Competenze, abilità e condizioni di lavoro in tempo di crisi

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professioniDa Istat e Isfol la grande indagine sulle professioni per approfondire la conoscenza del mercato del lavoro e capire quali caratteristiche e requisiti vengono richiesti

Meno artigiani ed operai specializzati, più lavoratori impegnati in attività elementari sia di produzione che di servizio. Uno dei dati rilevati dall’indagine che ha analizzato il nostro mercato del lavoro negli ultimi anni. Così è emerso che dal 2008 al 2012 il numero di occupati è calato di oltre 500mila unità e che la maggior parte dei lavoratori non ha notato alcun cambiamento nella modalità di svolgimento del lavoro. Oltre 14 milioni di occupati esprimono la necessità di aggiornare invece le proprie competenze e conoscenze e di apprenderne delle nuove. Purtroppo, solo poco più della metà (52,7%) delle professioni esistenti effettuano una volta l’anno attività di sviluppo delle professionalità acquisite.

I fattori “di protezione” dalla crisi e dalla conseguente perdita di posti di lavoro sono invece rappresentati proprio dai valori dell’elasticità e della creatività, che permettono a un lavoratore di riqualificarsi. A queste si aggiunge la resilienza, ovvero la capacità di resistere alle avversità, di essere duttile. Le professioni con queste caratteristiche sono sempre di più ma ancora troppo poche: vi sono impegnate 1,571 milioni di persone, pari al 6,8% degli occupati italiani. Ma quali sono queste professioni? Sono quelle dei ricercatori nell’ambito delle scienze mediche, dei docenti universitari in scienze biologiche, dei capi e vice capi della polizia di Stato, dei questori e degli alti responsabili della sicurezza pubblica, per i quali è molto forte la componente della resilienza.

Ci sono poi alcune professioni che offrono buone possibilità di realizzare le proprie aspirazioni, come quelle dell’artigianato, ad esempio gli artigiani coinvolti nella lavorazione del legno, delle pelli e del cuoio. Chi le svolge riceve anche un buon riconoscimento dei propri meriti (58,2 in una scala da 0 a 100), certamente più di quanto accada a chi svolge una professione di elevata specializzazione (55.2). Queste ultime, infatti, rispetto al riconoscimento dei propri meriti, sono penultime in graduatoria, seguite solo dalle professioni operaie non qualificate.

E poi ci sono le professioni che non soddisfano affatto. I meno soddisfatti per la propria condizione professionale sono i telefonisti e gli addetti ai call center (24,5), il personale domestico (30) e i venditori a distanza (30). Seguono, a poca distanza, le professioni tecniche nei musei (32,6), negli uffici giudiziari (34,6) e nell’ambito dei servizi statistici (37), alcune professioni non qualificate come i bidelli (36,6) e gli addetti al lavaggio dei veicoli (37,2), oltre agli addetti ai distributori di carburanti (37,6).
Dall’indagine effettuata dai due istituti, emerge che tra gli occupati che percepiscono maggiormente l’insicurezza del proprio lavoro vi è una netta predominanza degli addetti ai call center (11,3 in una scala da 0 a 100 dove 0 indica molto insicuro e 100 molto sicuro) e le professioni dello spettacolo (20,7).
All’estremo opposto, l’insicurezza minima si registra nelle professioni universitarie (82,9 per cento), nella magistratura (89,1), gli ambasciatori (78,5) e le professioni della pubblica sicurezza (88,8).

Andamento, caratteristiche e requisiti richiesti

L’indagine sulle professioni, promossa e finanziata dall’Isfol, e condotta congiuntamente da Istat e Isfol, consente di analizzare le caratteristiche e i requisiti richiesti per esercitare una professione, permettendo di stimare indirettamente anche la qualità del capitale umano occupato. Lo studio dei modi in cui le professioni sono svolte e delle caratteristiche richieste (ovvero ciò che più definirsi il contenuto delle professioni) è fondamentale per la comprensione delle dinamiche del mercato del lavoro.
L’indagine ha privilegiato il punto di vista dei lavoratori che esercitano quotidianamente le professioni oggetto di studio e ne possiedono pertanto una conoscenza diretta e concreta. Le loro risposte sono state utilizzate per delineare un profilo medio di ciascuna unità professionale in relazione ai numerosi punti di vista dai quali è possibile analizzarla.

Artigiani e operai specializzati

sartaAlcune professioni hanno visto diminuire la propria domanda di lavoro a beneficio di altre che, anche a fronte del periodo di crisi, hanno invece conosciuto un aumento di occupazione. Come premesso, tra il 2008 e il 2012 il raggruppamento professionale più colpito è stato quello degli artigiani e operai specializzati, che dall’inizio della crisi hanno perso oltre mezzo milione di occupati. Anche il grande gruppo che comprende dirigenti e imprenditori ha subito, nei quattro anni considerati, un deciso calo dell’occupazione, con 449 mila unità in meno (pari a -42,6%), di cui quasi 100 mila solo nell’ultimo anno. Nel 2012 la contrazione di questo grande gruppo professionale ha interessato quasi esclusivamente gli imprenditori e direttori di grandi (-54 mila unità) e piccole imprese (-40 mila unità).

