Calabria: maternità e lavoro

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daniela-de-blasioLa maternità rimane uno dei fattori più discriminanti nei confronti delle donne che lavorano. Un’amara constatazione che nel tempo, nonostante l’aumento delle quote rosa in posti di prestigio, non è stata smentita

Se ne è discusso a Villa San Giovanni (RC) durante la tavola rotonda moderata dalla giornalista Valeria Bellantoni, che ha visto protagoniste le donne che nella regione Calabria siedono spesso assieme per discutere di pari opportunità. A partire dalla padrona di casa: Maria Grazia Richichi, presidente della CPO di Villa San Giovanni, il cui Comune ha approvato il piano triennale contro le discriminazioni sul posto di lavoro. 

Il titolo dell’incontro, “Il diritto antidiscriminatorio e pari opportunità nel lavoro pubblico e nel privato”, ha ripreso, invece, il libro curato da Maria Stella Ciarletta, consigliera di Parità della Regione Calabria. Un volume edito da Rubbettino che parte dall’analisi dei casi che l’Ufficio Parità ha affrontato negli ultimi otto anni, per approfondire i temi della tutela contro le discriminazioni sul lavoro. Ed è stata proprio la consigliera a constatare quanto il modello italiano sia indietro rispetto al resto d’Europa. «Le discriminazioni purtroppo esistono ancora nonostante la crescita effettiva di presenza di donne in ruoli di potere. La maternità in primis, che andrebbe vista come un dono, spesso diventa un disagio, un ostacolo che costringe all’abbandono del posto di lavoro», ha spiegato Ciarletta. Obiettivo della pubblicazione quello di capire dove e perché il mercato del lavoro sia ancora ostile alle donne e immaginare un percorso di superamento degli ostacoli per il conseguimento di una reale parità.

«In questo periodo di crisi» ha detto Daniela De Blasio, consigliera di Parità della Provincia di Reggio Calabria, «per le donne è ancora più difficile trovare lavoro. Il rischio è che una volta ottenuto, per paura di perderlo, la stessa lavoratrice si debba trovare a giustificare comportamenti scorretti per conservare la propria fonte di reddito. La cosa da fare è dotare le donne di strumenti idonei per rendersi indipendenti».
Parole riprese anche da Giovanna Cusumano, presidente della Commissione regionale delle Pari Opportunità, che nel suo intervento ha illustrato le iniziative che in Regione stanno portando avanti sul tema. «Una prima proposta» ha detto Cusumano «è quella di istituire un assegno a tempo per le donne che decidono di separarsi e vivono in condizioni di disagio e povertà; una seconda proposta è quella rivolta alle donne che hanno figli di età inferiore ai tre anni: per loro proponiamo un lavoro part-time con una retribuzione pari al full time». (D.T.)