al tema dello sviluppo e del rilancio dell’economia.”

L’indagine ha preso in esame anche le 27 aree marine protette, cui si devono aggiungere due parchi sommersi; le imprese che vi operano sono 52 mila, su un totale di 180 mila imprese dell’economia del mare a livello nazionale. Si tratta, in prevalenza, di attività del settore ricettivo e della ristorazione (47,7%), nonché di quello sportivo e ricreativo (19,9%). La graduatoria delle aree marine protette, effettuata con riguardo all’incidenza delle imprese dell’economia del mare sul totale delle imprese, vede al primo posto le isole Tremiti, seguite dalle Pelagie e dalle Egadi. In buona posizione anche Ventotene, Santo Stefano, Ustica e le Cinque Terre. Seguono tutte le altre, le ultime delle quali sono Capo Rizzuto e Capo Gallo-Isola delle Femmine.

Importante rilevazione è anche quella che riguarda i siti di Natura 2000, la rete ecologica europea costituita da aree destinate alla conservazione della biodiversità. Denominate Zone di protezione speciale (ZPS) e Siti di importanza comunitaria (SIC), queste aree hanno l’obiettivo di garantire il mantenimento ed il ripristino di habitat e di specie particolarmente minacciati. I siti di Rete Natura 2000 sono dislocati in 3.765 comuni e coprono una superficie di 58mila kmq. Ancora una volta è il Mezzogiorno ad ospitare la maggior parte delle aree e la Sicilia è la regione con la maggiore presenza di siti di tal genere. Nonostante il Nord abbia la minore incidenza regionale di siti, tre province si collocano ai primi posti: in capo Belluno, seguita da Trieste e da Sondrio; tra le grandi città emerge Roma, con poco meno di un quarto dell’area soggetto a tutela. In ogni caso, tutte le regioni italiane vedono almeno il 10% del loro territorio coperto dai siti di Rete Natura 2000 ed in sette regioni essi si estendono per oltre un quinto della superficie totale.
Ulteriori dati sono disponibili nell’Atlante socio-economico delle aree protette italiane.