Al calo dell’occupazione nelle professioni operaie e in quelle imprenditoriali si contrappone la forte crescita nelle professioni non qualificate e in quelle impegnate nelle attività commerciali e dei servizi. In entrambi i raggruppamenti il numero di occupati aumenta in modo significativo nel periodo considerato: le professioni impegnate in attività elementari sono cresciute di 358 mila unità e quelle dedite alle attività commerciali e di servizi di 372 mila. Peraltro, nel solo 2012 si osserva anche una leggera ripresa (+2,1%, pari a 62 mila unità) dell’occupazione nelle professioni ad elevata specializzazione, che nel triennio 2008-2011 erano invece state interessate da una perdita di quasi 100 mila unità. Si potrebbe trattare di un segnale positivo, considerando che all’interno di questo grande gruppo si collocano le figure tradizionalmente ritenute protagoniste nei settori contraddistinti da importanti innovazioni di prodotto e di processo.

Per le professioni tecniche si registra un rallentamento della contrazione dell’occupazione (-0,3% fra il 2011 e il 2012), dopo la forte caduta del triennio 2008-2011, quando la perdita è stata pari a oltre 322 mila unità (-7,3%).
L’occupazione femminile ha registrato un calo evidente (-12,5%) soprattutto tra le professioni tecniche (con la perdita di 231 mila occupate, circa il doppio rispetto agli uomini); al contrario, la presenza femminile cresce più di quella maschile soprattutto tra le professioni dei servizi (+14,1%) e in quelle a bassa qualificazione (+24,9%). In tali settori l’occupazione femminile aumenta, rispettivamente, quasi quattro volte e circa il doppio rispetto a quella maschile.

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Forte esigenza di modernizzazione e aggiornamento

Nonostante il modesto impatto del cambiamento, nell’ultimo triennio è in atto una forte esigenza di aggiornamento. Per oltre il 76% delle professioni si rileva, infatti, la necessità di aggiornare le conoscenze e competenze acquisite o di apprenderne delle nuove.
Gli occupati corrispondenti a queste professioni, sensibili al rischio di obsolescenza delle competenze e attenti all’esigenza di manutenzione e di sviluppo delle proprie conoscenze, sono 14 milioni 442 mila, pari al 63,8% del totale degli occupati.

Sono le professioni di elevata specializzazione, quelle tecniche e quelle dell’alta dirigenza ad esprimere una più decisa esigenza di aggiornamento (con percentuali superiori al 90% degli intervistati), mentre questo bisogno è notevolmente più contenuto (14,8%) tra le professioni non qualificate.
Nello specifico, tra le professioni ad elevata specializzazione, risultano particolarmente sensibili al tema tutte quelle legate alle attività di ricerca in ambito accademico e alle attività di insegnamento di ogni ordine e grado.
L’esigenza dell’aggiornamento risulta piuttosto importante anche per le professioni legate alla tutela dell’ambiente, alla salute e ai servizi sociali come: gli specialisti nelle scienze della vita, i medici, ma anche gli architetti, i pianificatori, i paesaggisti e gli specialisti del recupero e della conservazione del territorio.
Tra le professioni tecniche, che implicano conoscenze operative specifiche per l’utilizzo di strumenti o l’applicazione di procedure, spiccano le professioni della salute, della sicurezza e della protezione ambientale, i tecnici del settore dei trasporti aerei, navali e ferroviari.
Tra le figure professionali dell’alta dirigenza figurano quelle dei direttori e dei dirigenti della Pubblica Amministrazione e in particolare nei servizi di sanità, istruzione e ricerca, indice di una manifesta e sentita esigenza di modernizzazione della macchina pubblica.
Infine, l’aggiornamento si dimostra un requisito importante per il comparto degli esercenti e degli addetti di agenzie per il disbrigo di pratiche, inclusi all’interno delle professioni nel commercio e nei servizi, a testimonianza della continua necessità di adeguamento delle competenze per stare al passo e gestire in modo adeguato la crescente complessità dell’organizzazione burocratica.

A fronte della forte esigenza espressa, le occasioni effettive di aggiornamento professionale nella pratica lavorativa risultano inadeguate, evidenziando un gap tra la domanda potenziale e la sua soddisfazione. Infatti, la manutenzione e lo sviluppo delle professionalità acquisite sono attività svolte almeno una volta l’anno solo per poco più della metà delle professioni (il 52,7%), mentre la formazione viene proposta nell’8% dei casi solo occasionalmente e, per oltre una professione su tre, mai.

