CGIL: Jobs Act insufficiente

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manifesto-fiom-cgilIn piazza il 25 ottobre grande partecipazione: la Cgil di Susanna Camusso è pronta alla mobilitazione. Una ricerca Tecnè dimostra che per il 77% degli iscritti il sindacato è ancora utile

di Daria Contrada

Estendere i diritti a tutte le lavoratrici ed i lavoratori affinché non ci siano più dipendenti di serie A e di serie B. È questa la posizione che Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, ha espresso nel corso della conferenza stampa di presentazione della manifestazione nazionale ‘Lavoro, dignità, uguaglianza per cambiare l’Italia’ che si svolgerà sabato 25 ottobre a Roma.

Il sindacato di corso d’Italia si aspetta una “grande partecipazione di lavoratori, ma anche di giovani. Sarà una grande manifestazione all’insegna del cambiamento del nostro Paese, a partire dalla libertà e dall’uguaglianza del lavoro”. Con l’appuntamento del 25 ottobre “inizia una stagione, per noi, di conquista di un cambiamento della politica economica del Paese”. Quanto ai dettagli organizzativi dell’evento, Camusso ha preferito mantenere “un po’ di suspense sui numeri, ma c’è un clima importante che sta crescendo”.

La manifestazione si svolgerà nei giorni in cui il Parlamento discuterà la Legge di Stabilità, la cui impostazione “non crea né crescita né posti di lavoro. Il mix di riduzione del peso fiscale per alcuni e taglio della spesa mantiene il Paese in uno stato recessivo”. Per Camusso “credere che riparta la crescita solo agendo sulle tasse è un errore. È un esperimento già fatto che non mette in moto investimenti e occupazione”. Quanto al Jobs Act, il segretario della Cgil seguirà gli sviluppi della discussione del provvedimento alla Camera, assicurando che il proprio impegno per contrastarlo non terminerà con l’eventuale fiducia che il governo potrebbe chiedere anche a Montecitorio: “oggi è ancora presto per fare una valutazione definitiva, che sarà fatta quando avremo i testi concreti”.

Nel corso della conferenza stampa è stata presentata una ricerca realizzata da Tecnè, per conto 
dell’associazione Bruno Trentin e della Cgil, sulla fiducia degli italiani nel sindacato. Il campione, che raccoglie pensionati, disoccupati, lavoratori dipendenti e in mobilità, è di 1.800 tesserati alla Cgil e altrettanti non iscritti ad alcun sindacato. Analizzando l’intensità delle relazioni sociali si evidenzia che il 58% dei non iscritti si sente isolato dagli altri, costretto ad affrontare da solo i propri problemi; mentre tra gli iscritti alla Cgil solo il 22% si sente in questa condizione. A sentirsi maggiormente soli, tra i non iscritti: lavoratori in mobilità (70%), disoccupati (67%), pensionati (60%), a tempo determinato (58%). 

Secondo Camusso, “il rischio di perdere il posto di lavoro influenza questa condizione, perché alla solitudine subentra la vergogna”.

Pensa di rivolgersi al sindacato per rivendicare un diritto il 36% dei non iscritti, il 43% di essi si rivolgerebbe ad una Istituzione, solo l’1% a un partito; tra gli iscritti alla Cgil le percentuali sono rispettivamente 52%, 36% e 2%.

In tema di molestie e discriminazioni sul lavoro, il 34% dei lavoratori non iscritti ritiene che il fenomeno sia frequente, e di questi il 15% è stato oggetto di molestie e il 14% è stato discriminato dal punto di vista economico o della carriera; il dato coinvolge il 32% degli iscritti alla Cgil, di cui il 5% è stato oggetto di molestie e il 5% è stato discriminato dal punto di vista economico o della carriera. Secondo Camusso “essere parte attiva del gruppo, attraverso l’iscrizione al sindacato, rende più difficile che avvengano tali fenomeni”.

Negli aspetti sui quali il sindacato dovrebbe impegnarsi di più, tra gli iscritti prevale rafforzare il potere contrattuale dei lavoratori (18%) seguito da contrastare le forme di lavoro atipico (16%); i non iscritti chiedono invece di contrastare l’aumento dell’età pensionabile (18%) e il precariato (17%). 

Infine, alla domanda se i sindacati siano utili risponde sì il 77% dei tesserati Cgil e il 55% dei non iscritti.

Dallo studio è emerso che il sindacato ha ancora appeal tra i lavoratori, a dimostrazione che “non c’è una fuga dalla rappresentanza”. Una stoccata, quella di Camusso, che si rivolge direttamente al premier Matteo Renzi, che accusa il sindacato di essere lontano dalle esigenze del mondo del lavoro e quindi sostanzialmente inutile.