Bioeconomia: nuove opportunità per i giovani toscani

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campo-di-colzaLa bioeconomia intesa come produzione di bioenergia ma anche di bioplastiche (un settore ancora poco diffuso) può essere una strada di successo per il futuro? Se ne è parlato a Expo Rurale 2014

di Lisa Baracchi

Nel mese di settembre l’azienda Il Trebbiolo di Molin del Piano (Firenze) ha raggiunto il suo record di produzione di olio di girasole e colza (tremila tonnellate) prendendo quota in un settore particolare della bioeconomia toscana, quello degli oli vegetali puri dai quali si può produrre energia termica, elettrica o entrambe (cogenerazione) e si possono alimentare motori di macchine agricole ad uso aziendale ma anche  attraverso un processo industriale, ottenere biodiesel. A pochi chilometri da Grosseto invece il caseificio Inno al Sole ha dato il via da qualche tempo a un impianto di energia rinnovabile da biogas, creando una vera e propria filiera a ciclo completo: dalla produzione dei foraggi per l’alimentazione degli animali, dall’allevamento di bufale e la produzione e trasformazione del latte fino all’utilizzo degli scarti dell’azienda (letame, siero, scarti vegetali) per produrre energia rinnovabile (elettrica e termica) per la stessa azienda e per il territorio.

La bioeconomia intesa come produzione di bioenergia ma anche di bioplastiche (un settore ancora poco diffuso) può essere una strada di successo per il futuro? Se ne è parlato durante un seminario organizzato al Centro Congressi di Firenze  nell’ambito di Expo Rurale 2014 che ha visto fra i partecipanti ospiti internazionali, come il presidente della Regione francese di Auvergne ed ex Ministro francese per l’Agricoltura, Rogier Van Der Sande e rappresentanti della direzione generale per l’agricoltura e lo sviluppo rurale della Commissione Europea, e esponenti del mondo delle imprese impegnate sulla bioeconomia.

gianni-salvadoriFermo sostenitore del potenziale della bioeconomia, in termini anche di opportunità occupazionali per i giovani, è l’assessore regionale Gianni Salvadori: “La bioeconomia può dare risposta a molte delle sfide dei prossimi anni – dice – dal risanamento ambientale, all’utilizzo di risorse rinnovabili. Per quanto riguarda la Toscana vorremmo attivare sinergie e azioni per collegare le risorse dello sviluppo rurale, alla ricerca e allo sviluppo economico, per sostenere i settori della bioeconomia che intendono presentare un potenziale maggiore per l’occupazione giovanile, sostenendo politiche di formazione e favorendo l’ingresso dei giovani in questi settori. Questo anche tenuto conto che le tematiche dell’innovazione, dello sviluppo sostenibile, e dell’occupazione sono alla base delle strategie della nuova programmazione sia dello sviluppo rurale che di Horizon 2020” A questo proposito Salvadori ricorda che la “Rete delle regioni Europee per l’innovazione nel settore agricolo, forestale ed agroalimentare” (acronimo ERIAFF) ha avuto origine nell’ambito di Expo Rurale 2012. La Toscana è la coordinatrice della rete, che oggi conta l’adesione di circa 50 regioni europee.

 

Anche per gli imprenditori la bioeconomia può raggiungere buoni risultati e tracciare una strada per il futuro. Ma con qualche puntualizzazione: “L’Italia era un Paese agricolo fino a pochi anni fa, dovremmo tornare a prenderci cura del nostro territorio” dice Roberto Bartolini titolare del Trebbiolo. “Credo che la bioeconomia possa essere una strada percorribile a patto di cambiare la nostra mentalità e di accettare l’innovazione, penso ad esempio alla scommessa del tipo di girasoli messi a punto dall’Università di Siena più adatti alle zone collinari. Servirebbe andare oltre il seminario e continuare a parlare dell’argomento”.

Anche per Guido Pallini della Confagricoltura Grosseto la bioenergia è un settore importante per l’economia agricola: “Permette di diversificare il reddito, nel caso del biogas si può dare un nuovo impulso al settore della zootecnia in crisi. Con l’impianto che produce il gas naturale si azzerano anche i costi di smaltimento degli scarti che vengono trasformati. È un’innovazione che produce lavoro e indotto per il territorio, ma la politica che in un primo momento ha sostenuto questi progetti, poi l’orientamento politico è cambiato. Servirebbero più certezze”.