In generale, la frequenza dell’aggiornamento è inversamente proporzionale al livello di qualificazione e di specializzazione delle professioni, ma anche per i raggruppamenti professionali più qualificati, a fronte di una forte richiesta di aggiornamento, la quota di professioni che non svolgono alcuna attività di formazione è sempre superiore al 20%.
Fra le professioni per le quali l’esigenza di aggiornamento espressa trova una modesta realizzazione, spiccano quelle dedite al lavoro d’ufficio e quelle artigiane e operaie specializzate.
Lo scarto minimo tra bisogno di aggiornamento ed effettiva erogazione si riscontra invece tra le professioni ad elevata specializzazione e quelle degli imprenditori e alta dirigenza, che vedono in buona misura soddisfatta l’elevata richiesta di formazione (rispettivamente per l’80,1% e per il 71,1%)

Professioni italiane poco creative

Tra i fattori che sono ritenuti strategici per l’incremento dell’efficienza e della competitività del sistema produttivo sono annoverati da un lato “l’elasticità” (intesa come reattività, cioè capacità di recepire il nuovo, come sensibilità e permeabilità nei confronti del cambiamento e propensione all’apprendimento e all’aggiornamento professionale), e dall’altro, la “creatività” (intesa invece come capacità di generare il nuovo, la propensione all’ideazione, alla progettualità e all’innovazione). A ciò va aggiunta la necessità per le imprese e per i lavoratori di essere “resilienti” ovvero di saper far fronte in maniera positiva e propositiva agli eventi traumatici e agli stress che derivano dalla crisi, di riorganizzarsi positivamente e di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità offerte e alle richieste avanzate dal mercato.
Per ciascuna professione può essere valutato in che misura i suddetti fattori rappresentano componenti caratterizzanti e qualificanti. In tal modo è possibile ricavare una mappa comparativa che individua i settori produttivi con maggiore potenziale professionale, ovvero strategici per l’incremento di efficienza e di competitività del sistema produttivo italiano.

In generale, fra le tre caratteristiche “elasticità”, “creatività” e “resilienza”, quella che sembra essere meno presente nelle professioni del mercato del lavoro italiano è la creatività: valutata in una scala da 0 a 100, la creatività è pari a 57,4 per le professioni intellettuali, 38,9 per le professioni delle vendite e dei servizi e 36,1 per le professioni manuali. La resilienza, invece, risulta abbastanza diffusa soprattutto tra le professioni intellettuali (76,3).

Professioni dinamiche più riconosciute a livello sociale ma meno nel contesto lavorativo

Le professioni “elastiche, creative e resilienti” restituiscono a coloro che le esercitano forti motivi di gratificazione personale, in termini di possibilità di sperimentare le proprie idee in autonomia, potendo essere impegnati in attività sempre diverse. A questa autonomia fa da contraltare l’assenza di eventuali supporti da parte di supervisori.
Per quanto riguarda il riconoscimento da parte di altri, tali professioni presentano una condizione differenziata tra contesto lavorativo e contesto sociale esterno: mentre nell’ambito del primo è frequente un non pieno riconoscimento per il lavoro svolto, il prestigio e la reputazione sociale associati ad esse risulta superiore alla media (+4.2 punti).

Complessivamente la qualità del contesto lavorativo delle professioni elastiche, creative e resilienti si differenzia poco dalla media in termini di garanzie occupazionali; analogamente alle altre professioni, infatti, a tali categorie corrisponde una modesta sicurezza e stabilità dell’impiego. Inoltre, se le possibilità di progressione di carriera e le prospettive di avanzamento professionale risultano limitate, ma comunque superiori alla media, il bilancio diventa addirittura negativo se ci si riferisce alle condizioni sul mercato del lavoro in termini di remunerazione (-2 punti).

Le professioni intellettuali, ovvero l’insieme delle professioni imprenditoriali e dirigenziali, quelle ad elevata specializzazione e quelle tecniche, offrono per la loro natura maggiori possibilità di gratificazione professionale, soprattutto per la possibilità di realizzare le aspirazioni professionali. Nell’ordine si posizionano gli alti dirigenti della pubblica amministrazione e i direttori delle imprese private (79,4), seguiti dalle professioni di elevata specializzazione (77,3) e da quelle tecniche (74,2). Considerate nel loro complesso, le professioni intellettuali mostrano una soddisfazione per la possibilità di realizzare le aspirazioni professionali pari a 77.

Buone possibilità di gratificazione sono offerte anche dalle professioni artigiane e operaie specializzate, anche se meno rispetto a quelle intellettuali (-4 punti rispetto alle professioni intellettuali).
Gli artigiani e gli operai specializzati possono contare su un buon riconoscimento dei propri meriti (58,2), certamente più di quanto accada a chi svolge una professione di elevata specializzazione (55,2). Queste ultime, infatti, rispetto al riconoscimento dei propri meriti sono penultime in graduatoria seguite solo dalle professioni operaie non qualificate.

Nel dettaglio delle singole professioni, tra coloro che si sentono meno realizzati professionalmente e ritengono di non ricevere il giusto riconoscimento vi sono i telefonisti e gli addetti ai call center (35), gli usceri (47,3) e gli addetti alle buste paga (47,5). In questo gruppo si trovano anche diverse professioni tipicamente ritenute usuranti o disagiate: i conduttori di forni e di impianti per il trattamento termico dei minerali (45,8), e gli addetti ai distributori di carburante (49,4). Vi sono anche alcune professioni che operano nel commercio e nella ristorazione, come i venditori ambulanti (44,3). Da segnalare, inoltre, la presenza dei professori delle scuole secondarie superiori (48,7). (D.M.)